Bari al bivio: la piazza protesta, serve chiarezza sul futuro del club

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Questa mattina Bari si è ritrovata nuovamente al centro di un fermento che non è più soltanto sportivo ma identitario. In piazza della Prefettura si è svolta la manifestazione promossa dai gruppi della Curva Nord contro la multiproprietà dei De Laurentiis. Non una folla imponente, niente piazza gremita: solo lo zoccolo duro del tifo, quello che ancora sceglie di esserci quando il resto della città si allontana, o forse si rassegna. È l’immagine della disaffezione che avanza, lenta ma inesorabile.

Abbiamo visto padri con i figli sulle spalle saltare e intonare cori di contestazione. Una scena che provoca interrogativi: che calcio erediteranno questi bambini? Cresceranno dentro un clima di incertezza e amarezza sportiva, rischiando di voltarsi verso lidi più comodi, verso le solite squadre che vincono. Bari non può permettersi di perdere un’altra generazione di tifosi: è già successo troppe volte.

La manifestazione era però doverosa. La multiproprietà è ormai un vincolo insostenibile: serve una scelta definitiva, e serve in tempi brevi. Nel frattempo la squadra annaspa nella lotta per la salvezza, con una rosa modesta e limiti tecnici evidenti, mentre avrebbe invece bisogno di sostegno per difendere almeno la categoria. I gruppi organizzati hanno scelto comunque di dare voce al malessere, ricordando che non si può più vivere in sospensione progettuale.

Sul fronte istituzionale il sindaco ha incontrato una delegazione di tifosi e ha annunciato l’intenzione di richiedere un confronto con Luigi De Laurentiis. Lo scopo è comprendere con chiarezza quali siano i programmi societari, perché finora sono rimasti confinati nelle buone intenzioni e mai tradotti in strategie concrete.

Il primo cittadino ha ricordato come nel 2018 la situazione fosse ben diversa: Bari usciva da fallimenti, promesse di acquisto inesistenti e dalla paura reale di scomparire dal calcio professionistico. Allora l’arrivo dei De Laurentiis rappresentò l’unica soluzione praticabile, riconosciuta da tutti come credibile. Grazie a quel passaggio si ripartì dalla Serie D, si ritornò tra i professionisti e si arrivò a sfiorare la Serie A.

Ma sono passati sette anni e la città nel frattempo si è trasformata, è cresciuta economicamente, culturalmente e come immagine nazionale. Il Bari invece resta bloccato dentro un progetto che non ha più traiettoria né ambizione. Oggi ci si trova a un bivio: serve trasparenza, serve una prospettiva e serve rispetto per una piazza che investe energie, identità e attesa.

Il sindaco ha chiarito che non può imporre a privati di vendere o investire, ma ha assicurato che la concessione del San Nicola sarà rivista alla luce della situazione attuale e che verrà sollecitato con forza il tema della multiproprietà ai vertici federali.

Intanto la protesta non si chiuderà qui: i gruppi hanno annunciato che non entreranno allo stadio per Bari–Pescara, scegliendo di restare fuori per continuare la contestazione. Sarà un vuoto simbolico e rumoroso.

Oggi si è compreso, più di ieri, che non è più tempo di attese indefinite. Bari non è una succursale, non è un progetto parallelo. È una piazza reale, viva, e merita un futuro definito, coerente con la sua storia e con la passione che la caratterizza.

Massimo  Longo

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