Attacco a università e ricerca?

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Taglio di risorse , riforma del preruolo universitario , della governance , dell’Agenzia per la Valutazione della Ricerca Universitaria appaiono come pezzi di modifiche con l’obiettivo di ricondurre Università e ricerca sotto il controllo del Governo. I ruoli di incaricato di ricerca e incarico postdoc approvati con emendamento alla legge di bilancio . Produrranno risparmi sulle spese dei dipartimenti ma al prezzo di precarietà e riduzione delle tutele dei ricercatori. Silenzio totale sui finanziamenti dopo cessazione PNRR dal 2027.

 

Riforma del preruolo e taglio dei finanziamenti sono diventati legge. In ossequio alla UE , che chiedeva di mettere i conti in ordine per corrispondere l’ottava rata del PNRR. I dipartimenti per risparmiare si servono delle nuove figure , incarico di ricerca e incarico postdoc. Tagliati 700 milioni di euro tra quest’anno e il 2025. Sono 106 le società scientifiche a prendere posizione contro provvedimenti del governo che minano l’autonomia universitaria, tagliano i finanziamenti e la ricerca diventa oggetto di controllo dall’alto: Federazione Italiana di Scienze della Natura e dell’Ambiente, Federazione Italiana Scienze della Vita, la  Società italiana di fisica ,l’Unione matematica italiana, la  Federazione italiana scienze della vita , la  Società italiana di biofisica, la  Società italiana di economia , la  Società di scienze sociali, quelle di  Storici, Filosofi, Letterati, Classicisti, e per la ricerca scientifica il  Gruppo 2003. Sono 106 società scientifiche che hanno firmato la lettera aperta dal titolo : Per l’autonomia, il finanziamento e la dignità dell’Università e della Ricerca indirizzata  al Governo, al Parlamento,  al mondo accademico e all’opinione pubblica.  Lettera  pubblicata da Scienza in Rete con la lista delle adesioni in  aggiornamento.

Una serie di iniziative sono in programma,  in molti atenei e dipartimenti.

Finanziamenti 

Il problema strutturale prioritario del sistema universitario italiano è la carenza di finanziamento. Lo Stato finanzia , anche con l’apporto del PNRR l’università con lo 0,7% del PIL . Valore inferiore a quello della media comunitaria. Il problema nascerà nel 2027 quando non ci saranno più fondi del PNRR. Esiste un piano  quinquennale di finanziamento , che  riprende e aggiorna nel dettaglio una proposta nota come Piano Amaldi. Prevedeva un aumento dei fondi per il settore della ricerca pubblica di almeno 15 miliardi di euro in 5 anni, per arrivare a spendere lo 0,75% del Pil in ricerca pubblica eguagliando la  Francia. Piano Amaldi inserito nella prima bozza del PNRR e poi sparito. Il governo Draghi si impegnò  a garantire tali fondi attraverso la legge di bilancio quindi come spesa ordinaria , ma le cifre allocate furono inferiori a quelle richieste dal piano.

Le Società Scientifiche

Scrive la Rete delle Società Scientifiche : “ Questo sottofinanziamento cronico, unito a regole troppo restrittive per i contratti di collaborazione alla ricerca, produce effetti devastanti: carriere bloccate, emigrazione verso centri di ricerca e università straniere, riduzione della qualità dell’offerta formativa, impossibilità di competere sul piano internazionale” . I ricercatori assunti con il PNRR saranno espulsi nel prossimo anno dalle università. Finanziati nella legge di bilancio in approvazione i PRIN (Progetti di Rilevante Interesse Nazionale) per 150 milioni di euro, cifra molto inferiore ai 700 milioni di euro richiesti.   Nella lettera inviata a Governo, Parlamento e cittadini per l’autonomia, il finanziamento e la dignità dell’Università e della Ricerca. “L’Università e la Ricerca italiane stanno attraversando un momento cruciale. Dopo anni disotto finanziamento strutturale e di crescente burocratizzazione, e dopo il diluvio effimero dei finanziamenti PNRR, si profila oggi il rischio di un ulteriore arretramento: un sistema sempre più centralizzato, meno libero, meno capace di produrre sapere critico e innovazione.”

Nella lettera si chiede un confronto sui temi dell’autonomia universitaria , di finanziamenti certi che  la valutazione non diventi un controllo del governo, di stabilire regole per concorsi che premino la qualità della ricerca. Sono cinque i punti fermi: Autonomia, Finanziamento, Governance, Ruolo della Crui, Anvur, Concorsi e Valutazioni.

Un Paese che investe molte risorse nella R&S di nuovi processi e nuovi prodotti è un Paese che segnala un avanzamento in termini di dinamicità industriale e , di conseguenza , di migliori condizioni socioeconomiche.

 

 

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