Dal commissario Bartoli alla Trinciabue: “Mi chiamavano il giustizialista buono. Cerco ancora quello che mi emoziona”
La prima cosa che colpisce quando incontri Sebastiano Somma è la sua disponibilità e pazienza. Nessuna fretta, nessuna posa da divo, solo la voglia sincera di raccontarsi, di condividere un percorso artistico che attraversa più di quarant’anni di carriera. Eppure, vederlo oggi sul palcoscenico del Teatro Sistina, nei panni della terribile preside Trinciabue in “Matilda il Musical”, in scena al Teatro Sistina di Roma fino al 4 gennaio 2026, viene quasi da chiedersi se sia davvero lo stesso attore che per un decennio ha incarnato l’avvocato Rocco Tasca, volto rassicurante e popolarissimo di “Un caso di coscienza”. La risposta è sì, ma con una precisazione: Somma non è mai stato un artista disposto a vivere di rendita sulla propria immagine.

“Matilda il Musical”, in scena al Teatro Sistina fino al 4 gennaio 2026 (ph. U.S.)
A 65 anni, quando molti suoi colleghi si accomoderebbero nella comfort zone di ruoli familiari e consolidati, lui decide di affrontare la sfida più complessa: il suo primo musical, un personaggio en travesti, canto dal vivo, coreografie, un trucco che lo trasforma completamente. Una scommessa che solo un vero uomo di teatro poteva accettare, capace di alternare la grande popolarità televisiva (con punte di 12-13 milioni di spettatori) a incursioni nel teatro d’autore, da Miller a Sciascia, diretto da maestri come Albertazzi e Gigi Proietti.
In questa intervista, Somma si racconta senza filtri. Dal peso delle etichette (“il giustizialista buono”) alla gioia di lavorare con i bambini, dalla fatica del costume ai progetti futuri che spaziano da Hemingway a Neruda. Con quella stessa disponibilità e pazienza con cui ci accoglie, ci ricorda una verità spesso trascurata: i grandi attori sono quelli che non smettono mai di mettersi in gioco.
Luca Bartoli in “Sospetti” e poi Rocco Tasca in “Un caso di coscienza” ti hanno reso un volto popolarissimo. Hai mai avuto paura di restare “intrappolato” in quei ruoli? Di essere sempre il commissario o l’avvocato?
“Sospetti” e “Un caso di coscienza” mi hanno regalato grandi soddisfazioni e una popolarità che mi ha permesso di fare tanto teatro in ruoli diversi, nelle commedie, in ruoli brillanti, diretto da Albertazzi e da Gigi Proietti. Grazie a queste storie di successo ho avuto la fortuna di lavorare in produzioni importanti come Sergio Silva e Red Film di Mario Rossini, con registi come Luigi Perelli e Gianni Lepre. Questi titoli sono stati e restano capisaldi della mia attività, insieme a “Madre Teresa di Calcutta”, “Senza Confini” di Giovanni Palatucci, “Lupo Bianco” del 2021 con il grande Remo Girone, recentemente scomparso, e tutte quelle fiction degli anni d’oro, con ascolti fino a 12-13 milioni. Questo mi ha regalato una profonda affezione da parte del pubblico, che ringrazio. Quindi, nessun limite, nessuna paura di restare intrappolato.

Pupi Avati e Sebastiano Somma sul set del nuovo film “Nel tepore del ballo” (ph. autore)
Forse anche per questo hai scelto d’interpretare la preside Trinciabue? Un personaggio diciamo così… ‘coraggioso’?
Nella vita ho sempre dovuto superare degli esami. Come diceva Edoardo, “gli esami non finiscono mai”. “E questo perché facevo i fotoromanzi ed ero belloccio”, “e quest’altro perché facevo le serie del giustizialista buono e quindi ero troppo buono”… che palle, scusami, lo dico sorridendo! Ho sempre diversificato la mia attività professionale, ho sempre cercato ruoli alternativi e ne ho fatti diversi. Non è solo per queste ragioni che ho accettato la preside Trinciabue. Era un sogno lavorare al Sistina con Massimo Romeo Piparo e soprattutto ho avuto l’occasione di lavorare con tanti bambini meravigliosi.
Recitare “en travesti”, con un personaggio così sopra le righe… Qual è stata la parte più difficile da preparare?
Il ruolo en travesti è magnifico, faticoso, complesso. Ci ho lavorato un bel po’, devo dire. La parte più faticosa è sicuramente il peso del costume e il trucco. Forse la zona più difficile è stata dare voce alla preside Trinciabue. Essendo un personaggio femminile, ho dovuto alternare timbri più sottili a momenti più duri, e poi il canto. Ci ho lavorato con Matteo Guma, attore e tenore di grande valore, che mi ha aiutato molto insieme a Emanuele Friello, direttore artistico, e a Federico Zylka, direttore musicale dell’ensemble dal vivo. Un’avventura straordinaria. È la mia prima volta in un musical e la mia prima volta in un ruolo di questo tipo. Avevo già interpretato un personaggio omosessuale in un film bellissimo che si chiama “My Italy”, di Bruno Colella, una piccola partecipazione di 4 minuti che però mi ha regalato grandi soddisfazioni e diversi premi.
Come reagisce il pubblico quando ti vede così diverso dall’immagine a cui è abituato?
Con una sonora risata e spesso con un applauso spontaneo, perché il trucco è davvero efficace. Approfitto per fare i complimenti alla nostra truccatrice Giorgia, all’assistente ai costumi Katia, all’assistente coreografa italiana Fabrizia Scaccia e a tutto il team. Trinciabue è una vera maschera teatrale e quando mi siedo nel mio camerino mi sembra di tornare al grande teatro. Il musical è teatro a tutto tondo. In Italia non c’è una grandissima tradizione, ma quelli che si producono sono di ottimo livello. Devo dire che Piparo è il numero uno, un regista che ama portare in Italia il musical nella sua forma più autentica.

“Il vecchio e il mare”, Sebastiano Somma in scena al Teatro Arcobaleno di Roma con il capolavoro di Hemingway (ph. autore)
Dopo “Matilda”, se potessi scegliere, cosa ti piacerebbe fare?
Mi piacerebbe tornare al teatro tradizionale. Ho fatto per anni Miller con “Uno sguardo dal ponte”, Sciascia con “Il giorno della civetta” e tante altre cose. Perché no? Anche un “Sindaco del Rione Sanità” non mi dispiacerebbe. Mi piace anche il cinema e vorrei tornarci. Intanto ho una bella partecipazione nel nuovo film di Pupi Avati, “Nel tepore del ballo”, con tanti attori straordinari come Massimo Ghini, Isabella Ferrari, Teresa De Sio, Lina Sastri, Raul Bova, Pino Quartullo, Gianni Fantoni, Gerry Calà, che fa se stesso, e Bruno Vespa, che interpreta se stesso. Io ho un ruolo molto interessante. Ritornerò anche in due fiction Rai. Dal 22 al 25 gennaio sarò al Teatro Arcobaleno di Roma con una rilettura de “Il vecchio e il mare” di Ernest Hemingway, spettacolo del quale curo anche la regia. Con me ci sarà mia figlia Cartisia, che dà voce a Manolin, il giovane che accompagna il vecchio Santiago. Mi piacerebbe riportare in scena “Matilde, l’amore proibito di Pablo Neruda”, la storia del grande amore che il poeta cileno ebbe per la sua musa. Nel frattempo leggo, cerco altri progetti, cerco sempre qualcosa che possa emozionarmi e trasmettere emozioni al pubblico.
















