Sotto la cappa dei veti, l’Europa ‘crepa’. Schlein evoca il ‘salto federale’ per non essere ‘schiacciata’, Conte guarda il riarmo e conta i passi indietro
(Commento alle dichiarazioni del 08 dicembre 2025 – (ANSA) – Redazione Online –)
In una serata di fervente geopolitica da salotto, i leader dell’opposizione hanno offerto al paese un saggio di alta strategia internazionale, declinata attraverso il prisma di un antico proverbio riadattato: “Sopra la panca (delle grandi potenze) la capra (Europa) campa, sotto la panca la capra crepa”. E a giudicare dai toni, il rischio del crepacuore – o meglio, dello schiacciamento – è percepito come altissimo.
Elly Schlein, in una “lunghissima nota serale” che ha fatto impallidire per mole un rapporto della Corte dei Conti, ha dipinto un quadro apocalittico. L’Europa è un “vaso di coccio” – fragile, decorato forse con le stelle dell’unione – in balia dei vasi di ferro di USA, Russia e Cina. Il tutto prende le mosse dal “plauso” di Putin alla “dottrina Trump”, un binomio che suona come l’incipit di un thriller geopolitico di serie B. La convergenza nell’attacco all’Ue, con Elon Musk che fa da spalla comica in mezzo, dimostrerebbe il pericolo mortale: “O l’Europa fa un salto in avanti di integrazione politica oppure rischia di essere schiacciata”. Un ultimatum da far west comunitario.
La segretaria dem non usa mezzi termini: “L’Europa sarà federale o non sarà”. Tradotto: deve superare l’unanimità per non essere ostaggio dei veti (una lezione appresa, forse, dalle lunghe notti sul Recovery Fund), e partire con “cooperazioni rafforzate con chi ci sta” – un modo elegante per dire che se l’Ungheria di Orbán vuole fare il bastian contrario, pazienza, si procede senza. La ricetta? Più Next Generation EU, più autonomia strategica, più difesa comune. E un monito al governo: “Non è abbassando la testa che si sta nell’alleanza con gli USA e non è facendo i vassalli che si serve l’interesse nazionale”. Insomma, servirebbe un’Europa “che va cambiata e non certo indebolita”. Sopra la panca, a tutti i costi.
Dall’altro lato dell’opposizione, Giuseppe Conte guarda alla stessa panca – o forse alla stessa banca, quella che finanzia il riarmo – e vede una marcia indietro. Per il presidente M5S, le istituzioni Ue “vanno avanti con programmi per rafforzare fondi e velocizzare procedure a favore dell’industria militare”. Soldi e velocità per le armi si trovano sempre, sembra amareggiato, mentre per il resto si torna all’austerity. “Hanno fatto 10 passi indietro”, tuona, con la Germania che nel riarmo “fa da padrona”. L’ultima volta che l’Ue è stata percepita come forte e vicina, ricorda Conte, era con i fondi del Pnrr. Ora, invece, i “finti patrioti di casa nostra” – chiaro riferimento agli alleati di governo – hanno firmato “una montagna di miliardi per il Riarmo” invece di battersi per bollette più basse.
Morale della favola? Mentre Schlein invoca un salto in avanti per non finire sotto la panca delle potenze globali, Conte conta i passi indietro che l’Europa sta facendo, scivolando forse dalla stessa parte. La capra-Europa, in questo bisticcio di metafore, è sospesa tra chi la vuole spingere verso l’alto a tutti i costi e chi la vede già scivolare in basso, soffocata da priorità sbagliate. Sopra la panca si campa, sotto si crepa. Ma per ora, a Bruxelles e Roma, sembra di essere bloccati nel tentativo di capire su quale lato del mobile ci si trova davvero.
















