Assistenza Sanitaria da trasferire in Farmacia con i farmacisti dipendenti in agitazione, gli ospedali dalle criticità cronicizzate, i medici esausti, e l’accesso alla facoltà di Medicina ingarbugliato
L’Italia non ha mai brillato per pianificazione. mancano i medici e non si riesce a far accedere alla facoltà di medicina tanti studenti quanti ne saranno indispensabili in un Sistema Sanitario Nazionale che era da invidiare ma che ora non regge più.
Negli anni 80 c’era tanto entusiasmo per il SSN e in una big pharma si lavorava a progetto aziendale di sviluppo e previsione del futuro, erano presenti esperti definiti “scenaristi”, in generale professori della Bocconi o VIP tra i quali il fratello del famoso leader socialista Martelli.
Si lavorava per ipotesi: un futuro positivo, con un tutto a tutti in aggiunta a interventi assicurativi di ogni tipo, un futuro tendenziale, con la mutua che avrebbe continuato a concedere farmaci no limits e uno scenario negativo solo in piccola parte immaginato per quanto sta accadendo oggi con sanitari arrabbiati e prestazioni tagliate.
Oggi la nuova ricetta governativa è quella dare Assistenza Sanitaria in Farmacia con la Legge di bilancio 2026. Il governo trasforma a tutti gli effetti le 19.997 farmacie italiane in presidi del Servizio sanitario nazionale, inizialmente con un vincolo: per offrire prestazioni sanitarie, le farmacie devono rispettare gli stessi requisiti degli ambulatori, ma due giorni dopo, nella versione ufficiale del 22 ottobre, quel vincolo scompare. Le farmacie diventano dunque presìdi sanitari senza dover garantire gli obblighi previsti per un qualsiasi ambulatorio pubblico o privato. Tutto è rinviato a successive linee guida del ministero della Salute.
In conclusione il farmacista della farmacia convenzionata (no parafarmacia) viene ora ritenuto in grado di sostituire il medico come durante il Covid quando con tampone positivo comunicava alla ASL avvenuta guarigione senza intervento del medico, preoccupa l’accuratezza delle prestazioni e l’aggravio dei costi per il cittadino rispetto a quelle fornite da strutture ASL.
















