Tommaso Foti bacchetta le Regioni sulla spesa dei fondi Pnrr

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“Ieri sera ho letto un’agenzia secondo cui il governo Meloni starebbe impedendo la proroga di 18 mesi del PNRR richiesta dal Parlamento europeo. Io non è che voglia discolpare il governo Meloni, ma quando mi ero da poco insediato e ho chiesto – non al vicepresidente Fitto, ma ad altri commissari europei – se ci fosse spazio per una proroga, mi è stato detto chiaramente di no. Poi, non so cosa potrà accadere alla fine dell’anno e non voglio sostituirmi a terzi, ma le regole del gioco le abbiamo accettate noi e dentro quelle regole dobbiamo stare”. Cosi il ministro per gli Affari europei, il Pnrr e le Politiche di coesione, Tommaso Foti, chiudendo il convegno ‘Coesione Italia- L’Italia delle comunità, l’Europa dei territori’, che si è tenuto alla Camera dei deputati alla presenza del vicepresidente esecutivo della Ue Raffaele Fitto, responsabile europeo per la politica della coesione.

Durante il seminario il ministro Foti ha parlato dei grandi passi avanti dal paese sulla spesa dei fondi del Pnrr, che per primo in Europa ha già visto il pagamento della ottava rata. “In questi tre anni è stato avviato un percorso di profondo rinnovamento, orientato al rafforzamento delle capacità amministrative, alla messa a disposizione di risorse adeguate e all’attuazione di riforme strutturali. L’obiettivo è quello di superare un approccio meramente compensativo e affermare una politica pienamente orientata ai territori, capace di valorizzarne le peculiarità e di sostenerne le traiettorie di sviluppo“. ha detto il ministro.

Ma non sono mancate anche da parte del ministro qualche stoccata contro alcune regioni, considerate meno virtuose nella spesa dei fondi, “Domani – ha annunciato- avrò una cabina di regia con tutti i presidenti di Regione: perché nel mese di giugno è  stata data loro la possibilità di riprogrammare le risorse assegnate. Anche il vicepresidente Fitto aveva rilevato che i programmi regionali sulla coesione erano molto indietro nella programmazione e quasi all’anno zero nella spesa. Devo dire che la riprogrammazione comunicata finora dalle regioni è francamente poco esaltante” Il ministro si è lamentato del fatto che alcune Regioni si siano limitate a fare il loro compitino quel tanto che bastava per non perdere la quota di fondi a loro destinati

“Sarebbe un errore fondamentale pensare che alcune delle scelte strategiche finiscono col Pnrr – ha detto poi Foti, chiudendo il seminario: ‘Coesione Italia-L’Italia delle comunità, l’Europa dei territori’- Sarà alla capacità della politica e alla capacità dei soggetti, ovviamente, che abbiamo sentito in questi giorni proseguire su alcuni temi”. Ad esempio la digitalizzazione, che “è un processo in divenire. Noi abbiamo fatto dei passi da gigante: perché se vediamo dove siamo partiti prima del Pnrr, dove siamo arrivati oggi, ci rendiamo conto che i 49 miliardi di investimento sulla digitalizzazione qualche segno l’hanno lasciato. Però non è che poi il 30 di giugno 2026 spegniamo le luci e magari le riaccendiamo il primo gennaio del 2030”.

Molto atteso poi l’intervento del vicepresidente della Ue, Fitto che ha ribadito come la ”rigidità dei bilanci pluriennali che abbiamo conosciuto in generale e in particolare per la coesione negli anni scorsi, non può accompagnarci per i prossimi anni: perché saremmo fuori dal mondo. La politica di coesione ha bisogno di adeguarsi, di modernizzarsi e di essere molto più flessibile e semplificata per poter difendere” gli obiettivi. Che sono quelli della ”riduzione delle disparità territoriali”.  Fitto che fino allo scorso anno è stato l’artefice come ministro degli affari europei della rimodulazione dei fondi del Pnrr, cosa che ha permesso all’Italia di essere la primo posto in Europa non solo come quota fondi ricevuti. Fitto ha detto anche: “L’Europa è un ”continente fatto di 450 milioni di persone. Se noi riusciamo concretamente a lavorare per semplificare il livello burocratico interno, ad abbattere le barriere del mercato interno”, insieme a un ”rafforzamento della dimensione esterna con le altre realtà a livello mondiale, l’Europa può svolgere un ruolo importante: dove gli elementi regolatori, che vanno contenuti, vanno tenuti però in considerazione. Perché alla fine il punto di caduta è quello del rispetto di alcuni principi e valori democratici fondamentali”.

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