All’asta i gioielli di Meloni

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All’asta i gioielli e i doni ricevuti da Meloni durante le visite istituzionali

Il ricavato andrà ad associazioni ed organizzazioni non profit

Francesco Bonifazi di Italia Viva ha fatto un’interrogazione parlamentare che ha portato alla risposta della Camera che dichiara che sono 270 i doni ricevuti da Giorgia Meloni negli ultimi tre anni durante le sue visite istituzionali internazionali. Meloni li ha correttamente denunciati perdendone il possesso. La Libia ad esempio donò una parure di gioielli, Zelensky regalò un tablet. È di fine ottobre la disposizione del Segretario generale di Palazzo Chigi: sarà tutto venduto all’asta. Una delibera dei giorni scorsi ha affidato a Bertolami Fine Art la vendita. La casa d’aste e galleria d’arte romana, da accordi, tratterrà il 5% dei guadagni come pagamento del suo lavoro. Il restante ricavato andrà ad associazioni ed organizzazioni non profit.

Non oltre i 150 euro

Secondo il codice di comportamento dei dipendenti pubblici (DPR 62/2013) ai politici e ai dipendenti pubblici non è concesso tenere regali del valore superiore ai 150 euro. Il codice si basa sui principi fondamentali di buon andamento, imparzialità, integrità, correttezza, trasparenza ed equità, al fine di anteporre l’interesse pubblico agli interessi privati. Sotto i 150 euro viene ritenuto regalo di “modico valore”, visto come un oggetto dovuto a relazioni di cortesia. Sopra i 150 euro potrebbe venire meno l’imparzialità del soggetto, che verrebbe accusato di corruzione se il regalo corrispondesse ad un atto d’ufficio. Si tratterebbe di un atto dettato da favoritismo nei confronti del donatore e di abuso della propria professione davanti ai cittadini. Il donatore evidentemente avrebbe l’intenzione di ottenere vantaggi personali. Il dipendente pubblico è obbligato a rifiutare il regalo, restituirlo (se per caso ne capisse il valore successivamente) o devolverlo. Il politico invece può accettarlo e denunciarlo, consegnandolo ad un caveau e perdendone così il possesso. Sia per i dipendenti pubblici che per i politici i regali in denaro invece sono sempre proibiti.

Il caveau

I regali del valore superiore ai 150 euro ricevuti dai politici vengono denunciati e finiscono nel caveau della Banca d’Italia o in locali del Ministero del Tesoro o del Ministero dell’Economia e della Finanza (MEF). Vengono poi inventariati, valutati e catalogati. Sono poi destinati all’asta oppure a musei o esposizioni pubbliche. In alternativa alla donazione ad associazioni o organizzazioni no profit, il ricavato dell’asta può finire nelle casse dello Stato.

Corruzione

I pubblici ufficiali, i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni e i politici rischiano di incorrere in corruzione, concussione o peculato. Come si è detto, avverrebbe la corruzione se si accettassero regali del valore superiore ai 150 euro o denaro per compiere o omettere atti contrari ai doveri di ufficio o per favoritismo (articolo 318 del codice penale). Sono famosi i casi di affidamento di appalti o vincita di concorsi mossi da corruzione.

Concussione

La concussione invece si verificherebbe costringendo il cittadino a dare o promettere regali o soldi a sé o ad altri abusando delle proprie qualità o dei propri poteri (articolo 317 del codice penale). Verrebbe dunque meno l’accordo volontario del donatore.

Peculato

Il peculato invece corrisponderebbe all’appropriazione indebita di soldi o beni altrui che erano stati affidati per ragioni lavorative (articolo 314 del codice penale). Sono stati accusati di peculato ad esempio svariati amministratori di sostegno, come nel caso delle amministratrici di sostegno accusate dal programma televisivo Le Iene relativamente ai soldi del loro assistito Carlo Gilardi. In questo specifico caso sono state assolte per mancanza di prove della sussistenza del fatto, in contrasto con le numerose prove o indizi evidenziati da Nina Palmieri de Le Iene. Il peculato sarebbe difficile nel caso dei politici, poiché è raro che debbano gestire possedimenti altrui. I politici potrebbero più facilmente compiere corruzione o concussione accettando regali se non li denunciassero.

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