Ancora con un uomo in più, ma nessuna anima: il Bari si smarrisce anche a Bolzano. La fortuna non potrà durare sempre

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© foto di SSC Bari

Il Südtirol non vinceva dal 27 settembre (3-1 alla Reggiana), ma quando c’è da rianimare i moribondi il Bari risponde sempre presente: una vocazione ironica e amaramente vera, quella di regalare ossigeno a chi annaspa, fosse anche solo per una notte. E così, nello scontro salvezza tra due squadre con l’acqua alla gola – Bari appena un punto sopra i playout e Südtirol pienamente invischiato – i biancorossi si presentano in piena crisi, formalmente fuori dalla zona rossa ma con prospettive sempre più angoscianti, perché le prestazioni fin qui viste non autorizzano alcun ottimismo. Per fortuna, però, il Bari non ha stranamente rianimato gli avversari. Un segno del destino? Già successo a La Spezia. Chissà.

L’altra “novità” è che finalmente non si gioca a Pasquetta, anche se nell’aria aleggiava piuttosto un clima ugualmente festivo –  natalizio – di quelli che fanno regali. Bari in emergenza totale, con sette titolari fuori uso: non che se ne sentisse esattamente la mancanza per quanto visto in stagione, ma almeno sul piano numerico i biancorossi arrivano in Alto Adige a corto di uomini. Serviva una prestazione super per tornare a casa con qualcosa in classifica e non soltanto con un chilo di canederli, una fetta di strudel, la cassetta di mele offerta dalla società altoatesina e un paio d’etti di speck tirolese. Alla fine ne è uscito un punto solo, scialbo e amaro.

Bari col 3-5-2: Cerofolini, Kassama, Pucino, Nikolaou, Dickmann, Maggiore, Verreth, Braunoder, Dorval, Moncini e Gytkjaer.

Il primo tempo scivola via seguendo un copione fin troppo familiare per il Bari, incapace di trasformare le circostanze favorevoli in qualcosa di concreto. Il Südtirol rompe per primo il silenzio con Martini, che prova da fuori senza fortuna, poi la partita si accende a sprazzi: Maggiore disegna un cross invitante, ma Veseli anticipa Gytkjaer un attimo prima del colpo di testa vincente; poco dopo è Pecorino a sfiorare il gol su traversone di Zedadka, con Cerofolini costretto a salvare quasi sulla linea.

La possibile svolta arriva con il brutto intervento di Tronchin su Pucino: rosso diretto e Südtirol in dieci, esattamente come già visto contro il Pescara. E la domanda torna puntuale: saprà il Bari approfittarne? Il nervosismo contagia anche la panchina altoatesina, da cui vola un’altra espulsione, ma in campo i biancorossi non cambiano passo. L’occasione migliore capita comunque sui piedi (anzi, sulla testa) di Gytkjaer, che su cross di Braunoeder manda di poco a lato.

Paradossalmente è il Südtirol, pur in inferiorità, a farsi più pericoloso: Pecorino tenta una rovesciata che rimbalza su Nikolaou, poi Zedadka costringe Cerofolini al corner. Il Bari palleggia, tiene il possesso, ma punge poco e male, tra limiti evidenti e qualità che non basta. Solo un altro sussulto con Moncini, fermato dalla mano di Adamonis. E nel recupero arriva l’ennesimo brivido: Casiraghi su punizione sfiora il gol, trovando Cerofolini in versione provvidenziale.

Si va all’intervallo così, con il Südtirol che, nonostante l’uomo in meno, ha costruito le occasioni più nitide e il Bari che conferma un triste marchio di fabbrica: anche quando le opportunità arrivano su un piatto d’argento, riesce a non approfittarne, rischiando anzi di pagare dazio.

Il secondo tempo è un lungo esercizio di possesso sterile, con il Bari che continua a manovrare senza mai trovare il modo di affondare il colpo. Il pallone resta quasi sempre tra i piedi dei biancorossi, ma le emozioni evaporano in fretta e, superata la mezz’ora, la partita sembra scivolare lentamente verso un pareggio che entrambe, in fondo, paiono accettare. Il Südtirol, in dieci, resiste senza affanni; il Bari, come spesso accade, manca puntualmente l’appuntamento con il momento decisivo, quello in cui servirebbe il guizzo per cambiare la storia I cambi – Partipilo e Pagano per un Maggiore e un Moncini ormai spenti, poi Rao e infine Antenucci – non alterano il copione: stesso palleggio, stessa inefficacia, lo stesso déjà-vu. Solo Rao accende per un attimo lo stadio con una bella giocata sul mancino, ma il tiro finisce sull’esterno della rete. Sarà l’unico tiro nello specchio della porta per il Bari. Si gioca nella metà campo del Südtirol, ma senza mordente, mentre Castori si copre irrobustendo la difesa e l’arbitro continua a estrarre cartellini anche dalla panchina altoatesina. Il primo tiro davvero indirizzato verso la porta arriva tardi, da lontano, e non cambia il finale: un pareggio di resistenza per il Südtirol e uno di amara recriminazione per un Bari che, ancora una volta, non è riuscito a vincere nemmeno quando la partita sembrava fatta su misura per farlo.

Una partita senza anima, che avrebbe potuto cambiare pelle dopo il rosso e invece è rimasta prigioniera di sé stessa., anzi i bolzanini hanno creato più occasioni da rete. Il Bari non ha saputo – o voluto – approfittare della superiorità numerica, anche per merito di un Südtirol ordinato, compatto, senza sbavature, che ha difeso con disciplina quasi mitteleuropea, come una fortezza asburgica più che come una squadra in dieci. Ne esce un pareggio che muove poco e scalda ancora meno: terzo consecutivo per il Bari, tre punti in quattro partite per Vivarini. Un passo avanti? Forse. Ma talmente corto da sembrare immobile.

Al “Druso” è andato in scena l’ennesimo spettacolo deludente. E a questo punto viene da dirlo senza giri di parole: se non si riescono a vincere partite così, allora tanto vale abbassare il sipario. Il cambio in panchina non ha prodotto la scossa sperata, perché i difetti restano lì, intatti, quasi strutturali. Nel secondo tempo sono mancati ritmo e intensità, e il Bari è riuscito nell’impresa surreale di non essere mai superiore pur essendolo numericamente. Un ossimoro calcistico. Non vincere oggi è sovrapponibile al non vincere col Pescara: stesso copione, stessi limiti, stessa frustrazione. Ritmi bassi, costruzione farraginosa, una valanga di errori tecnici: creare occasioni diventa un evento raro, quasi mistico.

È difficile immaginare come questo Bari possa salvarsi. Mai visto, da queste parti, un Bari così povero tecnicamente, nemmeno ai tempi di Corsini, un Bari assente, in ipnosi, così fragile caratterialmente, così smarrito come gioco di squadra. Una squadra senza idee, quasi timorosa di osare, come se il pallone scottasse. Viene in mente il “senso di vuoto” di cui parlavano i filosofi esistenzialisti: Sartre lo declinava nell’angoscia, qui assume la forma di un possesso palla sterile che non porta da nessuna parte. Chissà cosa passa nella testa dei giocatori, davvero. Commentare una gara del genere diventa complicato, quasi esercizio di masochismo. Un’ora abbondante in superiorità numerica senza mai dare l’impressione di voler vincere. Nel secondo tempo, un solo tiro in porta degno di questo nome: quello di Rao. Fine. Una partita più da Serie C che da Serie B, forse persino oltre. Qui non resta che affidarsi alla Madonna, a San Nicola o a qualche nume tutelare minore.

Questo Bari riesce nel paradosso di vincere tre partite con tre tiri in porta, subendo valanghe di conclusioni, e poi non vincerne una quando gli viene servita su un piatto d’argento. Roba mai vista. La sfiducia cresce anche perché a gennaio sarà complicato raddrizzare la baracca: pochi soldi, poco materiale umano su cui intervenire. E sì, perché non è solo la squadra a essere sbagliata, ma anche molti interpreti. Servirebbero uomini capaci di puntare l’uomo, saltarlo, crossare, tirare. Dorval ci prova, anche troppo, ma da solo non basta e non dovrebbe essere lui l’emblema dell’iniziativa offensiva.

Gli esterni – presunti tali – sono lo specchio di questo smarrimento: impalpabili, inconsistenti, evanescenti. Partipilo entra e si fa ammonire dopo cinque secondi, poi prova a saltare l’uomo con esiti grotteschi; Antonucci, invece di calciare, rifila un calcio all’avversario. Più teatro dell’assurdo che calcio professionistico. E non si può nemmeno parlare di grande prova difensiva, perché il Südtirol ha pensato solo a difendersi.

Il futuro? Due gare consecutive in casa dopo tre pareggi di fila. Da un lato fanno classifica, dall’altro lasciano sgomenti: il Bari non è stato capace di vincere le ultime due partite e ancora oggi ci si chiede come abbia fatto a non perdere a Castellammare e a Chiavari. Solo il mercato potrebbe rigenerare questa squadra, ma servirebbe molto più di qualche innesto: intanto fare un “repulisti”, poi trovare un leader e almeno dieci giocatori col cuore che batte: ma chi è quella squadra così polla da cedere giocatori validi? E poi con quali soldi? Competenza, o presunta tale, del Direttore sportivo a parte. Manca l’anima, manca il coraggio. Resta solo una noia mortale mescolata alla rabbia. E una stagione che, se il Bari non comincerà a mordere, rischia davvero di trasformarsi in un lungo, estenuante calvario. Perché la fortuna non può durare a lungo.

Massimo Longo

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