Enac. Quando la cultura torna a fare rete

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Quando la cultura torna a fare rete

Di Domizia Di Crocco

C’è un momento, in certe mattine romane, in cui il rumore di fondo sembra attenuarsi. Succede quando persone diverse per età, formazione e sensibilità si ritrovano nello stesso luogo non per protestare, ma per parlare. È quanto è accaduto domenica scorsa a Casa Bonus Pastor, durante la seconda edizione del Forum della Cultura Italiana.

Non un evento mondano, né l’ennesima vetrina autoreferenziale. Piuttosto un tentativo, riuscito, di rimettere la cultura al centro come spazio di confronto reale. Di quelli in cui non tutto è già deciso e non tutte le risposte sono scontate.

Il tema dell’aiuto ai più deboli, affrontato nella prima tavola rotonda, ha riportato il discorso su un punto spesso dimenticato: senza una rete – culturale prima ancora che istituzionale – la fragilità diventa isolamento. E l’isolamento, si sa, è terreno fertile per l’esclusione. Parlare di cultura, in questo senso, non significa indulgere in astrattezze, ma interrogarsi su come tenere insieme una comunità.

Interessante anche la presentazione del progetto Festival della Musica Italiana, che ha ricordato come la musica non sia solo intrattenimento, ma memoria condivisa, linguaggio comune, strumento potente di identità. In un tempo in cui tutto sembra consumarsi in fretta, pensare a un progetto culturale di respiro più ampio è già una forma di resistenza.

Il momento più delicato, e forse più necessario, è stato quello dedicato alla libertà d’informazione. “Rispettiamo la Costituzione” non è uno slogan nostalgico, ma un richiamo concreto a un principio che oggi appare spesso svuotato o piegato a convenienza. Il confronto è stato franco, a tratti scomodo, ma proprio per questo autentico. Perché la libertà di informare e di essere informati non si difende con le dichiarazioni di principio, ma con il confronto continuo.

Il Forum si è chiuso senza proclami e senza promesse irrealistiche. Ed è forse questo il suo merito maggiore. In un’epoca di comunicazione urlata, scegliere il dialogo è già una scelta controcorrente. La cultura, quando smette di essere decorazione e torna a essere relazione, può ancora fare la differenza.

          da sx  Antonio Peragine e Salvatore Bosco, presidente casa discografca E Band musicale Totò Band Aps

Salvatore Bosco, Presidente della Casa Discografica E Band musicale Totò Band Aps, Ideatore, Creatore e Direttore Artistico del programma televisivo  “La Grande Scena”, una produzione firmata Totò Band APS, in onda sul canale nazionale Canale Italia.

Un progetto nato per dare spazio, voce e visibilità a ogni forma d’arte, con l’obiettivo di valorizzare i talenti emergenti e offrire un palco a livello nazionale.

E, almeno per una mattina, lo ha dimostrato.

Libertà d’informazione: quando la cultura chiama alla responsabilità

Parlare di libertà d’informazione oggi significa entrare in un terreno complesso, spesso scivoloso. Non tanto per mancanza di norme, quanto per l’uso che se ne fa. È da questa consapevolezza che è partita la tavola rotonda “Libertà di informazione: rispettiamo la Costituzione!”, uno dei momenti centrali della seconda edizione del Forum della Cultura Italiana, svoltosi a Roma a Casa Bonus Pastor.

A introdurre il confronto è stato Raffaele Proietti Cosimi, che ha richiamato il valore della cultura come spazio di mediazione e non di scontro, sottolineando come il diritto all’informazione non possa essere separato dalla responsabilità di chi comunica.

Nel corso della discussione, Fabrizio Arcangeli, amministratore di Logo Press Agenzia Stampa, ha posto l’accento sul ruolo delle agenzie e dei professionisti dell’informazione, chiamati oggi a resistere alla semplificazione estrema e alla logica del “tutto e subito”. Informare, ha fatto emergere, non significa solo diffondere notizie, ma verificarle, contestualizzarle e renderle comprensibili senza snaturarle.

Dal mondo accademico è arrivato il contributo di Daniele Di Calisto, capo del Dipartimento Popolare dell’Università Federiciana, che ha evidenziato come la formazione culturale sia uno degli antidoti più efficaci alla disinformazione. Senza strumenti critici, ha ricordato, la libertà d’informazione rischia di trasformarsi in un’illusione, facilmente manipolabile.

Uno sguardo più direttamente giornalistico è stato offerto da Antonio Peragine, direttore del Corriere Nazionale, che ha richiamato le difficoltà quotidiane del fare informazione in un contesto segnato da pressioni economiche, velocità digitale e polarizzazione del dibattito pubblico. Difendere l’autonomia della stampa, è emerso, resta una sfida concreta e non astratta.

In un’epoca di comunicazione urlata e schieramenti rigidi, il Forum ha scelto la strada meno facile: quella del confronto. Ricordando che la libertà d’informazione non è un principio da evocare solo nei momenti di crisi, ma un esercizio quotidiano che riguarda tutti.

E forse è proprio questo il segnale più interessante emerso da Roma: la cultura, quando si assume la responsabilità di interrogare il presente, può ancora essere uno spazio di verità.

In questa edizione, sulla scia della prima edizione, si è tenuta una piccola mostra artistica curata da Silvia Filippi nella quale sono state esposte opere di Alessio Deli (vincitore premio Mameli 2025), Enrica Capone, Erika Mallardi, Marianna De Leoni ed Egidio Scardamagli, che sono state ammirate ed oggetto di molte pose fotografiche nel corso della manifestazione.

Silvia Filippi è stata inoltre premiata “per la costanza dimostrata negli anni nel promuovere e valorizzare l’arte, nelle sue diverse forme, su tutto il territorio nazionale.”

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