La notte di Bowie e l’alba degli esordienti assoluti della politica

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Come la voce martellante di Bowie negli studi di Abbey Road tentava di catturare l’anima di un’epoca nella frenesia di un pomeriggio, così oggi l’agone politico si dibatte in sessioni estenuanti, alla ricerca di un accordo o di una rima perduta per l’ultimo verso di una legislatura.

Tra il doo-wop della manovra e il sassofono del dibattito: come le “Absolute Beginners” del potere sciolgono nodi di contante, oro e consenso, mentre il “campo largo” aspetta una colonna sonora che non arriva.

Sia viatico per queste riflessioni l’immagine di David Bowie – il Duca Bianco ormai ingrigito negli anni Ottanta – che varca la soglia degli Abbey Road Studios con una melodia a metà, un abbozzo di “Absolute Beginners”. Era il 1985, e in un pomeriggio, tra il contributo improvvisato di turnisti di lusso e la ricerca affannosa di un sassofono che suonasse “trionfale”, nacque un inno che catturava il fremito incerto di una generazione sull’orlo del cambiamento. Oggi, in un’altra stanza degli specchi – quella del Bilancio – ministri e capigruppo si aggirano con emendamenti a metà, cercando l’accordo mancante, la rima per l’ultimo verso di una manovra che deve suonare epica ma rischia di restare un demo malincuore.

Il governo, come Bowie in sala d’incisione, ama procedere “a tutta velocità”, dichiarando chiusi i nodi mentre il nastro ancora gira. L’oro di Bankitalia, dopo un tortuoso rimaneggiamento, viene ora dichiarato “appartenente al Popolo Italiano” in un emendamento che ha il sapore di una interpretatio autentica da opera lirica. Un finale di atto, con basso continuo di trattati europei, che cerca di placare le inquietudini dei mercati rionali e quelli finanziari. Ma è una pausa, non una cadenza.

E mentre la versione “full length” della manovra cerca di arrivare agli otto minuti, altre tracce disturbano il missaggio. Il contante: Fratelli d’Italia vorrebbe innalzare la soglia a 10.000 euro, ma con un bollo da 500 – un contrappunto fiscale che alla Lega stona, e che chiede di essere cancellato. La tassa sui pacchi sotto i 150 euro: un riff di due euro che, sommato alla equivalente Ue, rischia di diventare un assolo soffocante per i consumatori, un “mini salasso” nel backing vocal del carovita.

Nel frattempo, tra un emendamento soppressivo e uno stringente, i professionisti non in regola con l’Erario vengono lasciati al silenzio-assenso, mentre l’Opzione Donna – come una traccia bonus dimenticata – non viene prorogata, nonostante i tentativi di ripristino. Il coro di fondo è quello dei tagli: 30 milioni alla Rai, 20 alle TV locali, un assolo di Mimit contrario che stride con la melodia generale della maggioranza.

E fuori dallo studio, il live show della politica si accende di luci al neon e toni crepuscolari. Giorgia Meloni, sul palco di Atreju, intona un brano di identità e “cuore puro”, beffando il “campo largo che abbiamo riunito noi”. La sua è una performance costruita sul ritornello del “noi e loro”, con un bridge sarcastico su Elly Schlein, “l’unica che non si è presentata”. Parole che cercano il hook perfetto per il pubblico, mentre sullo sfondo il coro degli alleati – Salvini, Tajani – mantiene l’armonia, pur nel silenzio imbarazzato su Kiev.

Schlein, dal canto suo, prova a registrare un answer song: accusa la premier di “fare cabaret e fuggire dal confronto”, e intona un blues del carrello della spesa (“il frigo degli italiani è sempre più vuoto”). Ma anche nella sua sala d’incisione – l’Assemblea del Pd – gli equilibri interni fanno cigolare i nastri: 225 sì alla sua relazione, 36 astenuti dell’ala riformista, mentre Bonaccini entra in maggioranza. E Giuseppe Conte, come un featuring incerto, fa sapere che la coalizione “dipenderà dal programma”.

È qui che il parallelismo con “Absolute Beginners” diventa malinconicamente perfetto. Bowie cercava di catturare lo spirito di un’epoca con un sound che era già retrò – il doo-wop anni Cinquanta – in un mondo che correva verso il nuovo. Oggi, la politica italiana sembra anch’essa intrappolata in un vinile che salta: cerca di comporre il futuro con gli strumenti del passato – condoni, lotterie per il CONI (“Win for Italia Team”), tagli lineari – mentre la batteria del dissesto batte un tempo incalzante.

La canzone di Bowie, si dice, risentiva dell’influenza doo-wop “alla quale Bowie era interessato negli anni ottanta”. Oggi, l’interesse della politica sembra essere per un sound di consenso immediato, fatto di simboli (l’oro del popolo, la fiamma nel logo) e di nemici da sbeffeggiare (“Cetto La Qualunque in confronto è Ottone di Bismarck”). Ma mentre il singolo del 1986 volava in classifica, oggi il disco della manovra rischia di restare impigliato nelle classifiche delle polemiche, un 45 giri che annaspa tra la seconda e la terza posizione, senza mai arrivare al primo posto.

Alla fine, “Absolute Beginners” era una ballata sulla paura e la speranza di chi comincia. La politica odierna, invece, sembra il dub mix di chi è al potere: una base ritmica ripetitiva, dove le voci si perdono in echi di conflitto, e la melodia – quella del futuro condiviso – fatica a emergere. Forse, come nella leggenda del cigno citata dai Liguri nel Mondo – altra storia di trasformazione e radici – anche questo tempo aspetta una metamorfosi. O si rischia di restare, come nel videoclip in bianco e nero di Bowie, un’ombra elegante che insegue un’illusione sulla riva del fiume, per vederla svanire in un mozzicone di sigaretta che brucia.

Il nastro gira ancora. Ma la seduta, ormai, si è fatta lunga.

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