Lavoro: quasi 27 milioni di occupati, scende l’inflazione e sale il reddito medio annuo dei lavoratori

Economia & Finanza

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Nel 2024 il numero di lavoratori dipendenti e indipendenti è risultato pari a 26.988.000, circa 362mila in più rispetto al 2023 e ben 1,4 milioni in più rispetto al 2019. Lo rileva l’Inps nell’Osservatorio sui lavoratori dipendenti e indipendenti spiegando che il numero medio di settimane lavorate nel 2024 risulta in linea con l’anno precedente (43,2 settimane contro 43,3) e superiore a quello del 2019 (42,9 settimane).

Per quanto riguarda la distribuzione territoriale, nel 2024 il 29,1% dei lavoratori (pari a 7,9 milioni) svolge l’attività nel Nord Ovest. A seguire il Nord Est con il 22,6%, pari a 6,1 milioni di lavoratori, il Centro con il 21,2% (oltre 5,7 milioni di lavoratori), infine il Sud con il 18,6% (5 milioni di lavoratori) e le Isole con l’8,4% (2,3 milioni di lavoratori).

Buone notizia anche sul fronte salari, al di là delle strumentalizzazioni che vengono fatte dalle opposizioni. Il reddito medio annuo da lavoro nel 2024, pari a 26.079 euro, infatti,  è in crescita rispetto all’anno precedente (+2,2%), un andamento superiore nell’anno al tasso di inflazione.

L’andamento dell’occupazione secondo la posizione prevalente nel 2024 è molto diversificato: con un incremento dei dipendenti nel loro complesso (privati, pubblici, domestici e operai agricoli) pari all’1,8% rispetto all’anno precedente e al 7,7% rispetto al 2019 e una diminuzione degli indipendenti (artigiani, commercianti, agricoli autonomi e occasionali) pari al 2,7% rispetto al 2023 e 10,2% rispetto al 2019. Si registra un incremento dei parasubordinati nel complesso (collaboratori, professionisti senza Cassa, dottorandi, amministratori, ecc.) pari al 6,4% rispetto al 2023 e al 26,4% rispetto al 2019.

L’altra buona notizia è che a novembre l’inflazione evidenzia una variazione pari a -0,2% su base mensile e a +1,1% su base annua (da +1,2% del mese precedente); la stima preliminare era +1,2%, dice l’Istat. “L’inflazione scende all’1,1%, il livello più basso registrato da gennaio”, è il commento dell’Istat. Sulla dinamica dell’indice generale incidono gli effetti dovuti al rallentamento dei prezzi degli Alimentari non lavorati (+1,1% da +1,9%), degli Energetici regolamentati (-3,2% da -0,5%) e di alcune tipologie di servizi, in particolare i trasporti (+0,9% da +2,0%), solo parzialmente compensato dall’attenuarsi della flessione di quelli degli Energetici non regolamentati (-4,3% da -4,9%). Si riduce il tasso di crescita su base annua dei prezzi del “carrello della spesa” (+1,5% da +2,1%), mentre l’inflazione di fondo si attesta al +1,7% (da +1,9%)”. L’inflazione acquisita per il 2025 è pari a +1,5% per l’indice generale e a +1,8% per la componente di fondo.

L’Inflazione è ai minimi, ormai siamo all’1,1%, è in calo strutturale e continuativo da quando realizzammo l’iniziativa del ‘Carrello Tricolore’”, commenta il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso. “All’inizio di questa legislatura c’era un’inflazione dell’11,8%, la più alta tra i grandi Paesi europei, nettamente superiore alla media Ue, l’abbiamo affrontata con determinazione e decisione e coesione d’intenti insieme alle associazioni produttive”, ha aggiunto Urso, secondo cui “da quel momento c’è stata un’inversione netta, l’Inflazione è scesa, mese dopo mese, e questo è di conforto innanzitutto per i consumatori, che tra le altre cose, in questi giorni possono anche appurare come il prezzo del gasolio e della benzina sia ai minimi. Si può affrontare con fiducia le festività natalizie e il nuovo anno”.

 

 

 

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