Granito: “La commedia d’autore per aprire il teatro alla città”

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Il direttore artistico del Teatro Vittoria Colonna di Marino fa il punto sulla gestione e guarda ai prossimi obiettivi

Con l’avvio della stagione 2025/2026, il Teatro Vittoria Colonna di Marino prosegue il percorso di rilancio intrapreso negli ultimi anni, puntando su un cartellone che intreccia qualità artistica, attenzione al pubblico e radicamento nel territorio. Alla guida di questo progetto c’è Giorgio Granito, direttore artistico e presidente dell’Associazione Trousse Aps, realtà attiva da quasi mezzo secolo nella produzione teatrale, nella promozione di festival ed eventi di spettacolo dal vivo e nella formazione attraverso i Centri di Teatro Scuola.

 

Un lavoro riconosciuto a livello istituzionale, dalla Regione Lazio al Parlamento Europeo, che si riflette oggi in una programmazione orientata alla commedia d’autore e a spettacoli di forte contenuto civile e culturale, con l’obiettivo di fare del teatro un presidio pubblico stabile e un luogo di partecipazione condivisa.

 

Direttore Granito, la stagione 2025/2026 si apre con Massimo Wertmüller e prosegue con un cartellone che privilegia la commedia brillante. Quale criterio ha guidato questa scelta programmatica?

La scelta nasce dal desiderio di coniugare qualità artistica e partecipazione del pubblico. La commedia brillante, quando è affidata a grandi interpreti come Massimo Wertmüller, non è mai evasione superficiale, è uno strumento efficace per raccontare il presente, le sue contraddizioni e le sue fragilità, con intelligenza e ironia. Ho voluto un cartellone che parlasse a tutti, capace di accogliere lo spettatore e al tempo stesso stimolarlo, mantenendo alto il livello artistico.

 

 Ho voluto dare la sensazione di un Teatro accogliente, allegro, in modo da permettere una maggiore frequentazione e conoscenza dello spazio, che era quasi del tutto ignoto agli stessi concittadini. La commedia ha la capacità di trattare argomenti sociali importanti con leggerezza in modo da smitizzare le problematiche personali e sociali. Allo stesso tempo abbiamo introdotto alcuni spettacoli particolari di profonda riflessione quali Anna Karenina, Hedy Lamarr, Il Venditore di Anime, il Berretto a Sonagli, lo stesso Natale in Casa Cupiello. Tutti spettacoli di grande qualità molto apprezzati dal pubblico. L’indirizzo tematico rimane quello della commedia d’autore in un giusto equilibrio con spettacoli particolari di maggiore impatto emotivo.

 

Lei dirige l’Associazione Trousse APS dal 1992, succedendo a Renato Mambor. Come è evoluta la sua visione artistica in questi oltre trent’anni di direzione?

Succedere a Renato Mambor è stato un grande onore e una grande responsabilità. Mi sono formato  in lunghe sessioni di studio presso il Teatro Ateneo e la galleria l’Attico, dove allora sono passati tutti i migliori artisti dell’epoca, laureandomi alla Sapienza di Roma. Ho appreso da grandi artisti quali Steve Paxton, Eugenio Barba, e tanti altri, curando anche l’uso della voce ed il movimento e frequentando l’Istituto d’Arte Contemporanea allora diretto dal grande Giulio Carlo Argan.

 

Nel tempo la mia visione si è arricchita grazie ad una formazione costruita accanto ai grandi artisti del  passato, che mi hanno trasmesso rigore, etica del lavoro e centralità dell’attore e dell’autore, e grazie al confronto con nuove esperienze, anche virtuali e digitali, che oggi fanno parte del linguaggio contemporaneo. Ho imparato a tenere insieme tradizione e innovazione, memoria e sperimentazione, senza mai perdere il senso umano e artigianale del fare teatro e l’attenzione alla continua trasformazione della realtà.

Con Mambor feci degli stupendi spettacoli Teatrali. Quando presi in gestione la compagnia negli anni 90 produssi ed interpretai spettacoli sui grandi misteri italiani: da Piazza Fontana, ad Ustica, al caso Aldo Moro, alla questione degli omicidi di mafia, confrontandomi, spesso anche duramente, con realtà complesse e difficili. Successivamente dagli anni 2000 ampliai il lavoro della compagnia con Festival, Rassegne di Teatro, Musica, Video ed aprendo la gestione di spazi sociali nella periferia romana e alla disabilità, coinvolgendo artisti nazionali,  locali e compagnie internazionali, tra i quali Danilo Rea, Enrico Pierannunzi, Stelvio Cipriani, Giorgio Albertazzi, Gianfranco D’Angelo, Sandra Milo, Flavio Bucci, Fausto Cigliano, Enrico Montesano, Anna Mazzamauro, Peppe Barra, Elio Pandolfi, Raffaele Paganini, Kleidi Kadiu, Andrè de la Roche, il cast di Zelig, Mariano Rigillo, Jimmi Fontana, Toni Esposito, compagnie internazionali di danza di tutto il mondo e tanti altri.

 

I laboratori gratuiti che organizzate in collaborazione con il Centro di Aggregazione Giovanile rappresentano un impegno forte. Quanto è importante questa dimensione formativa ed educativa del teatro?

Fondamentale. La formazione comporta conoscenza, scambi, apertura mentale, sicurezza, capacità di sviluppo creativo. Rafforza la sicurezza nelle nostre capacità. Crea cittadini più consapevoli prima ancora che artisti. Ringraziamo la regione Lazio e il Comune di Marino che ci hanno accompagnato nell’avvio di questo percorso. Il Teatro non è solo spettacolo, ma crescita, ascolto, relazione. I laboratori permettono ai giovani di avvicinarsi all’arte senza barriere economiche e di scoprire strumenti utili anche nella vita quotidiana.

 

Il Teatro Vittoria Colonna di Marino, sede della stagione 2025/2026 diretta da Giorgio Granito (ph. U.S.)

Quando parla di “Teatro del Territorio” fa riferimento a un modello fondato su partecipazione e professionalità. Come si costruisce e si mantiene questo rapporto con la comunità locale?

Il Teatro ha lo scopo di fondersi con la comunità locale. Deve essere una casa aperta. Collaborare con le realtà locali, coinvolgere le scuole, le associazioni, i cittadini: tutto questo crea un legame autentico. Le espressioni artistiche di tante associazioni del territorio, spesso pregevoli, devono trovare la possibilità di utilizzare ed esprimersi nel luogo culturale per eccellenza che è il Teatro.

 

Quindi massima apertura a tutti coloro che con qualità, volontà, professionalità, desiderano farsi conoscere ulteriormente. Tanto più che, nel caso del Teatro Vittoria Colonna, stiamo parlando di un Teatro Pubblico, che abbiamo l’onore di gestire. Ecco, trovare il giusto equilibrio tra l’eccellenza delle rappresentazioni con artisti di grande valore professionale, anche di nome, e tutte le realizzazioni delle associazioni e compagnie del territorio, costituisce uno degli scopi primari della nostra azione.

 

Afferma di impegnarsi “in uno sforzo significativo, sotto il profilo artistico ed economico”. Quali sono oggi le principali sfide nella gestione di un teatro e nella promozione culturale sul territorio?

Partiamo da una considerazione: Noi amiamo il Teatro. Quando si ama, ogni sacrificio diventa gioia creativa. Abbiamo l’impegno di trovare la giusta programmazione di qualità perché le persone frequentino il Teatro. Parimenti abbiamo il dovere di inserire elementi di riflessione culturale e di confronto e le risorse per farlo. Questo a noi è ben presente. L’impegno economico della gestione è rilevante. Alzare il livello artistico ed assicurare l’accoglienza è particolarmente oneroso. Il reperimento delle risorse, spesso insufficienti, è all’ordine del giorno. Constatiamo, però, che il Teatro funziona e le persone partecipano. Spesso abbiamo il Teatro sold out e questo ci rende ottimisti. È uno sforzo quotidiano che richiede visione, competenza e molta passione.

 

Guardando ai prossimi anni, quali sono i suoi progetti e le sue ambizioni per il Teatro Vittoria Colonna di Marino?

Il mio obiettivo è consolidare il Teatro Vittoria Colonna come presidio culturale stabile e riconosciuto, capace di dialogare con il territorio e con il panorama teatrale nazionale. Intanto, già nel secondo anno di gestione, abbiamo compiuto un primo passo fondamentale con il riconoscimento del Teatro da parte del Ministero della Cultura quale rilevante Organismo di Programmazione. Vorrei rafforzare la formazione, ampliare il pubblico giovane, sperimentare nuovi linguaggi e continuare a ospitare grandi artisti accanto a nuove voci. L’ambizione è semplice e grande allo stesso tempo: fare del teatro un luogo necessario.

 

Ci confrontiamo quotidianamente con l’Amministrazione e con i cittadini. Il nostro progetto, vede il Teatro proiettato in un futuro che lo renda sempre più la “Casa di Tutti”. Con rispetto, qualità, conoscenza, accoglienza, solidarietà. Che possa contribuire ad un miglioramento dei rapporti e della convivenza civile. Ecco, il nostro desiderio è questo: ritrovarci in un abbraccio condiviso ove gli spettacoli non si esauriscano nel momento della loro rappresentazione, ma siano il viatico per una trasformazione positiva della nostra locale società.

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