L’Accordo UE-Mercosur entra nella settimana decisiva che può ridefinire il futuro economico globale

Senza categoria

Di

Di Renata Bueno, ex parlamentare italiana, avvocata e dottoressa in Diritto Internazionale, presidente dell’Istituto Cittadinanza Italiana e imprenditrice italo-brasiliana

In un mondo ancora segnato dalle cicatrici della pandemia, dalle tensioni geopolitiche e dall’urgenza climatica, è facile concentrarsi sulle crisi immediate o su dibattiti polarizzati. Tuttavia, in qualità di ex parlamentare italiana e avvocata specializzata in diritto internazionale, affermo con convinzione: il tema di maggiore rilevanza oggi non è un’elezione lontana né un generico vertice ambientale. È l’Accordo commerciale tra l’Unione Europea (UE) e il Mercosur, che entra questa settimana in una fase decisiva per una sua possibile conclusione. Con un vertice del Mercosur previsto per il 20 dicembre e crescenti pressioni per una votazione finale nell’UE, ci troviamo di fronte a un momento cruciale che può plasmare il commercio globale per i prossimi decenni.

Dopo 25 anni di negoziati complessi, l’accordo politico è stato raggiunto nel dicembre 2024 tra l’UE e i quattro membri fondatori del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay). Ora, nel 2025, il testo definitivo attende l’approvazione dei 27 Stati membri dell’UE e del Parlamento europeo. La Commissione europea, sotto la guida di Ursula von der Leyen, mantiene l’ambizione di firmare il patto entro la fine dell’anno, nonostante le resistenze. Ma questa settimana è cruciale: Francia e Italia, due pesi massimi dell’UE, spingono per un rinvio della votazione finale, citando le proteste degli agricoltori preoccupati dalla concorrenza dei prodotti sudamericani. Da italiana, comprendo queste apprensioni: il settore agroalimentare è il cuore della nostra identità mediterranea. Tuttavia, respingere l’accordo per paura sarebbe un errore strategico e miope.

Perché? Perché l’UE-Mercosur non è soltanto un trattato commerciale; è un ponte vitale tra due continenti complementari. L’UE, con la sua economia matura e standard ambientali rigorosi, ottiene accesso a materie prime sostenibili, come soia e carne certificate, oltre a un mercato di 300 milioni di consumatori nel Mercosur. Per il Brasile e i suoi vicini, l’accordo rappresenta la modernizzazione delle catene produttive e l’attrazione di investimenti europei nelle energie rinnovabili e nella tecnologia. Immaginate: dazi sulle automobili brasiliane che scendono dal 10% a zero, aprendo al contempo le porte alle esportazioni italiane di macchinari e vini verso il Sud America. Come imprenditrice nel settore lattiero-caseario con legami profondi tra Italia e Brasile, attraverso Mozzarellart Brasil, vedo un enorme potenziale per partnership che preservino l’eccellenza europea promuovendo al contempo lo sviluppo sostenibile nel Sud globale.

Le obiezioni, naturalmente, non sono infondate. Gli agricoltori francesi e italiani temono un’“invasione” di prodotti trattati con ormoni o legati alla deforestazione dell’Amazzonia. Ma l’accordo, nella sua versione attuale, include solide salvaguardie: clausole di sostenibilità che impongono il rispetto dell’Accordo di Parigi e tutele per i settori sensibili, come il parmigiano e il prosciutto italiani, attraverso le indicazioni geografiche. La Francia, ironicamente, già applica barriere protezionistiche in altri accordi, ma in questo caso il rischio è amplificato da narrazioni populiste. Da avvocata, sostengo che la strada sia il dialogo, non il blocco: negoziati paralleli possono rafforzare i meccanismi di verifica ambientale, garantendo che il Mercosur adotti pratiche conformi ai nostri elevati standard.

Questa settimana decisiva coincide con il vertice del Mercosur a Buenos Aires, dove leader come Lula da Silva e Javier Milei possono segnalare ulteriori impegni. Se l’UE dovesse esitare, perderemmo non solo un’opportunità economica — stimata in 100 miliardi di euro annui di scambi bilaterali — ma anche influenza geopolitica. In uno scenario di ascesa cinese e instabilità americana, l’accordo rafforza l’autonomia strategica dell’Europa, diversificando i fornitori e riducendo la dipendenza dalle commodity asiatiche. Per l’Italia, significa più esportazioni verso il Brasile, la mia seconda patria, dove la diaspora italiana alimenta legami culturali ed economici senza pari.

L’UE-Mercosur è una vittoria per il multilateralismo, perché allinea commercio, sostenibilità e diritti umani. Come ex deputata, ho vissuto i dibattiti accesi nel Parlamento italiano e so che il progresso richiede coraggio. In questa settimana decisiva, scegliamo una visione ampia: un mondo più connesso, prospero e verde. Il futuro ci osserva, e comincia ora.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Traduci
Facebook
Twitter
Instagram
YouTube