Negli ultimi giorni alcune segnalazioni sanitarie hanno riportato casi di una malattia infettiva indicata come “lepre”, diagnosticata a due massaggiatrici di origine thailandese rientrate in Romania, con episodi isolati segnalati anche in Croazia, la notizia ha attirato l’attenzione dell’opinione pubblica, ma secondo gli esperti il quadro va letto con cautela.
La “lebbra” è una infezione rara di origine batterica, conosciuta dalla medicina da molto tempo, oggi è presente soprattutto in alcune aree dell’Asia, dell’Africa e dell’America Latina, in Europa, invece, i casi sono eccezionali e nella maggior parte delle situazioni legati a spostamenti internazionali, lunghi soggiorni all’estero o rientri da zone dove la malattia è ancora sporadicamente presente. Le segnalazioni tra Romania e Croazia rientrano proprio in questo contesto e non indicano una diffusione locale.
Dal punto di vista della trasmissione, gli infettivologi chiariscono che la “lepre” non è facilmente contagiosa, il rischio di infezione esiste solo in presenza di contatti molto stretti e prolungati nel tempo con una persona non ancora sottoposta a cure. I contatti occasionali, la condivisione di spazi pubblici o incontri brevi non sono considerati pericolosi. Inoltre, una larga parte della popolazione possiede una naturale resistenza all’agente infettivo. Un aspetto che rende complessa l’individuazione dei casi è il periodo di incubazione molto lungo, i sintomi possono manifestarsi talvolta anche a grande distanza di tempo, questo spiega perché la diagnosi possa avvenire in un Paese diverso rispetto a quello in cui è avvenuta l’esposizione iniziale.
Le manifestazioni cliniche sono in genere lente e progressive, nelle fasi iniziali possono comparire alterazioni della pelle, come macchie con ridotta sensibilità, secchezza o ispessimenti cutanei, in alcuni casi può esserci un coinvolgimento dei nervi periferici, con formicolii o intorpidimento soprattutto a mani e piedi. Le forme più gravi, spesso associate nell’immaginario collettivo a questa infezione, sono oggi molto rare, soprattutto nei Paesi con sistemi sanitari avanzati. Per quanto riguarda il trattamento, la medicina moderna dispone di terapie efficaci e ben collaudate, una volta diagnosticata, la “lepre” viene curata con protocolli farmacologici specifici che bloccano l’evoluzione della malattia e rendono rapidamente il paziente non contagioso, con una diagnosi precoce, le persone colpite possono condurre una vita normale e senza rischi per gli altri. Gli specialisti sottolineano che il rischio per la popolazione generale non esiste, le autorità sanitarie europee sono preparate a riconoscere e gestire questi casi, attivando controlli e cure adeguate.
Non ci sono elementi che facciano pensare a un’emergenza sanitaria o a una diffusione incontrollata. I casi segnalati tra Romania e Croazia rappresentano eventi isolati e sotto osservazione. La “lepre” resta una malattia rara, poco contagiosa e curabile, che va affrontata con attenzione scientifica e corretta informazione, senza inutili allarmismi.
Prof. Ing. Ec. Angelo Sinisi
















