Trump e il suo discorso prenatalizio

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Tra promesse ed autocelebrazioni, Trump si rivolge alla Nazione nel suo discorso prenatalizio con gli usuali toni  da comizio

Tutto conforme al copione trumpiano per quello che avrebbe dovuto essere un discorso augurale dalla Casa Bianca, in prossimità del Natale. Il presidente Trump infatti, nella giornata di ieri ha tenuto un discorso di circa 20 minuti, infarcito di promesse, ma anche di  invettive nei confronti del suo predecessore, Joe Biden.

Una giustificazione?

Il dicorso di Trump

Ho ereditato un disastro!’ queste le parole con cui Donald Trump ha dato inizio al suo annuale discorso alla nazione, Una nazione che sempre più deve fare i conti con le conseguenze della guerra dei dazi voluta dal tycoon

Un esordio che ha più il tono di una giustificazione, cui ha fatto seguito l’invettiva contro l’ex presidente Biden, reo agli occhi di The Donald di aver attuato scellerate politiche economiche. Quindi, sono seguite le promesse di un roseo 2026, almeno dal punto di vista economico.

Promesse d’obbligo in un momento che vede sempre più in declino l’astro luminoso del tycoon. I consensi degli americani, nei confronti dell’attuale presidente, calano infatti di giorno in giorno. Conseguenza ovvia del forte rincaro dei prezzi al consumo, ma anche della politica interna fortemente repressiva di Trump.

Lo stesso popolo del Maga non condivide determinate linee di condotta dell’amministrazione Trump e la sua guerra all’immigrazione,nonché alla droga,ha assunto toni persecutori che minano il concetto stesso di democrazia nell’America attuale.

Toni accesi, ma evasivi

Sostanzialmente il presidente statunitense ha riciclato i suoi usuali argomenti da comizio e non hanno convinto nessuno le sue autocelebrazioni, più consone ad una campagna elettorale.

Trump, oltre che sul Natale, è stato evasivo, spesso ripetitivo e poco convincente. Né il suo abito da pacificatore ha sortito l’effetto sperato, specie per la crescente tensione con il Venezuela. Un argomento, questo, che non è stato affatto preso in considerazione nel corso del discorso, ma che desta non poche perplessità negli americani.

L’escalation di violenza nel Mar dei Caraibi ai danni di  navi venezuelane e l’eccidio di vite umane, perpetrato dai militari americani al largo delle coste del Venezuela fanno temere il peggio e concorrono ad un sempre crescente isolamento di Trump.

Lo spettro di un conflitto incombe e terrorizza quel popolo che aveva sperato in un’America grande grazie al biondo Donald.

Trump teme anche di perdere la maggioranza al Congresso, in vista delle prossime elezioni. La sua politica, intransigente e basata sulla forza, è da molti considerata illegale e non ha di certo il favore della Corte suprema

 Fino a questo momento infatti sono state 99 le vittime degli attacchi, compiuti dall’esercito statunitense contro presunte imbarcazioni adibite al trasporto di droga nel Mar dei Caraibi e nell’Oceano Pacifico orientale, Solo ieri ne sono state uccise 4.

Gli interrogativi sono tanti, né Trump dà spiegazioni convincenti su una simile linea di condotta, anzi non esclude che vi possa essere un attacco di terra

Il Venezuela di Maduro

Provato da n’economia decisamente poco rosea e dalla minaccia incombente di una guerra il Venezuela attende gli eventi con crescente ansia. Né le performance dell’istrionico presidente, Nicolas Maduro, tranquillizzano la popolazione.

Maduro, sicuro dell’appoggio della Russia, dopo il blocco dell’esportazione di petrolio da parte degli Usa, accusato da Trump di terrorismo e di essere coinvolto nel traffico di droga,si è rivolto all’Onu, sollecitandone l’intervento.

La guerra del petrolio

Ma la realtà appare ben diversa. Proprio ieri, poco prima del suo discorso, Trump ha fatto chiaramente intendere ai giornalisti, presenti alla Casa Bianc, quale sia il suo reale obiettivo. Il petrolio venezuelano. Poi, in un accesso d’ira, ha esclamato:” Ricordate che ci hanno preso tutti i diritti energetici. Ci hanno preso tutto il petrolio non molto tempo fa. E lo vogliamo indietro. Ce l’hanno preso, ce l’hanno preso illegalmente”( Associated Press)

Gli Stati Uniti hanno infatti dominato l’industria petrolifera venezuelana sino agli anni ’70. Poi, con Chavez e, successivamente con Maduro, il Venezuela ha nazionalizzato il settore, previo risarcimento agli States.

Un risarcimento che, nel 2014, da un arbitrato internazionale, è stato considerato insufficiente. Ne è seguita la condanna ai danni del Venezuela di un risarcimenti di ben 1,6 miliardi di dollari a ExxonMobil.

Conclusioni

Per il momento la situazione non promette una soluzione pacifica di tale questione che si trascina da anni e lo spettro di un nuovo conflitto incombe sul Mar dei Caraibi.

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