Il Presidente Mario Serpillo: “Rimettere al centro pescatori e mare”
Sostenibilità ambientale, tenuta economica del comparto e ruolo sociale della pesca sono stati al centro del convegno “Il mare come risorsa, la pesca come responsabilità”, promosso da Agripesca a Roma in vista della partecipazione al Programma Nazionale Triennale della Pesca e dell’Acquacoltura 2025–2027. L’iniziativa ha avviato un confronto tra rappresentanti istituzionali e operatori del settore sulle principali criticità che attraversano oggi la pesca italiana, in un contesto segnato da cambiamenti climatici, aumento dei costi energetici e tensioni sui mercati internazionali.
Salute e sostenibilità
Ad aprire i lavori è stato il presidente nazionale di Agripesca, Mario Serpillo, che ha richiamato la necessità di un approccio integrato capace di tenere insieme competitività economica, responsabilità sociale e tutela dell’ambiente marino. Un equilibrio reso sempre più complesso da fattori globali che incidono sui consumi e sulla qualità del cibo. Serpillo ha sottolineato il legame tra salute dell’uomo e salute degli ecosistemi, ricordando come una quota rilevante degli alimenti consumati sia oggi costituita da prodotti ultra-processati, con ricadute anche sul piano sanitario.
Ruolo delle istituzioni
Nel corso del convegno è intervenuto per un saluto istituzionale l’onorevole Davide Bergamini, componente della XIII Commissione parlamentare Agricoltura, che ha evidenziato l’importanza del dialogo tra istituzioni, federazioni, associazioni e sigle sindacali del comparto pesca.
Piccole marinerie in difficoltà
Uno dei nodi centrali emersi riguarda la condizione delle piccole marinerie, spesso penalizzate da un quadro normativo complesso, dalla carenza di investimenti e dalla difficoltà di garantire il ricambio generazionale delle flotte. Secondo Serpillo, senza politiche di sostegno e senza un’alleanza strutturata tra istituzioni, operatori e consumatori, il tema della sovranità alimentare rischia di restare privo di basi concrete. In questa prospettiva, il pescatore è stato indicato come presidio del territorio e risorsa strategica per le comunità costiere.
Dipendenza dalle importazioni
Dati e analisi sono stati presentati da Marco Pedol, che ha illustrato uno studio sulla sostenibilità e sulla competitività etica della pesca italiana. Lo studio evidenzia una forte dipendenza dell’Italia dalle importazioni di prodotti ittici: l’85% del pesce consumato proviene dall’estero in termini di valore e l’82% in termini di volume. Una dinamica che si riflette in una bilancia commerciale fortemente sbilanciata, con importazioni pari a 6,5 miliardi di euro a fronte di esportazioni ferme a 999 milioni.

Giuseppe Lombardi, vicepresidente di Rambaldi Promotions, al convegno Agripesca sulla formazione nelle scuole per pesca e acquacoltura (ph. G.L.)
Problemi strutturali del comparto
Sulle cause strutturali della crisi è intervenuta anche Annamaria Mele, presidente nazionale di Anapi Pesca, che ha puntato l’attenzione sull’impatto dell’antropizzazione e su un sistema burocratico basato sulle quote, spesso poco aderente alle specificità dei territori. Secondo Mele, è necessario superare un approccio prevalentemente amministrativo per costruire regole più coerenti con le reali dinamiche ambientali ed economiche, in grado di tutelare il mare senza penalizzare chi opera quotidianamente nel settore.
Rinnovamento della flotta e innovazione
Le analisi hanno inoltre messo in luce criticità legate al rinnovo della flotta, con un’età media delle imbarcazioni intorno ai 30 anni, alla carenza di investimenti tecnologici e alla scarsa valorizzazione del prodotto, sia a bordo sia nella fase di commercializzazione. Problemi analoghi emergono nell’acquacoltura, dove il costo dei mangimi può arrivare a incidere fino al 70% sul prezzo finale, riducendo la competitività delle imprese. In questo quadro, le Aree Marine Protette sono state indicate come una possibile opportunità per la piccola pesca, mentre la gestione degli stock ittici richiede un approccio sempre più integrato, anche alla luce degli effetti del cambiamento climatico.
Formazione e informazione
Un focus specifico è stato dedicato alla formazione e all’informazione. Giuseppe Lombardi, vicepresidente di Rambaldi Promotions e project manager di format educativi, ha sottolineato l’importanza di promuovere una corretta informazione nelle scuole dei settori alimentazione, turismo e commercio, attraverso progetti replicabili a livello regionale, per favorire la conoscenza dell’acquacoltura e sostenere la nascita di iniziative imprenditoriali giovanili.
Verso un piano triennale operativo
In chiusura, è stato ribadito il legame inscindibile tra pesca e ambiente, richiamando il ruolo dello Stato nel controllo e quello degli operatori nel rispetto delle regole, all’interno di un codice di condotta condiviso. Per l’organizzazione, il Piano Triennale della Pesca e dell’Acquacoltura deve tradursi in uno strumento operativo di rilancio del comparto, capace di mettere al centro il pescatore, la qualità del cibo e la tutela del mare, attraverso politiche integrate, investimenti mirati e una visione di lungo periodo.
















