L’italiano ai margini del mondo

Arte, Cultura & Società

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L’italiano lontano da casa: quando una lingua resta vigile anche ai margini del mondo

Di Domizia Di Crocco

C’è un paradosso curioso che riguarda l’italiano: mentre in patria ci interroghiamo continuamente sul suo stato di salute — travolto dall’inglese, dalla comunicazione istantanea, dalle semplificazioni digitali — altrove, molto lontano, esistono comunità che lo custodiscono con una consapevolezza sorprendente.

Prendiamo il Texas, ad esempio. Chi immaginerebbe che tra ranch, autostrade interminabili e barbeque ci sia posto anche per un italiano pronunciato con cautela, quasi con affetto? Eppure esistono famiglie di origine lucana, siciliana, veneta che hanno scelto di non lasciare sbiadire l’eco della lingua dei nonni. Non si tratta di un italiano “puro”, né di quello scolastico: è piuttosto un ricordo che respira. Una scelta identitaria, come appendere al muro una foto in bianco e nero che non si vuole dimenticare.

Poi c’è la Lituania, che non è certamente la prima destinazione che ci viene in mente quando pensiamo alla diaspora italiana. E invece lì, nelle università e nei circoli culturali, l’italiano sta vivendo una piccola stagione di rinascita. Per molti giovani lituani studiare la nostra lingua significa accedere a un immaginario di arte, cinema, architettura e, inevitabilmente, una certa idea di libertà creativa. Imparano l’italiano non per necessità economica, ma per scelta culturale. È un dettaglio che dice molto più di quanto sembri.

La verità è che la lingua italiana continua a essere “cosciente” — viva, reattiva — proprio nei luoghi in cui nessuno se lo aspetterebbe. Anzi, a volte sembra più sveglia fuori dall’Italia che dentro. Lontano da casa diventa un segno di appartenenza, un gesto di cura, qualcosa che si sceglie e non qualcosa che semplicemente si eredita.

Forse dovremmo imparare da chi ci guarda da fuori. Noi che, immersi in un brusio quotidiano fatto di anglicismi e abbreviazioni, rischiamo di non accorgerci più della bellezza discreta e testarda della nostra lingua.

In fondo, il destino dell’italiano potrebbe somigliare a quello di certe piante: cresce ovunque ci sia qualcuno disposto ad annaffiarlo. Anche fosse in Texas. Anche fosse in Lituania.

foto Rai Scuola

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