Daesh: l’incubo mai morto dei nichilisti di seconda generazione

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Oliver Roy scrisse un saggio nel 2015, eppure la situazione da oltre dieci anni sembra peggiorata. Uno degli attentatori di Sydney era attivista sul web dello Stato Islamico.

di Irene Agovino 

Qualcuno ha accusato Hamas, qualcun altro la rete dei Propal, invece siamo ancora una volta di fronte al Daesh, il mostro nichilista peggiore e diverso persino da al Qaeida nato nel 2014, con il sogno del ritorno del califfo, leader di tutti i musulmani. Premesso che la sottoscritta non ha nessuna simpatia per la Fratellanza Musulmana e considera il sette ottobre un vero e proprio massacro antisraeliano- che ha colpito anche musulmani e cristiani, colpevoli di avere cittadinanza israeliana e di vivere nel kibbutz- ma qui i terroristi islamisti vi entrano come la castità con Rocco Siffredi, praticamente niente.

Possiamo espellere imam indesiderati, possiamo persino condannare la Fratellanza come in Egitto(non proprio democratico sotto al Sisi)o in Arabia Saudita(altro grande paese democratico e laico), ma non possiamo non accorgerci che il problema vero e proprio sono i jihadisti di casa nostra- e in anche nel mondo islamico- ragazzini come Naaved Akram o come Meriem Rehaily oppure i loro genitori- come nel caso di Naaved- indottrinati non dai sapienti, nemmeno da quelli fondamentalisti, ma da predicatori itineranti che poco conoscono persino dell’islam più radicale e che agiscono non in una moschea fisica, ma su quella virtuale del web e spesso del dark web, dove puoi ingaggiare una ragazza per farsi torturare, oppure metterti in contatto con chi vuole dare una lezione agli infedeli, in nome del Califfo, mai morto.

Chi scrive qui come Cassandra, profetessa di sventura, aveva ben chiaro che il Daesh non sarebbe morto con i bombardamenti- tra l’altro al Baghdadi era nato proprio dai bombardamenti americani del 2004- e anzi l’Isis si è espanso, arrivando persino in Malawi e in Mozambico, dove è in corso una guerra dimenticata. Perchè il Daesh non è una persona, né una religione estremizzata, lo Stato Islamico è un sogno, un senso deviato della vita, Salgari in salsa jihad e non bastano mille bombe a uccidere lo smarrimento di chi, per noia o per altro, decide di arruolarsi virtualmente e di giurare fedeltà al polipo mostruoso che ha tentacoli dappertutto. E qui apriamo una mia riflessione: il menefreghismo di gran parte della comunità islamica nei confronti degli sbandati.

L’autoassoluzione fa il pari con l’islamofobia di chi non distingue una ragazza con l’hijab da una con il burqa. Non può la Ummah, se davvero vuole salvarsi, dire che sono solo mele marce; certo, la maggioranza dei musulmani è come Ahmed, il siriano(non a caso proviene dalla terra dello Stato Islamico)che ha bloccato uno degli attentatori, ma che il Daesh faccia presa quasi come il nazismo negli anni ‘30 è innegabile e considerare i “maranza”nostrani con sufficienza o peggio lasciarli alla merce dei vari Haddad- l’imam del web pro Isis che scriveva contro gli ebrei- è un crimine. Spero davvero che gli imam seri si sveglino, e che facciano qualcosa, che non sia solo ripetere nei vari talkshow che loro sono buoni e bravi, ma appunto combattere la cultura da cui nasce l’antisemitismo o soprattutto da cui nasce l’Isis.

Altrimenti vi è solo l’estinzione o peggio, la persecuzione dei musulmani in quanto tali. E forse il Daesh, piovra malsana, vuole proprio quello. Una strategia della tensione, che noi italiani abbiamo ben conosciuto.

 

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