Nuovo emendamento per rfinanziare Zes unica e Transizione 5.0

Economia & Finanza

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“Abbiamo avuto domande significative, oltre le previsioni, sulla Zes e su Transizione 5.0 che riteniamo di dovere almeno ragionevolmente coprire”. Con queste parole il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti aveva annunciato un nuovo maxiemendamento del governo per reperire 3,5 miliardi di uro da destinare a due misure che stanno mostrando tutta la loro efficacia, la Zes unica per il Mezzogiorno e Transizione 5.0.

Il maxi emendamenti poi come è noto è stato ritirato per le proteste della Lega, il partito di Giorgetti per la conseguente stretta sulle pensioni operata in manovra.Nel pomeriggio di ieri c’è stato il via libera della commissione Bilancio anche al nuovo maxi-emendamento del governo, presentato questa mattina, con le misure per le imprese che avrebbero dovuto confluire in un decreto ad hoc. Il testo contiene le risorse per i crediti d’imposta, Transizione 5.0 e Zes; le misure sul Tfr, tra cui l’adesione automatica alla previdenza complementare per i neo assunti; l’aumento dei tagli per l’anticipo pensionistico di precoci e usuranti; il contributo da 1,3 miliardi di euro a carico delle assicurazioni, le risorse per il Piano casa e il rifinanziamento degli stanziamenti relativi al Ponte sullo Stretto di Messina, dopo le ultime decisioni della Corte dei Conti.

Attualmente, la Manovra destinava 2,3 miliardi al sostegno fiscale per gli investimenti nella Zes unica, 100 milioni in più rispetto alla dotazione precedente, ma nel contempo introduce il carattere strutturale della misura avendo previsto specifiche poste di bilancio fino al 2028. In altre parole, il Governo assicura l’attesa continuità della Zes per il futuro, presupposto fondamentale per le imprese che devono pianificare i loro investimenti negli anni, ma nel contempo deve anticipare risorse nell’immediato per evitare che i benefìci si riducano di intensità, frenando l’entusiasmo delle imprese stesse.

Complessivamente, le richieste presentate all’Agenzia delle Entrate prevedevano oltre 11 miliardi di risorse poi ridotti a 3,6 miliardi in base alla prevista scrematura da parte dell’Agenzia stessa. Tanti, comunque, rispetto alla dotazione disponibile: di qui il “taglio” di circa il 40% del credito d’imposta per poter accontentare tutti i richiedenti. Una scelta obbligata ma che ovviamente ha generato delusione e preoccupazione da parte di chi sulla Zes unica ha puntato e rischia ora di non poter avviare piani e progetti legati all’investimento programmato.

È stato il sottosegretario con delega al Sud Luigi Sbarra, a quanto pare, a farsi subito interprete del problema. D’altra parte i numeri parlano da soli. Si tratta di uno strumento che da due anni, insieme al Pnrr, ha permesso al Sud di crescere più della media nazionale. È talmente forte la spinta delle imprese che vogliono cogliere questa opportunità (a metà dicembre 958 autorizzazioni uniche rilasciate per circa 28 miliardi di investimenti e 40mila nuovi posti di lavoro) che le risorse stanziate dal Governo per il credito d’imposta 2025 non bastano. Una situazione pressoché analoga si era verificata anche lo scorso anno, quando le domande risultarono pari a 9,4 miliardi di credito d’imposta, ben quattro volte di più dell’anno precedente. Il Governo aveva già aumentato le risorse da 1,4 miliardi a 1,8 miliardi e proprio sulla scorta del forte impatto di richieste decise per il 2025 di aumentarle ancora, fino a 2,2 miliardi. Insomma dopo una prima fase di assestamente ad inizio 2024, la struttura di missione Zes unica, voluta di Raffaele Fitto e guidata brillantemente dall’avvocato Giosy Romano, ha conseguito risultati straordinari e al di là di ogni più rosea aspettativa

Lo stesso discorso può essere fatto a livello nazionale per la criticatissima Transizione 5.0, che dopo i correttivi apportati dal Ministero del Made in Italy, guidato da Adolfo Urso, ha cominciato a macinare richieste da parte delle imprese, tanto che il ministro a novembre ha dovuto comunicare che le risorse erano state esaurite con largo anticipo rispetto al previsto. Durante una riunione al Mimit, alla presenza dello stesso ministro Urso, di quello dell’economia, Giancarlo Giorgetti e di quello degli Affari Europei, Tommaso Foti, le imprese avevano avuto precise rassicurazioni sulla ricerca di nuovi fondi per rifinanziare la misura, cosa che appunto è prevista nella manovra di bilancio 2026. “ Avevamo detto sin dall’inizio – aggiunge – che il nostro obiettivo era attivare nel più breve tempo possibile il nuovo piano Transizione 5.0 e renderlo strutturale e continuativo nel tempo. E ci siamo riusciti. Avevamo inoltre affermato che ci saremmo impegnati a coprire anche le esigenze di coloro che si erano prenotati dopo l’esaurimento delle risorse del Pnrr e confido che il Mef abbia individuato la soluzione nei vincoli di bilancio. Peraltro lo strumento è risultato molto più performante di quanto avevano previsto le associazioni di impresa, sulla base delle quali avevano chiesto la riduzione degli stanziamenti”.Le parole del ministro Urso 

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