La versatilità chiave del successo di “Dracula – A Comedy of Terrors”

Teatro

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Allo Spazio Diamante una rilettura comica del romanzo di Bram Stoker firmata da Gordon Greenberg e Steven Rosen

Il conte Dracula perde i canini, ma guadagna una parrucca. Lucy sviene, salvo rialzarsi poco dopo per interpretare il dottor Van Helsing. “Dracula – A Comedy of Terrors”, in scena allo Spazio Diamante, smonta il romanzo di Bram Stoker pezzo per pezzo e lo ricompone come una macchina teatrale dove la paura lascia spazio alla risata e costruisce la propria efficacia sulla versatilità del cast.

 

Cinque attori, molti personaggi

La commedia di Gordon Greenberg e Steven Rosen, diretta in Italia da Leonardo Buttaroni per “Cattive Compagnie” e Viola Produzioni, adotta una formula consolidata nel teatro comico contemporaneo: pochi attori chiamati a interpretare una molteplicità di ruoli.

 

Uno dei punti di forza assoluti dello spettacolo è la straordinaria versatilità degli attori. In scena sono solo in cinque, ma danno vita a una dozzina di personaggi tra medici, servitori, giovani fanciulle, vampiri inquietanti e figure grottesche. Alessandro Di Somma, Ermenegildo Marciante, Diego Migeni, Yaser Mohamed e Marco Zordan attraversano l’intera galleria di personaggi del romanzo, compresi quelle femminili, recuperando una pratica che affonda le radici nel teatro antico e medievale, quando le donne erano escluse dalle scene.

 

Qui, tuttavia, la scelta non è dettata da vincoli storici o sociali, ma da una precisa esigenza drammaturgica. Il travestimento diventa dispositivo comico, la trasformazione rapida genera spiazzamento, l’assunzione di ruoli multipli mette in evidenza l’artificio teatrale. I meccanismi non vengono nascosti ma esibiti. I cambi di costume avvengono a vista, gli accessori si assemblano e si smontano sotto gli occhi del pubblico, la finzione si dichiara apertamente.

 

Comicità su più livelli

Il testo americano costruisce la propria efficacia comica su diversi piani. C’è innanzitutto la rilettura ironica del materiale di partenza: le atmosfere cupe del gotico vittoriano vengono alleggerite attraverso l’esagerazione e il ribaltamento.  

Il conte Dracula oscilla tra minaccia e goffaggine, le giovani vittime si rivelano meno indifese del previsto, i cacciatori di vampiri finiscono intrappolati nei loro stessi stratagemmi.

 

Accanto a questo livello, emerge una dimensione metateatrale, un piano metalinguistico. La messinscena riflette sulle convenzioni del teatro, sui suoi trucchi e sulla sospensione dell’incredulità richiesta allo spettatore. Quando un attore si blocca per cambiarsi d’abito o quando un effetto speciale non funziona come dovrebbe, l’errore diventa parte del gioco. Una strategia che richiama la tradizione anglosassone della comicità surreale, dai Monty Python a Mel Brooks, ma anche a certa tradizione italiana della rivista e dell’avanspettacolo.

 

In “Dracula – A Comedy of Terrors” i cambi di costume avvengono in vista, e gli accessori si assemblano sul momento. Allo Spazio Diamante fino al 6 gennaio (ph. SSC)

Scena, ritmo e meccanismi

Le scene di Paolo Carbone optano per una costruzione essenziale, che lascia spazio all’invenzione attoriale. Pochi elementi mobili, fondali intercambiabili, oggetti di scena polifunzionali (un bastone che diventa pipistrello, una tenda che si trasforma in mantello) sostengono una messinscena basata sulla rapidità.

 

I costumi di Francesca Burattini giocano sull’accumulo e la sovrapposizione, favorendo trasformazioni rapide senza uscite di scena. Il ritmo è sostenuto, forse fin troppo in alcuni passaggi dove la successione di gag rischia di appiattire le dinamiche narrative. È tuttavia una scelta coerente con il genere della farsa, dal momento che il testo americano privilegia l’accumulo alla progressione, la variazione al climax.

 

Travestimento e rappresentazione

L’interpretazione dei ruoli femminili da parte di attori uomini è una questione antica. In questo allestimento, l’effetto comico nasce proprio dall’incongruenza visibile tra corpo maschile e personaggio femminile.

 

I personaggi femminili non vengono ridotti a macchiette, gli attori evitano l’imitazione e mantengono una distanza ironica. Il travestimento funziona come dichiarazione di artificio più che come bersaglio di derisione.

 

Una formula che funziona

“Dracula – A Comedy of Terrors” non ambisce a riscrivere i codici del teatro comico né a proporre una lettura critica del testo di Stoker. Si colloca nel solco di un teatro di intrattenimento ben fatto, che conosce i propri meccanismi e li applica con mestiere. La compagnia mostra affiatamento e tempismo, qualità necessarie per sostenere una macchina scenica che deve funzionare senza pause.

 

Dopo “39 Scalini”, lo spettacolo conferma la capacità di Cattive Compagnie di maneggiare questo tipo di drammaturgia e il pubblico dello Spazio Diamante risponde con partecipazione. Segno che la rilettura comica dei classici può continuare a rinnovarsi e che la formula funziona.

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