Tra i tanti obiettivi nel mirino degli States, non c’è ancora l’obesità

IA PH
Gli USA colpiscono con forza in tutto il mondo, dagli spacciatori di droga agli artefici del terrorismo internazionale, resta debole la lotta alla obesità che affligge la potenza mondiale che spende di più per l’assistenza sanitaria ma con risultati deludenti in termini di longevità della popolazione, dove viene superata anche da paesi più poveri.
L’obesità è una “crisi nazionale” che sta raggiungendo proporzioni allarmanti, definita dal Surgeon General dopo l’11 settembre “devastante quanto il terrorismo” ma con una reazione piuttosto tiepida dai diversi governi che hanno suggerito all’industria alimentare di adottare “iniziative volontarie per limitare la commercializzazione di opzioni alimentari meno salutari per i bambini…”
Una task force congiunta dell’American Society for Nutrition, dell’Institute of Food Technologists e dell’International Food Information Council consiglia i piccoli cambiamenti perché più fattibili da realizzare, ad esempio usare la senape al posto della maionese o mangiare una ciambella invece di due al mattino.
Secondo il famoso esperto e divulgatore dott. Greger, sembra un po’ come portare un coltello da burro a una sparatoria mentre i sostenitori dell’approccio dei piccoli cambiamenti lamentano che, a differenza di altre dipendenze – ad esempio alcol, cocaina, gioco d’azzardo o tabacco – non possiamo consigliare ai nostri pazienti obesi di rinunciare completamente all’elemento che crea dipendenza, poiché “nessuno può smettere di mangiare” ma la cura dell’obesità è da tempo afflitta da rimedi fasulli, promesse ingannevoli e pessimismo e il successo è possibile con uno sforzo costante, simile a quello che si ottiene smettendo di fumare.
















