Liste d’attesa: il vero test di pazienza e coscienza
Amettiamolo: in Italia la lista d’attesa è diventata la vera prova di resistenza, sia per chi cura che per chi viene curato. Un percorso a ostacoli dove il tempo non è solo denaro, ma spesso vita vera. Cardiologia, oncologia, endoscopia, radiologia… ma anche una cataratta o un’ernia che ti fanno compagnia per mesi, a volte anni. Il tutto condito dalla domanda che ormai è diventata la barzelletta più amara del sistema: “Ma se pago, quanto devo aspettare?”
Qui non si parla solo di numeri, ma di storie che si incagliano, diagnosi che tardano, terapie che partono troppo tardi. Mentre chi può permetterselo trova scorciatoie, chi non ha risorse resta fermo al palo. Non è solo una questione di organizzazione, è una questione di equità. E sì, anche di coscienza professionale: ogni volta che la salute diventa privilegio, la medicina perde un pezzo della sua anima.
Ma la critica qui non è mai distruttiva, anzi: lo scopo è stimolare il dibattito, far emergere idee nuove, guardare il problema da prospettive diverse. Perché continuare a pensare che la soluzione sia solo “più risorse” o “meno domande” è come voler svuotare il mare con un secchiello. Se invece provassimo a cambiare davvero prospettiva?
Ambulatori h24, territorio, volontariato: la rivoluzione parte da qui
Immaginiamo un ambulatorio che non chiude mai, dove la strumentazione diagnostica gira a pieno ritmo giorno e notte, anche nei festivi. Turni flessibili, accesso continuo, personale motivato e pazienti che non aspettano mesi per una visita o un esame. Fantascienza? Forse, ma solo perché ci siamo abituati a pensare in piccolo. In un mondo dove puoi ordinare una pizza a qualsiasi ora, perché non dovremmo garantire lo stesso diritto alla salute?
E se allarghiamo il campo? Perché non valorizzare le strutture esterne, potenziare la medicina territoriale, dare spazio ai liberi professionisti, alle associazioni di volontariato che già oggi tengono in piedi servizi essenziali e incrementare la telemedicina? Più medicina di prossimità, meno ospedalocentrismo. Il cittadino deve trovare risposta vicino a casa, senza dover fare il pellegrinaggio della speranza tra le grandi eccellenze.
Tetti di spesa, accreditamenti e… la routine che conta
Poi c’è il nodo dei tetti di spesa per le strutture accreditate: se continuiamo a strozzare chi lavora bene sul territorio, le liste d’attesa non si sbloccheranno mai. E che dire delle strutture che si accreditano solo per le “eccellenze” e snobbano la routine, che poi è quella che incide davvero sulla domanda di salute? Davvero vogliamo una sanità che si innamora solo dei casi rari e dimentica la quotidianità?
Prima la persona, poi la burocrazia
La vera rivoluzione è questa: mettere la persona al centro, tagliare la burocrazia, lasciare che le energie migliori – pubbliche e private, professionali e volontarie – lavorino insieme per risolvere i problemi reali. Basta con i muri, largo alle idee e al coraggio di cambiare davvero.
E ora la palla passa a te caro lettore: hai vissuto storie assurde di attesa? Hai idee, proposte, provocazioni? Scrivile qui sotto! Perché “Pelo e Contropelo” è uno spazio vivo, dove la voce di chi lavora sul campo conta davvero. Ironia, spirito critico e voglia di cambiare: qui si fa sul serio, ma con leggerezza. Ti aspetto, perché questo spazio è anche tuo.
Restate curiosi, critici e appassionati… e buon 2026
Riccardo Guglielmi Giornalista Scientifico
redazione@corrierenazionale.net
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Lista d’attesa in attesa di novità, Manager ASL “sonnacchiosi” per creatività e governo regionale entrante alla prova
Purtroppo il tutto si riduce alla mera questione economica, cone si dice ” il vil denaro”; infatti per migliorare e velocizzare il tutto e necessario che lo stato dia più soldi alla sanità così dando la possibilità di ampliare gli organici le strutture e gli strumenti. Purtroppo da quanto si capisce sembrerebbe una soluzione remota o meglio addirittura utopica. Una via di nezzo potrebbe essere quella di allargare le quote di detrazioni d’imposta così da dare la possibilità all’utente di recuperare una somma maggiore su quanto pagato per le visite private ma anche per questo è necessario l’aiuto dello stato. Purtroppo al momento non mi vengono idee realizzabili senza l’utilizzo di denaro ma mi riprometto di aggiornarvi con un nuovo commento.
Un’annosa questione, troppo spesso considerata come una prassi ormai consolidata. La salute diventa così un diritto costituzionale solo per chi può permettersi di pagare una prestazione assistenziale salvo dover attendere mesi e forse anni prima di potervi accedere tramite la propria asl di competenza. Dove è finito dunque l’art. 32? La costituzione italiana sancisce un sacrosanto diritto e recita testualmente “la Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”.
Ma è davvero così?
Salve, dopo aver letto questo attualissimo argomento proposto dal Dott. Riccardo Guglielmi, che ringrazio per proporci sempre argomenti attualissimi e che riguardano tutti i cittadini italiani, in questo caso, nessuno escluso!
Una vera rivoluzione potrebbe essere non aprire più sportelli, ma usare il tempo sanitario come un bene pubblico.
Una possibile proposta , come già descritta nel testo del Dott. Guglielmi, sia proprio di valutare ambulatori territoriali H24, organizzati per priorità clinica reale e non per ordine di prenotazione o cavilli burocratici. In sostituzione, un’unica lista di attesa digitale nazionale, aggiornata in tempo reale, triage clinico standardizzato: prima chi ha più bisogno, non chi prenota prima!
Ambulatori e diagnostica H24 (sera, notte, weekend) per esami e visite non urgenti.
Spostamento automatico del paziente nel primo slot libero, anche in un’altra struttura pubblica vicina
Trasparenza totale: tempi medi pubblici, responsabilità chiare, niente scaricabarile.
Perché potrebbe essere una soluzione difendibile?
Le strutture esistono già, ma sono usate solo poche ore al giorno
Riduce il ricorso al privato senza vietarlo, taglia le liste di attesa senza aumentare la burocrazia, rimette al centro la persona, non il modulo.
“Nella sanità italiana , infatti, non manca il personale o le strutture: manca il coraggio di farle funzionare H24 e di dare priorità ai pazienti, non alle procedure. Una lista unica, ambulatori aperti sempre e triage clinico reale ridurrebbero le attese più di mille riforme sulla carta.”
Grazie Vincenzo per questo attento e appropriato commento
L’elemento da “scavalcare” che sicuramente rappresenta un grosso limite a tale soluzione sarebbe innanzitutto il vincolo contrattuale dei dipendenti: turnazione, straordinario, tipologia di indennità da corrispondere ; un secondo limite sarebbe la separazione amministrativa tra aziende sanitarie che ostacolerebbero la condivisione di risorse e liste; altro limite i sistemi di prenotazione non integrati che riempiono gli slot liberi in automatico ed infine le responsabilità frammentate in cui nessuno effettivamente risponde alle liste d’attesa. Il paradosso è che la sanità pubblica spreca tanto tempo e i cittadini restano in attesa pertanto questa meravigliosa proposta resterebbe sono uno slogan invece di divenire realtà e concretezza.
Ciao Enzo, grazie mille per il tuo commento così dettagliato e concreto! Hai centrato in pieno alcuni dei veri nodi strutturali che bloccano ogni tentativo di innovazione in sanità: la rigidità contrattuale, la frammentazione amministrativa, i sistemi informatici che non si parlano e la mancanza di una vera responsabilità sulle liste d’attesa. Sono limiti reali, che spesso rendono anche le migliori idee solo teoria.
Proprio per questo credo che il dibattito serva anche a far emergere queste difficoltà e a ragionare insieme su come superarle, magari iniziando da piccoli progetti pilota, sperimentazioni locali o nuove forme di collaborazione tra pubblico, privato e volontariato. Nessuno ha la bacchetta magica, ma forse proprio ascoltando chi vive la sanità ogni giorno possiamo trovare qualche varco tra le maglie della burocrazia.
Se hai esperienze o proposte pratiche, condividile pure: qui ogni idea conta davvero
Grazie Enzo per questo attento e appropriato commento
Bisogna far emergere i costi delle spese correnti degli apparati amministrativi e direzioni delle ASL, le spese per cause legali che in una buona percentuale di casi potrebbero essere risolte con mediazione ed invece per interesse di “pochi noti” arrivano alla Cassazione. Sono tutti costi che potrebbero essere reinvestiti in spesa per il personale medico/infermieristico e riduzione delle liste di attesa. Altre spese, meritevoli di “visione politica” sono i costi per drg costosi che vengono pegati fuori regione e nella nostra regione spesso in case di cura private.