Idee e proposte dal campo
Elena ha ricordato che la salute resta un diritto costituzionale spesso solo sulla carta: chi può permettersi il privato trova subito una risposta, mentre chi si affida al pubblico rischia mesi o anni di attesa. L’articolo 32 della Costituzione sembra quasi dimenticato nei corridoi delle ASL.
Luigi ha puntato il dito sulla questione economica: senza un vero investimento dello Stato è difficile aumentare personale, strutture e strumenti. Le detrazioni fiscali possono aiutare, ma servono risorse e una volontà politica che oggi sembrano lontane.
Umberto e Franco hanno sottolineato il nodo organizzativo: non mancano i medici in Italia (siamo tra i primi in Europa per numero per abitante!), ma la realtà è che tanti lavorano fuori dal SSN, nel privato o all’estero, e quelli che restano sono spesso costretti a integrare lo stipendio con attività privata. Il risultato? Solo 1,6 medici ogni 1000 abitanti sono davvero disponibili per il servizio pubblico, e la carenza di assunzioni, la pressione fiscale e la burocrazia sindacale rendono difficile invertire la rotta.
Enzo ha messo in luce i nodi più “tecnici” che bloccano ogni tentativo di innovazione: vincoli contrattuali, separazione amministrativa tra aziende, sistemi informatici che non comunicano, responsabilità frammentate. Anche la migliore proposta rischia di restare solo uno slogan, se non si affrontano questi ostacoli concreti.
Vincenzo ha rilanciato con una proposta coraggiosa: ambulatori H24 organizzati per priorità clinica reale, una lista d’attesa unica e digitale, triage standardizzato e trasparenza totale su tempi e responsabilità. Le strutture ci sono, il personale pure, serve solo il coraggio di cambiare davvero le regole del gioco.
Quello che emerge è chiaro: le liste d’attesa non sono solo un problema di soldi o di numeri, ma di organizzazione, coraggio e visione. Non basta dire “prima era meglio”, serve capire cosa è cambiato e come si può recuperare quello che funzionava, adattandolo ai tempi di oggi.
La rotativa di Pelo e Contropelo continua a girare grazie alle tue storie, idee e provocazioni. Racconta la tua esperienza, proponi una soluzione o semplicemente sfogati: questo spazio è davvero un “giornale collettivo” che cresce con il contributo di tutti. Solo così possiamo provare a cambiare qualcosa, tra confronto, ironia e tanta voglia di non arrendersi.
La prossima pagina la scrivi anche tu: avanti, la rotativa gira!
Riccardo Guglielmi Giornalista Scientifico
redazione@corrierenazionale.net
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Bisogna far emergere i costi delle spese correnti degli apparati amministrativi e direzioni delle ASL. Per esempio le spese per cause legali che in una buona percentuale di casi potrebbero essere risolte con mediazione ed invece per interesse di “pochi noti” arrivano alla Cassazione. Sono tutti costi che potrebbero essere reinvestiti in spesa per il personale medico/infermieristico e riduzione delle liste di attesa. Altre spese, meritevoli di “visione politica” sono i costi per DRG costosi che vengono pegati fuori regione e nella nostra regione spesso in case di cura private.
Grazie Luigi per questo attento e appropriato commento
Le liste d’attesa sono considerate un indicatore chiave di efficienza e accessibilità nei sistemi sanitari pubblici. La loro presenza è una costante nei sistemi sanitari finanziati dalla fiscalità generale, come il NHS inglese e i sistemi canadesi, e rappresenta una sfida sia gestionale sia etica 1 2. L’allungamento delle liste d’attesa può portare a peggioramento degli esiti clinici, in particolare nelle patologie tempo-dipendenti come la cardiopatia ischemica, dove ritardi nella diagnosi o nell’accesso a procedure invasive aumentano il rischio di complicanze e mortalità
Diversi studi sottolineano che le cause delle lunghe attese sono multifattoriali: carenza di risorse, inefficienze organizzative, domanda crescente e difficoltà di pianificazione 4. Soluzioni proposte includono sistemi di priorità basati su criteri clinici, modelli matematici di gestione delle risorse e maggiore trasparenza nell’assegnazione delle tempistiche
Siciliani L, Hurst J. Tackling excessive waiting times for elective surgery: a comparative analysis of policies in 12 OECD countries. Health Policy. 2005;72(2):201-215. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC3211737/
Appleby J, Raleigh V, Frosini F, Bevan G, Gao H, Lyscom T. Variations in health care: The good, the bad and the inexplicable. The King’s Fund. 2011. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC7614951/
Ray KK, Seshasai SR, Erqou S, Sever P, Jukema JW, Ford I, et al. Statins and all-cause mortality in high-risk primary prevention: a meta-analysis of 11 randomized controlled trials involving 65,229 participants. Arch Intern Med. 2010;170(12):1024-1031. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC9365524/
Gravelle H, Siciliani L, Smith PC. Waiting times for hospital care: An international comparison. Health Policy. 2003;63(2):105-118. https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC1122186/
Da Sandro “Caro Riccardo, sono profonde le radici di questo disastro, e diverse le ragioni: 1° il numero chiuso, se ben ricordi , ai nostri tempi vi era una selezione naturale.
2° la chiusura degli ospedali periferici che funzionavano da filtro, e pertanto non vi era un affollamento dei P.S. dei grossi ospedali. Ora, il tutto si traduce in un superlavoro per gli eroici Colleghi dei P.S. che in prima linea devono fronteggiare le ondate e gli affollamenti di pz. gravi e non. Aumenta cosi’ la stanchezza, la frustrazione ed il margine di errore. Ai giudici non importa, fingono di ignorare il contesto; l’ importante e’ avere un colpevole. L’esasperazione dei pz. e dei parenti sfociano in aggressioni, gjiornalmente aumentano.
L’ essere sottopagati, spinge questi colleghi a cercare altre strade. Questo provoca lo spopolamento ed una affannosa ricerca di un futuro migliore all’ estero, sopratutto per i giovani colleghi. I politici con le loro scellerate decisioni hanno creato questo disastro. Arroccati dietro una penosa litania: ” E’ l’ Europa che ce lo chiede” si sentono discolpati. L’ Europa ci ha detto di tagliare le spese, senza specificare quali settori. Sicuramente non tagliano i loro privilegi, a dispetto della povera gente che non riesce a curarsi.
Oggi i medici pagano le loro colpe. “Eravamo angeli durante il covid”, ora siamo “demoni” per la gente esasperata, che non conosce la nostra situazione. E non per ultimo l’ incapacita’ dei vari direttori sanitari, che sono stati politicamente scelti a dirigere le ASL con nefasti tagli e contratti con aria di comparaggio. “Eccezione fatta” per alcuni. La gente e’ scontenta, molti hanno l’ idea che un nosocomio pugliese e’ un luogo, ove si puo’ morire per una banale appendicectomia
“Meditate gente meditate”. Inoltre non abbiamo piu’ i vecchi maestri della medicina che erano la nostra stella polare. Scua il mio sfogo caro Riccardo. Provvedero’ quanto prima a mandarla tramite mail. Vorrei da te un parere su questa bozza. Grazie!”
Grazie Sandro per questo attento e appropriato commento
Prendo spunto da quel “soluzioni insieme” nell’immagine per dare un contributo alla discussione da cittadino che si occupa di volontariato nella sanità, ormai da molti anni.
Al fine di definire sinteticamente il contesto di riferimento per il tema trattato, evidenzio che:
– l’art.32 della Costituzione stabilisce che “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività”
– il Servizio Sanitario Nazionale (SSN) nella sua attuale declinazione in Servizio Sanitario Regionale (SSR) è un sistema complesso e organizzativamente complicato che deve assicurare il diritto “Salute” (anche definito bene comune) ai cittadini
– il decreto 77/2022 definisce modelli e standard per lo sviluppo dell’assistenza territoriale nel Servizio Sanitario Nazionale e, tra le principali novità, istituisce la Piattaforma nazionale delle liste di attesa e prevede la partecipazione della comunità locale, delle associazioni di cittadini, dei pazienti. dei caregiver alla co-progettazione e co-produzione dei servizi sanitari e socio-sanitari.
Essendo così definito il contesto legislativo e normativo, come si può pensare di trovare “soluzioni” ai tanti problemi senza coinvolgere coloro che sono i destinatari dei servizi sanitari ? E’ necessario quindi passare dalle “soluzioni” alle “soluzioni insieme” coinvolgendo tutti i portatori di interesse (stakeholder). E’ un’opportunità da cogliere per condividere responsabilità e così creare valore sociale.
Un esempio concreto del coinvolgimento attivo delle associazioni e per il quale la collaborazione è stato un fattore di successo è quello dell’aderenza terapeutica.
Se il nostro SSN è chiamato a produrre Salute, e non ricette di farmaci ed esami, abbiamo bisogno di operatori – in primis i medici di medicina generale – capaci di qualificare la collaborazione coi propri pazienti per fare in modo che migliori la loro aderenza alle prescrizioni. Per esempio, scegliendo insieme al paziente le alternative terapeutiche più compatibili col proprio stile di vita e consentendo ai pazienti e ai caregiver di partecipare al disegno dell’esperienza di cura.
È anche una strategia per usare meglio le risorse pubbliche considerato che la mancata aderenza alle terapie da parte dei pazienti costa al Servizio Sanitario Nazionale (SSN) circa 2 miliardi di euro all’anno in termini di prestazioni aggiuntive (stima 2024 AIFA).
Non è solo un modo per umanizzare le cure e migliorare la salute dei singoli ma anche una strategia per usare meglio le risorse pubbliche con un risparmio che può essere stimato.
Grazie Andrea per questo attento e appropriato commento