Longevità e Obesità

Longevità, prevenzione & stili di vita

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Si può ingrassare tanto da morirne, gli esperti parlano di “diabesità” per un’emergenza segnata da eventi clamorosi, come la scomparsa dell’uomo più obeso del mondo

Juan Pedro Franco, considerato l’uomo più obeso del mondo, è morto in ospedale in Messico all’età di 41 anni. Franco è deceduto il giorno della Vigilia di Natale in uno ospedale dello stato Aguascalientes, dopo che le sue condizioni sono peggiorate rapidamente in seguito a un’infezione renale. La sua morte è stata confermata dal medico curante José Antonio Castaneda: come spiegato dallo specialista, nei giorni precedenti alla morte il 41enne aveva sviluppato complicazioni sistemiche. Franco era arrivato a pesare quasi 600 kg, ma negli ultimi anni era riuscito a perderne circa 300.

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La Chiesa Il nel IV secolo fa un elenco di peccati gravi e il peccato di gola prende il primo posto poiché il goloso mangia togliendo cibo agli altri. Nonostante ciò nei monasteri medievali il digiuno degli albori del Cristianesimo era sconosciuto e i monaci seguivano una dieta varia e salutare, alcuni conventi diventarono centri di ingordigia e pigrizia e i monaci si fecero corpulenti tanto che diventò usuale il detto: grasso come un monaco. Recenti scavi confermano che lo “Stile di Vita monastico” sedentario, con una dieta ricca di grassi animali e bevande alcoliche portavano spesso i monaci a essere affetti da gotta e diabete, La corpulenza era un problema di moralità ma anche di estetica, piacevano gli addomi piatti e e quelli gonfi erano indicatori del peccato mentre la bellezza fisica era prova di bontà.

Erano grassi anche i santi come Tommaso d’Aquino che aveva bisogno di uno spazio enorme per il su ventre a tavola, così come Adalberto monaco nominato vescovo, del monastero di San Gallo definito nel 1065 come uomo di grande forza e estrema golosità e tale grossezza (crassitudinis tantae)

Nel XX secolo i corpi pingui diventano una minaccia estetica e un rischio per la salute , dopo essere stata etichettata fin dal XVI secolo come malattia capace di accorciare la vita e di imbruttire, l’obesità viene denunciata dai medici come foriera di patologie, disabilità, vecchiaia e morte e le compagnie assicurative britanniche e americane vedono l’obesità come fattore di rischio, fat and forty (grasso e quarantenne)

Nel 1935 diventa segno di declino fisico e messaggero di morte, la corpulenza diventa segno di deterioramento e usura già a 50 anni, il grasso è fatale e la grassezza trascina verso il basso. L’eccesso adiposo, infatti, non solo potenzia i fattori di rischio tradizionali come pressione alta, colesterolo, trigliceridi e diabete di tipo 2, ma comporta anche un incremento dell’infiammazione generale e del grasso viscerale con l’irrigidimento delle arterie (aterosclerosi) che possono aumentare il rischio. Oggi gli esperti del rischio cardiovascolare parlano di Diabesità, un tema attuale che sarà affrontato nelle sue innumerevoli sfaccettature nel prossimo Convegno  del 16-17 gennaio 2026 presso Una  Hotels Regina Bari.

Congresso organizzato dal dott. Vito Vulpis, Centro Ipertensione Policlinico Bari

 

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