Manifestazione della Cgil per Maduro, i venezuelani contestano

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La Cgil non perde occasione per manifestare anche dove in tutta onesta non se ne capiscono le motivazioni per un sindacato che ormai sembra diventato più un avamposto politico e movimentista del Pd piu che un associazione che dovrebbe tutelare i lavoratori. L’ultimo caso l’altra sera a Roma, dove un manipolo di sindacalisti ha voluto manifestare la sua contrarietà alla destituzione di quello che a tutti gli effetti viene considerato un dittatore, Nicolas Maduro.  “Ignoranti, avete mai vissuto in Venezuala, sapete chi è Maduro? Andatevene via, via!”. Gli esuli venezuelani cosi hanno affrontato ieri sera, a Roma, i sindacalisti della Cgil e di esponenti del Pd, scesi in piazza, a Roma, in piazza Barberini, contro Trump e in favore di Maduro “Da una parte Cgil e Pd, cartelli seri, appello solenne ‘contro la gravissima violazione del diritto internazionale’ per la cattura di Nicolás Maduro. Dall’altra la comunità venezuelana con un messaggio un po’ meno da convegno e un po’ più da vita vissuta: ‘L’arresto di Maduro è un grande passo verso la libertà… Tutto questo ieri sera a Genova e a Roma. Da una parte Cgil e Pd, cartelli seri, appello solenne “contro la gravissima violazione del diritto internazionale” per la cattura di Nicolás Maduro. Dall’altra la comunità venezuelana con un messaggio un po’ meno da convegno e un po’ più da vita vissuta: “L’arresto di Maduro è un grande passo verso la libertà. Il Pd non ci può spiegare a noi cos’è la democrazia”.

I sindacalisti della Cgil hanno cacciato i venezuelani dalla manifestazione, non senza qualche momento di forte tensione con urla e spintoni. Insomma un episodio che certo non fa onore a chi come la Cgil dovrebbe difendere i piu deboli e dovrebbe essere un baluardo della democrazia e della libertà. Ma evidentemente l’odio verso Trump e verso il governo italiano, ancora una volta ha avuto il sopravvento.

Il sit in della Cgil è proseguito con diversi interventi e a sorpresa è arrivato anche il segretario nazionale Maurizio Landini. “A i due che hanno contestato dico che noi siamo qui a manifestare anche per loro. L’opposizione venezuelana? Io sarei preoccupato se sapessi che un paese straniero può venire a destituire un leader eletto dal popolo”, ha detto rispondendo al Foglio. Alla dimostrazione ha partecipato un centinaio di persone, sventolando una grande bandiera della Pace davanti all’hotel Bernini. Anche a Genova nelle stesse ore, il Pd del capoluogo aveva organizzato un sit in di protesta contro la cacciata del dittatore venezuelano. Una manifestazione che anche qui viene però contestata dalla stessa comunità venezualana a Genova: “Esprimiamo il nostro fermo dissenso – viene spiegato in una nota -, rispetto alla presa di posizione del Partito Democratico ligure e di altri gruppi politici, promotori del presidio sotto alla prefettura.  Pur riconoscendo il valore del dibattito democratico e il diritto di ogni forza politica a esprimere le proprie opinioni, riteniamo inaccettabile che si parli del Venezuela senza aver vissuto, conosciuto o ascoltato la realtà di milioni di cittadini venezuelani che hanno affrontato sulla propria pelle una crisi umanitaria, economica e sociale senza precedenti”.

La comunità genovese cita gli otto milioni di venezuelani che hanno lasciato il Paese negli ultimi anni: “Spinti dalla fame, dalla repressione, dalla mancanza di cure mediche e dalla distruzione del tessuto democratico”. Contesta inoltre la presa di posizione della sinistra: “Parlare di ‘aggressione’ senza menzionare le responsabilità del regime che ha causato questa diaspora rappresenta una grave distorsione della verità. Non accettiamo che si venga a spiegare ai venezuelani cosa siano la pace, la giustizia o la democrazia, quando sono proprio questi valori a essere stati negati per decenni. La solidarietà non può trasformarsi in complicità ideologica, né la difesa della pace può ignorare le voci di chi ha vissuto l’oppressione. Chiediamo rispetto, ascolto e verità”.
Insomma ancora una volta la sinistra ha dimostrato di usare due pesi e due misure quando si parla di democrazia e di libertà, e che continua ad avere una certa fascinazione per alcuni regimi, come quello venezuelano o quello cubano fino al regime di Xi Jmping in Cina, che perseguono il sogno fallito del comunismo con l’uso della forza e con la negazione di libertà e democrazia. Salvo poi accusare altri di essere illiberali e antidemocratici, come fece ad Amsterdam all’assise socialista la segretaria del Pd Elly Schlein rivolta ai governi di centrodestra.

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