Schlein-Befana: la “satira” del Sindaco di Trieste

Attualità & Cronaca

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Un fotomontaggio della segretaria del PD, Elly Schlein, con i panni della Befana.

È bastato un post sui social per trascinare il sindaco di Trieste, Roberto Dipiazza, al centro di un ciclone di polemiche.

Quello che nelle intenzioni dell’autore voleva forse essere uno scherzo epifanico si è trasformato in un caso nazionale, sollevando un coro di condanne che va ben oltre i confini del centrosinistra.

Il post è diventato virale in pochi minuti, scatenando una reazione durissima.

Il Partito Democratico è insorto compatto, parlando di un attacco “misogino e degradante” che offende le istituzioni.
Anche nomi del giornalismo come Enrico Mentana hanno espresso critiche severe, sottolineando come l’uso di certi stereotipi sia indegno per chi ricopre cariche pubbliche.

Sorprendente, ma non troppo, la solidarietà arrivata da Movimento 5 Stelle e Italia Viva: pur nella distanza politica, le opposizioni si sono trovate unite nel ribadire che la dignità della persona non può essere merce di scambio per qualche “like”.

C’è un confine sottile, ma invalicabile, che separa la satira politica dall’insulto gratuito. Quando la critica smette di occuparsi delle idee, delle leggi o delle azioni di un leader e inizia a concentrarsi esclusivamente sui tratti somatici o sull’estetica, smette di essere politica e diventa bullismo istituzionale.

Associare una donna a una figura grottesca come la Befana non è una critica al programma del PD; è un tentativo di svilire l’avversaria colpendola in quanto donna.

L’aspetto più amaro di questa vicenda è l’evidente anacronismo. È necessario porsi una domanda: si sarebbe mai fatto lo stesso con un uomo?
Difficilmente un segretario di partito uomo viene attaccato attraverso paragoni che mirano a ridicolizzarne la bruttezza o l’aspetto fisico per delegittimarne l’autorità.

Attaccare Schlein sulle sue fattezze è un’espressione pura del patriarcato. Si suggerisce, sottotraccia, che il valore di una donna sia legato alla sua gradevolezza estetica secondo canoni maschili. Se non sei “bella”, sei una “vecchia strega” da schernire.

Questo tipo di attacchi serve a riportare la donna in una posizione di inferiorità, riducendo una leader nazionale a una caricatura, ignorando totalmente il suo intelletto e la sua carica.

In un’epoca che si professa civile, è inaccettabile che una donna al vertice della politica debba ancora subire trattamenti simili. Non si tratta di essere “politicamente corretti”, ma di pretendere un dibattito pubblico che rispetti la dignità umana.

Il caso di Trieste non è un episodio isolato, ma il sintomo di una cultura che fatica a accettare la leadership femminile senza cercare di sminuirla attraverso il corpo. È tempo che la politica torni a parlare di programmi, lasciando il fango e i pregiudizi estetici fuori dalle bacheche istituzionali.

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