Amianto: il Ministero della difesa ancora condannato, questa volta in relazione alla esposizione indiretta da parte di un familiare

Ambiente, Natura & Salute

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Il Ministero della Difesa è stato condannato dal Tribunale Civile di Roma a risarcire la moglie di un militare esposto all’amianto ed ad altri agenti cancerogeni perché contaminata in ambito domestico attraverso le divise e gli indumenti di servizio del marito con i quali è venuta in contatto al momento di accudirli.

Con questa innovativa sentenza il giudice civile ha confermato la sussistenza di un nesso causale tra l’esposizione professionale nelle unità navali alle quali era adibito il Luogotenente Leonardantonio Mastriovito e le patologie della coniuge instaurando in tal modo la sussistenza di un collegamento tra contaminazione a livello domestico e mancata tutela della salute dei familiari di chi ha prestato servizio in contesti ad alto rischio; dopo aver accertato a mezzo di una perizia tecnica d’ufficio l’avvenuta contaminazione indotta il giudice ha riconosciuto che la signora è rimasta colpita dalle seguenti patologie: asbestosi con compromissione della funzionalità respiratoria, disturbo dell’adattamento con umore ansioso alle quali è seguitoun danno biologico permanente..

Il militare è stato già riconosciuto invalido al 100% per le patologie contratte nel corso di trent’anni di servizio; la moglie, Paola Santospirito, che ha manipolato gli indumenti del marito, è stata quindi contaminata e ad essa è stato riconosciuto un indennizzo pari a circa sessantacinquemila euro oltre agli interessi legali dopo che il giudice aveva respinto tutte le eccezioni preliminari sollevate dal Ministero, comprese quelle relative alla competenza territoriale e alla prescrizione, ribadendo che il termine decorre dalla prima consapevolezza scientificamente attendibile della contaminazione, individuata nel dicembre 2019. Il Ministero è stato inoltre condannato al pagamento delle spese processuali e della consulenza tecnica.

«Questa sentenza segna un punto di svolta di portata nazionale – dichiara l’avv. Ezio Bonanni, presidente dell’Osservatorio Nazionale Amianto e legale della sig.ra Santospirito – Il Tribunale ha accertato in modo netto che l’amianto e gli altri cancerogeni presenti negli ambienti e nelle unità navali non colpiscono solo i militari, ma entrano nelle loro case, contaminando mogli e familiari attraverso le divise, la pelle e i capelli. È un riconoscimento giudiziario di enorme valore civile e sociale che pur rappresentando un riconoscimento fondamentale delle responsabilità, non esaurisce l’entità del danno subito e per questo motivo faremo ricorso in appello, al fine di ottenere una piena e più equa tutela dei diritti della vittima».

La stessa Paola Santospirito, moglie del militare ed oggi coordinatrice dell’Osservatorio Vittime del Dovere per la città di Taranto, sottolinea: «Questa sentenza,  non restituisce la salute perduta, ma verità e dignità. Per anni ho vissuto sulla mia pelle le conseguenze di un’esposizione che non avevo scelto. Oggi un giudice ha scritto nero su bianco che ciò che è accaduto era evitabile».

 

 

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