A Roma con il vicepresidente esecutivo della Ue Fitto, il ricordo di David Sassoli a 4 anni dalla morte

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L’11 gennaio del 2022 David Sassoli si spegneva dopo un breve ricovero presso il Centro di riferimento oncologico di Aviano, in Italia, per complicanze dovute a una disfunzione del sistema immunitario. Il presidente del Parlamento europeo moriva nel pieno esercizio delle sue funzioni. Una morte improvvisa, inaspettata e che ha lasciato un grande vuoto, in Italia ed in Europa. Come presidente del parlamento europeo Sassoli aveva saputo farsi apprezzare anche da chi non la pensava come lui. “Sei sempre nei nostri cuori. Nell’anniversario della sua scomparsa, lo ricordiamo con gratitudine e onoriamo il suo valore e il suo impegno”, gli ha reso omaggio con un post su X Roberta Metsola, che lo sostituì alla guida dell’Eurocamera. Proprio per ricordare questo grande personaggio la cui schiettezza e coerenza andava al di là degli schieramenti politici, agli Uffici di Roma del Parlamento europeo, si è tenuto oggi un evento intitolato ‘Quali riforme per un’Europa più libera e solidale’, in ricordo di David Sassoli.

Nella memoria di tutti è rimasto quel suo famoso discorso, durante i momenti drammatici dello scoppio della pandemia di Covid, quando in un’Aula quasi vuota, disse che l’Europa non poteva permettersi di sospendere la democrazia, nemmeno nell’emergenza. Fu sotto la sua presidenza che il Parlamento continuò a riunirsi, a deliberare, a rappresentare, dimostrando che le istituzioni non sono un lusso dei tempi felici, ma una necessità nei momenti difficili. In quell’occasione stupì molti la sua determinazione nel difendere la sacralità delle istituzioni europee, citando uno dei discorsi di Robert Schuman, uno dei padri fondatori dell’UE,
sull’importanza della solidarietà tra i popoli europei quale pilastro fondante dell’UE stessa, ringraziando
quindi le ONG e le associazioni che quotidianamente aiutano il prossimo.

A Roma nello spazio a lui dedicato sono intervenuti – in presenza o da remoto – rappresentanti delle istituzioni europee, provenienti da tutto lo spettro politico: Raffaele Fitto, attuale vicepresidente esecutivo della Commissione europea, Pina Picierno, vicepresidente del Parlamento europeo, Roberto Gualtieri, sindaco di Roma, e gli eurodeputati Salvatore De Meo, Nicola Zingaretti, Susanna Ceccardi, Ilaria Salis, Camilla Laureti.

Nella tempesta in cui naviga oggi l’Unione, “David ci avrebbe aiutato a unire alla chiarezza della visione di un’Europa federalista e democratica una capacità dolce di costruirla partendo da quello che abbiamo”, ha affermato Roberto Gualtieri. Per Salvatore De Meo (Forza Italia), Sassoli è stato un leader che “non ha mai parlato sulle persone ma alle persone”. Un “ponte tra le istituzioni e l’umanità”.

Nicola Zingaretti, collegato da Bruxelles, ha sottolineato che “il pensiero di Sassoli è utilissimo a capire come dobbiamo comportarci ora nel mondo”. E prendendo in prestito una sua frase ha concluso: “Se l’Europa è un luogo migliore, lo dobbiamo all’Unione europea e alle conquiste che ha saputo ottenere”.

Molto sentite e sincere sono state le parole, in conclusione di Fitto, che con Sassoli ha condiviso 4 anni di legislatura europea, e molte discussioni nella conferenza dei presidenti, come ha ricordato lui stesso. Il vicepresidente della Ue dopo avere ricordato le grandi doti umane dell’uomo, ha parlato della sua opera, citando il titolo di un volume che riassume i suoi discorsi ufficiali: la saggezza e l’audacia. “Due parole molto significative, apparentemente in contraddizione tra loro”. Da un lato “ ci indicano un approccio saggio, equilibrato, dialogante e dall’altra però anche la necessità di mettere in campo, laddove necessario, un’azione differente, che sia un po’ più coraggiosa, talvolta anche un po’ più al di sopra delle righe  di quelli che sono gli approcci che naturalmente e logicamente dovrebbero aversi.

Fitto ha poi voluto anche sottolineare il grande lavoro di Sassoli per cercare di limaree le differenze che coesistono nel progetto europeo  “ognuno di noi ha una sua appartenenza e giustamente custode e geloso della sua identità e del suo percorso però dobbiamo capire che le differenze non necessariamente possono voler dire lontananza, distanza, perché in questo momento, mai come in questo momento, dobbiamo cercare di costruire nel contesto europeo in modo particolare un ruolo, un’azione che possa essere finalizzata a far sì che le differenze possano essere ridotte per cercare di costruire questo progetto, rafforzare questo progetto questa è la sfida che abbiamo di fronte e di fronte a questa sfida non ci sono alternative”

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