Arriva la stretta del governo sulla sicurezza, come promesso dalla premier Meloni

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Giro di vite su ordine pubblico e criminalità. Approderanno presto in Parlamento un decreto e un disegno di legge in materia di sicurezza, provvedimenti sui quali ha lavorato direttamente l’Esecutivo. Lo riferiscono fonti di maggioranza. Un tema che non ha mai abbandonato il dibattito pubblico e politico (e sul quale ora sta puntando i piedi anche il centrosinistra che però negli anni di governo ha fatto davvero poco in merito), ma che è tornato con forza al centro dell’agenda del governo dopo l’omicidio di Alessandro Ambrosio, capotreno di 34 anni, ucciso a coltellate nella notte del 5 gennaio in un parcheggio nei pressi della stazione di Bologna. Per il delitto è accusato il cittadino croato Marin Jelenic. Proprio ieri, 6 gennaio, quando si è stato diffuso il nome del presunto assassino, dalla Lega avevano avvertito di «essere pronti» a portare in Aula «una proposta molto netta e severa» sulla sicurezza e sull’immigrazione.

Il disegno di legge, secondo quanto ricostruito dal Corriere della Sera, è in incubazione al Viminale da mesi e dovrebbe arrivare in Parlamento non sotto forma di decreto, ma come Ddl ordinario, con la richiesta di una corsia preferenziale alle Camere. L’impostazione del testo è quella di un sistema di interventi rapidi pensati per rendere immediata la risposta dello Stato ai comportamenti illegali. Il fulcro è la responsabilizzazione del contesto familiare e genitori: quando un reato viene commesso da un minorenne, la sanzione può ricadere anche su madre e padre o su chi è tenuto alla sorveglianza, chiamati a rispondere in solido sul piano economico e amministrativo. L’idea è che colpire l’ambiente di riferimento, e non solo l’autore materiale del fatto, possa rafforzare il controllo educativo e ridurre il rischio di recidiva. Tra le misure allo studio c’è il divieto assoluto di porto di strumenti atti ad offendere, in particolare dei coltelli.

Il fenomeno è in forte crescita, come dimostra una recente indagine Euripses. sulla percezione della sicurezza e sulla presenza di elementi di degrado e problematiche sociali nella zona in cui si vive. La criminalità giovanile emerge come il fenomeno percepito in più netta crescita: ben il 52,5% degli intervistati ritiene che baby gang e teppismo siano aumentati nella propria zona, un dato particolarmente allarmante poiché rappresenta una maggioranza assoluta e mostra la percentuale più bassa di indecisi (16,9%), suggerendo una percezione più definita e diffusa rispetto agli altri fenomeni esaminati. Circa un intervistato su tre (33,3%) ha ravvisato un incremento dell’accattonaggio, con un ulteriore 31,8% che ritiene il fenomeno stabile

Nel testo sarebbe prevista anche una norma sul cosiddetto “scudo giuridico”: in pratica, quando una persona agisce per legittima difesa o in situazioni giustificate dalla legge, non scatta automaticamente l’iscrizione nel registro degli indagati. La tutela, inizialmente pensata per le forze dell’ordine, viene estesa a tutti i cittadini e non impedisce comunque alla magistratura di intervenire e andare avanti con le indagini.

‘’Abbiamo lavorato moltissimo sulla sicurezza… ma i risultati per me non sono sufficienti…questo è l’anno in cui si cambia passo e si fa ancora di più. Se vogliamo garantire sicurezza occorre lavorare tutti nella stessa direzione: governo, forze di polizia e magistratura’’. Aveva detto la premier durante la conferenza stampa, indicando nella sicurezza cosi come nella crescita economica i due temi focus del governo per il 2026.

Nelle grandi città è in crescita anche la criminalità minorile. E secondo la leader anche in questo caso i provvedimenti varati dal governo non bastano. ‘’Il fenomeno delle gang giovanili e i cosiddetti maranza – ha rilevato – continuano a imperversare, perciò stiamo lavorando a un altro provvedimento specifico sul tema che verrà presentato nei prossimi Consigli dei ministri’’

Tuttavia per Meloni la legge penale non risolve tutto, c’è il tema dell’educazione, della responsabilità, della lotta al degrado e all’abbandono scolastico. Il  caso Caivano è un modello che andrebbe preso ad esempio, malgradi le critiche strumentali di una sinistra sempre più a corto di idee. ‘’Quando ci siamo insediati – ha rilevato – la dispersione scolastica era all’11,5% oggi è all’8,7%, il che significa che abbiamo recuperato 500mila minori dalla dispersione scolastica. Dovremmo essere fieri, come per la reintroduzione dell’educazione civica e del voto in condotta».

 

 

 

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