Il ponte sullo stretto di Messina e…la pista ciclabile.

Senza categoria

Di

Il 3 settembre del 2020, il Corriere della Sera pubblica un articolo di Maria Teresa Meli così titolato “ De Micheli propone una ciclabile sullo stretto di Messina. Le ironie dei colleghi : “e il monopattino? “

Paola De Micheli era ministro,  delle Infrastrutture, in quota PD,  del secondo governo Conte.

La Meli faceva riferimento ad un post  pubblicato sui social dall’allora ministro, il 2 settembre 2020, dove affermava testualmente  “Abbiamo istituito un commissione per capire quale è  lo strumento migliore per collegare la Sicilia alla Calabria. Per collegarle su ferro, su strada ,e con una pista ciclabile.

L’opera che verrà deve essere sicura ed economicamente sostenibile.”

In precedenza Renzi intervenendo a Cernobbio come capo del governo il 27 settembre del 2016, si dichiara favorevole al Ponte sullo stretto, per realizzare quella che il suo ministro delle infrastrutture Graziano Delrio, chiama la “Napoli Palermo”  cioè il collegamento attraverso il Ponte sullo stretto.

Insomma nessuno veramente ha avuto il coraggio di dire un no  definitivo a questa idea di collegare la Sicilia al continente, rinviando di volta in volta la decisione, con la preoccupazione di dare precedenza ad altre priorità.

Quello che qualcuno ha battezzato il “benaltrismo”, prima le strade, le ferrovie, le scuole, le fognature, gli acquedotti etc. e poi il ponte.

Il risultato è che dagli inizi anni settanta ad oggi,  tutte queste opere non hanno avuto compimento e continuano ad essere l’alibi per non fare il ponte.

Tutto ciò ci consente di ragionare laicamente osservando la realtà, i fatti, e perché ciò avvenga necessita  una autentica libertà di pensiero, scevro da ideologismi, e “odi di partito”, per  dirla con i Nomadi.

In questi giorni mi tornava alla mente un testo ancora attuale per aiutarci a comprendere questa complessa realtà del Meridione, e della Sicilia in particolare.

Mi riferisco al libro di  Denis Mack Smith “ Storia della Sicilia medievale e moderna”, testo che attraverso l’analisi di secoli di vita di un popolo, arriva ad una logica e straordinaria conclusione : “Gran parte del meglio e gran parte del peggio della storia siciliana proviene da questa fiera insularità, che  non è senza rapporti con l’impoverimento materiale della Sicilia moderna.

Dal 1860 essa si è ridotta man mano che strade e ferrovie collegavano sempre di più l’isola all’Italia e al resto d’Europa.”  

Le conclusioni dello storico londinese mi paiono la premessa che possa e debba essere condivisa da tutti coloro che si professano intellettualmente onesti, la consapevolezza che l’ isolamento della Sicilia non aiuta lo sviluppo, la  crescita economica, culturale,  dei siciliani, condannandoli ad una “distanza”, con tutto quello che comporta.

C’è un’altra teoria che va contrastata, il benaltrismo,  una serie di cose prioritarie rispetto al ponte sullo stretto.

La prima constatazione e che poco o nulla è stato fatto da governi di diverso colore, specie quelli sinistri che del benaltrismo si fanno scudo.

La seconda constatazione è quella che è sotto gli occhi di tutti e cioè che sono le infrastrutture importanti che catalizzano le altre opere, rendendole necessarie e non viceversa.

Ricordo una vicenda analoga in quello che era il mio abitat e cioè  le provincie di Palermo e Trapani collegate dalla strada statale 113, che da Messina arrivava a Trapani, 337 Km circa, con tempi di percorrenza alla media di 50 Km orari.

Dopo il terremoto della Valle del Belice del 14 e 15 gennaio del 1968 le istituzioni ebbero la consapevolezza, di quanto isolati e lontani fossero quei paesi distrutti dal sisma e così difficili da raggiungere dai soccorritori.

Il 30 agosto del 1971 la posa della prima pietra dell’autostrada Palermo-Mazara, Palermo-Trapani, non senza aspre polemiche, sempre con la teoria del benaltrismo,  autostrada che nell’arco di un decennio avrebbe spalancato al turismo immensi tesori d’arte, situati  nel cuore del trapanese e ignoti alla maggioranza.

Ricordo bambino Selinunte, uno dei parchi archeologici più belli, meta di qualche scolaresca indigena o eroico Scandinavo sulle  orme di Goethe,  e Segesta con il suo teatro e tempio Dorico, abbandonata alla sua imperiosa solitudine, custodita da un pagliericcio con un rivenditore di bibite, ed Erice, fondata dai Troiani,  avvolta dalle nubi nel suo splendido affaccio sulle isole Egadi, sul monte Cofano, e luogo di villeggiatura quasi esclusivamente dei trapanesi.

E ancora le saline, Marsala, e l’isola di Mozia il più antico insediamento fenicio.

Insomma nell’arco di poche anni, l’aeroporto di Palermo, di Trapani, e l’autostrada hanno reso accessibili questi luoghi straordinari ad una platea di turisti, sempre più numerosa, anno dopo anno,  accogliendoli nel mare di San Vito lo Capo, di Macari, o delle isole Egadi, allietandoli nell’anfiteatro di Segesta o davanti ai templi di Selinunte a godere di spettacoli, in uno scenario unico, e perché no coccolandoli  con la straordinaria pasticceria di Erice, con le ricette tramandate dalle suore di clausura.

Insomma aver collegato attraverso le infrastrutture, ritenute inutili allora,   territori un tempo lontani , di difficile accesso, ha portato turismo, ricchezza, soprattutto crescita culturale, valorizzazione del territori: provare per crederci, vi aspetto in massa.

A conclusione di questo mio articolo vorrei citare ancora Goethe, “ L’Italia, senza la Sicilia, non lascia nello spirito immagine alcuna. E’ in Sicilia che si trova la chiave di tutto. La purezza dei contorni, la morbidezza di ogni cosa, la cedevole scambievolezza  delle tinte, l’unità armonica del cielo con il mare e del mare con la terra… chi li ha visti una sola volta, li possederà per tutta la vita “.

Allora è tutto chiaro, a non volere una infrastruttura come il ponte o sono gli invidiosi della mia Sicilia, o i siciliani gelosi del proprio territorio che non vogliono condividere quella bellezza che ritengono proprietà privata.

In ultimo, io difesi Paola De Micheli, per quanto riguarda il suo post, innanzi tutto perchè simpatica, perché aveva visto giusto nell’interesse del bene comune, e ancora perché essendo io un inveterato ciclista, attraversare con la mia bici lo stretto non mi sarebbe dispiaciuto anzi mi avrebbe reso felice.

Giuseppe Failla

fattoponteer.jpg

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

Traduci
Facebook
Twitter
Instagram
YouTube