Uno nessuno centomila il nuovo grande spettacolo, al teatro Olimpico di Roma, dell’istrione Maurizio Battista

Arte, Cultura & Società

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Dopo i successi record delle sue ultime tournée, Maurizio Battista è tornato in scena con il nuovo spettacolo, Uno, Nessuno, Centomila, al Teatro Olimpico di Roma fino all’8 febbraio 2026. Un titolo che richiama Pirandello, ma che diventa lo spunto per una riflessione profondamente attuale sull’identità contemporanea. Tra risate, paradossi e momenti di comicità, Battista accompagna il pubblico in un viaggio nelle debolezze, incoerenze e piccoli vizi quotidiani che rendono l’essere umano pienamente autentico. Come dire: ciascuno dovrebbe essere “uno”, sincero e coerente con se stesso. Ma la società dei consumi spinge a diventare “centomila”, mutando pelle, idee e desideri in base alle mode, alle pressioni sociali e alle aspettative altrui. E alla fine, smarriti in questo gioco di specchi, si rischia di diventare “nessuno”. E’ uno spettacolo di quasi tre ore che scorrono via veloci intramezzate dalle canzoni revival Demo Morselli, Marcello Cirillo e la loro big band, e dalla esibizione di Manuela Villa, la figlia del grande Claudio che ripropone un emozionante duetto video con il padre con la sua canzone forse piu celebre “un’amore cosi grande” e dal bravissimo ventriloquo Samuel Barletti accanto a un corpo di ballo composto da otto elementi.

Un titolo che richiama ovviamente Luigi Pirandello e diventa lo spunto per una riflessione brillante, con un retrogusto amaro, ma profondamente attuale sull’identità contemporanea. Tra risate, paradossi e comicità irresistibile, Battista accompagna il pubblico in un viaggio dentro le debolezze, le incoerenze e i piccoli vizi quotidiani che rendono l’essere umano autentico. Molto bello anche il clima di reciproca partecipazione che il comico instaura con il pubblico, condividendo manie, disavventure ( come quella relativa ad una fastidiosa fistola che lo tormenta da anni) e scampoli di vita quotidiana, con al centro sempre la capitale, a cui il comico resta legatissimo.
Il filo conduttore è chiaro: ciascuno dovrebbe essere “uno”, sincero e coerente con se stesso. Ma la società dei consumi spinge a diventare “centomila”, cambiando idee, desideri e comportamenti in base alle mode e alle pressioni sociali, fino al rischio di sentirsi “nessuno

«Il mio spettacolo – ha spiegato – è una bolla felice di correttezza, di valori, un modo per stare vicino a chi soffre, non lo prende in giro. Parliamo di varia umanità e facciamo vedere delle incongruenze, perché alla fine interpretiamo tante maschere ma l’unica identità che non ci piace è la nostra. Chi non ha i capelli li vuole, chi è grasso vuole essere magro, siamo tutto e il contrario di tutto». E, dopo la stoccata alla comicità aggressiva che sfida il politically correct, è arrivato anche un esame sui romani. «Premetto – ha aggiunto – che Roma è la mia città, e io la difenderò sempre. Però è una città difficile. E soprattutto è abitata dai romani, e i romani, bisogna dirlo, spesso sono zozzi. I cassonetti sono pieni di cuscini, materassi, mobili. Chi ce li ha messi? Uno che è venuto da Plutone? No, ce li hanno messi quegli stessi che poi dicono che a Zurigo è tutto perfetto. Come mai? Una magia? No, sono gli abitanti che fanno la differenza».

le repliche dello spettacolo prodotto da Fabio Censi, andranno avanti fino all’8 febbraio, ma certamente non basteranno a contenere tutto l’entusiasmo che da anni circonda il grande comico romano

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