“È stata l’edizione della possibile ripartenza quella che si è aperta a Firenze con la 109ª edizione di Pitti Immagine Uomo. Lo ha affermato, entrando al punto stampa della manifestazione, il Ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo URSO, sottolineando il valore della fiera per un sistema composto anche da molte piccole e medie imprese. “La fiera ha aperto quello che noi pensiamo possa essere l’anno della ripresa dopo le difficoltà, anche terribili, della congiuntura internazionale dello scorso anno. L’anno della ripresa può cominciare proprio dalla moda, dallo stile italiano che si è fatto largo nel mondo, anche nei nuovi mercati”, ha dichiarato il ministro, richiamando il ruolo strategico del comparto per il Made in Italy. URSO si è soffermato poi sul tema dell’ultra fast fashion e sulle iniziative adottate per contrastarne gli effetti. “Abbiamo contrastato questo fenomeno sia con misure nazionali, nella legge di bilancio, introducendo una tassa postale sui piccoli pacchi provenienti dai mercati extraeuropei, in particolare dalla Cina, sia supportando le misure realizzate dalla Commissione europea per un dazio alla frontiera”, ha spiegato. Un insieme di interventi che, secondo il ministro, ha mirato a colpire pratiche fuori dalle regole e prodotti “non sostenibili sul piano ambientale”, tutelando al tempo stesso i consumatori italiani ed europei e i lavoratori della filiera del tessile, dell’abbigliamento e delle calzature, “messa in ginocchio” dalla concorrenza sleale.
Dedicata al beauty e un progetto sempre più intenso per rafforzare la presenza di compratori internazionali, portati in Italia grazie al contributo del ministero degli Affari esteri e Agenzia Ice. Così Pitti Uomo cerca di tenere il passo e soprattutto di dare sostegno alle aziende della moda maschile che partecipano. Sono 750 i marchi presenti a questa edizione, il 47% sono esteri, che presentano le collezioni per l’autunno/inverno 2026/27. Per molti si tratta di un’occasione fondamentale di rilancio in un momento storico che crea non poche difficoltà al settore, tra tensioni geopolitiche, instabilità dei mercati e misure protezionistiche, soprattutto da parte degli Stati Uniti (terzo mercato di sbocco della moda maschile italiana). Tutte problematiche che secondo i dati di Confindustria moda hanno causato un calo del 2,1% di fatturato per la moda maschile italiana nel 2025 (11,2 miliardi di euro), ma soprattutto un ritorno in area negativa delle esportazioni (-2%).
Il ministro Urso ha poi parlato del recente accordo di libero scambio del Mercosur evidenziando le grandi prospettive che esso apre per il Made in Italy “Io mi auguro che dopo quello con il Mercosur, in cui il governo italiano è stato decisivo anche attraverso la piena tutela del settore agricolo, si possano sottoscrivere altri accordi”. ha affermato Adolfo Urso, a margine della cerimonia d’apertura di Pitti Immagine Uomo oggi a Firenze. L’accordo Ue-Mercosur, ha aggiunto il ministro, “indica la rotta da perseguire in questi mesi nel 2026, cioè di un anno che deve consentirci di aprire nuovi mercati, anche attraverso nuovi
accordi di libero scambio”. Urso ha auspicato intese “con il Messico, con gli Emirati, i paesi del Golfo Persico, con l’India che è un grande mercato del futuro, e lungo questa rotta con gli altri paesi sud-est asiatico, dalla Malesia all’Indonesia, alle Filippine fino all’Oceania, perché noi pensiamo che dobbiamo resistere, e lo
sappiamo fare meglio di altri nei mercati tradizionali, ma anche aprirci e conquistare nuovi mercati”.
Il ministro ha sottolineato che “siamo consapevoli della forza del Made in Italy perché il sistema produttivo italiano è quello che ha una varietà di prodotti, una sua diversificazione produttiva che nei momenti di crisi aiuta, e una sua diversificazione di mercati che appunto ci aiuta, ci consente di muoverci meglio rispetto ad altri sistemi produttivi”














