La promessa iniziale era semplice: offrire più libertà di scelta al cittadino e maggiori opportunità al medico. Ma nella realtà quotidiana, tra burocrazia, costi nascosti e squilibri di potere, il risultato spesso è diverso da quello sperato. Chi davvero ci guadagna? E chi, invece, resta indietro? In questo articolo provo a fare un po’ di chiarezza, guardando oltre i luoghi comuni e le versioni ufficiali
Intramoenia tra opportunità e rischi: cosa significa davvero per il paziente
La libera professione intramuraria, cioè l’intramoenia, nasce come risposta alle esigenze di chi cerca un consulto specialistico rapido, magari per un secondo parere o per chiarire dubbi sul proprio percorso di cura. In teoria, dovrebbe essere uno strumento in più, un’opportunità di confronto diretto con lo specialista, soprattutto nei casi complessi dove il SSN, tra tempi d’attesa e rigidità organizzative, spesso non riesce a dare risposte rapide
Nessuno mette in discussione il valore dell’intramoenia quando serve per approfondire, pianificare meglio o fugare incertezze. Il problema nasce quando la libera professione diventa la scorciatoia per accedere più velocemente a diagnosi e terapie, soprattutto in specialità delicate come cardiologia e oncologia. Qui, ogni giorno perso può davvero cambiare la storia clinica di una persona: le attese non sono solo uno scandalo, sono un vero reato morale e professionale.
Intramoenia e liste d’attesa: il vero costo sociale della libera professione
Ma è giusto che per una coronarografia, una chemio o una biopsia urgente chi paga abbia la corsia preferenziale, mentre chi non può permetterselo resta bloccato in lista? La risposta è NO, senza mezzi termini. Anche la chirurgia in intramoenia va regolamentata con rigore: le sale operatorie pubbliche devono servire prima di tutto il SSN, non diventare teatri per la libera professione di pochi
Il paradosso dell’intramoenia è chiaro: ha senso solo come spazio di confronto, non come via preferenziale per percorsi diagnostici o terapeutici. Se in alcune branche le attese sono infinite, non si risolve moltiplicando le prestazioni private, ma investendo davvero nel pubblico e restituendo dignità ai percorsi istituzionali. Basta ipocrisie: o si cambia davvero, o la medicina a due velocità diventa la regola.
Intramoenia: come alla roulette, medico e cittadino finiscono spesso tra i perdenti, mentre le altre parti incassano senza rischiare
In questo sistema ci guadagna l’azienda, pubblica o accreditata, ci guadagna l’Erario, ci guadagnano le assicurazioni integrative che prosperano sull’ansia dei cittadini. Il medico, invece, si svende per un piatto di lenticchie, tra burocrazia e logiche di profitto. E chi ci rimette davvero è il cittadino: anche chi ha patologie gravi rischia di vedersi fissare una TAC di controllo dopo anni. Le barriere all’accesso alle cure aumentano, la qualità e la quantità di vita si abbassano, e il sistema risparmia sulle persone più fragili. Abbiamo costruito un sistema che fa quadrare i conti sulla pelle della gente e poi ci sorprendiamo se la fiducia crolla. Non è solo inefficienza: è una scelta politica che pesa sulle vite, sui diritti e sulla coscienza di chi, nonostante tutto, continua a credere nella medicina come servizio e non come affare.
Riccardo Guglielmi Giornalista Scientifico
redazione@corrierenazionale.net
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Sono molto d’accordo soprattutto sulle ombre, nella definizione di intramoenia sul web, leggo che il medico dovrebbe utilizzare proprie attrezzature…è sempre così?
In quanto alle liste d’attesa la Regione invece di incasinarsi con orari impossibili sino alle 23,00 con medici esausti, potrebbe valorizzare meglio i settantenni medici di famiglia messi in pensione e gli specialisti disponibili per attività ambulatoriali e di soccorso volontarie ma retribuite con agevolazioni al pari delle pensioni integrative.