Iran, la strage continua

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Non si arresta la protesta in Iran, mentre sale il numero delle vittime di una repressione, da parte delle forze del regime, senza precedenti.

Sarebbero circa 12.000 in Iran  le vittime di un regime che non intende cedere alle proteste di una folla oceanica che, dal 28 dicembre, riempie le vie, le piazze, delle città iraniane. Un bilancio che sembra destinato a salire di ora in ora e che lascia il mondo attonito.

Ovunuqe morti, vite spezzate. In prevalenza giovani, privati dei loro sogni, delle loro ambizioni. Giovani, persone, che hanno pagato con la vita quell’anelito alla libertà che da anni in Iran è negato .

Iran

Foto tratta da video di TG2000

Ore drammatiche

Le ore si susseguono, bagnate dal sangue, mentre una folla inerme, provata da una crisi economica senza precedenti, si riversa nelle strade. Un oceano di volti, un oceano di disperazione che porta uomini, donne, persino a morire in nome di quella libertà che è loro negata.

Gridano slogan contro Khamenei, contro colui che rappresenta la guida suprema di una teocrazia soffocante, repressiva. Ma Khamenei non indietreggia e, sordo alle esigenze di un popolo, ordina alle forze dell’ordine di sparare sui civili.

Intanto il mondo osserva inorridito, mentre molte nazioni europee convocano gli ambasciatori iraniani per sollecitare la fine di questo massacro.

E’ un bagno di sangue che colora di rosso le strade, ma decisamente non scalfisce le coscienze di chi spara e uccide. I morti, spesso chiusi in sacchi neri, giacciono ovunque.

Tante le storie, tanti i ricordi rubati a persone che non rivedranno più il sole illuminare i cieli della loro terra. L’Apocalisse è qui, in questo scenario di ingiustizia e di crudeltà, scritta su quei volti resi gelidi dalla morte.

Da Trump una promessa di aiuto

Gli occhi del mondo sono puntati su Trump che dopo il messaggio di ieri su Truth, un messaggio che esortava i manifestanti a non indietreggiare e prometteva imminenti aiuti, fa calare un silenzio enigmatico sulle sue reali intenzioni.

Ambigue infatti le sue dichiarazioni alla stampa, dalle quali si evince che non è da escludere un intervento armato degli Stati Uniti. Un intervento che vedrebbe al suo fianco l’inseparabile Netanyahu. Un’azione militare che potrebbe avere conseguenze catastrofiche sul piano dei traballanti equilibri internazionali.

Mosca, intanto, mostra tutta la sua ira attraverso le dure parole di Maria Zakharova, addetta stampa del Cremlino, che accusa anche l’Ue di appoggiare le forze antigovernative iraniane Ma non è da meno Pechino che, dopo il divieto, imposto da Trump a tutte le nazioni che hanno rapporti commerciali con l’Iran, di continuare in questo scambio di affari, reagisce con veemenza ad una tale imposizione, dichiarando la propria autonomia.

La situazione è critica e preoccupa anche l’atteggiamento del regime che promette una dura reazione ad un’eventuale ingerenza degli States nei propri affari interni.

Anzi l’Ambasciatore iraniano alle Nazioni Unite condanna, in una sua lettera, sia Trump che Netanyahu, colpevoli, a suo dire di fomentare la rivolta

L’appello di Reza Pahlavi

Nel caos generale si leva anche l’appello del figlio in esilio  dell’ultimo Scià, Reza Pahalavi, rivolto all’esercito iraniano.

Un appello, per certi versi, toccante che invita l’esercito a unirsi ai manifestanti e a non sparare sui cittadini, richiamandolo a rivestire il ruolo che  gli compete. Ovvero quello di esercito nazionale dell’Iran e non della Repubblica Islamica.

Le voci dalla strage

Il paese è isolato, vietato conoscere la verità! Da oltre 132 ore infatti il blackout di Internet impedisce l’accesso a video che potrebbero denunciare l’efferatezza della repressione..

Ma le notizie trapelano ugualmente, grazie al servizio gratuito del  provider di internet satellitare Starlink che sta fornendo al mondo le voci, le immagini di una strage terribile

Teheran mostra i pugni

In un rimpallo di accuse e di minacce reciproche tra Teheran e Washington, la situazione non sembra approdare ad una soluzione diplomatica, anche se un barlume di apertura al dialogo da entrambe le parti ha illuminato la scena nelle ultime ore.

 Teheran infatti accusa sia Israele che gli Usa di volere abbattere il regime da tempo e di aver fomentato la rivolta per poter avere il controllo dell’Iran. Trump, dal canto suo, procede con i suoi toni estremamente minacciosi, ovviamente scortato da Netanyahu.

Intanto a farne le spese è la popolazione iraniana che continua a mostrare tutto il suo orgoglio identitario. Pronta a morire in nome della libertà

 

 

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