L’eurodeputato Carlo Ciccioli, esponente di spicco del partito della premier nelle Marche, in qualità di membro della commissione per il Sudamerica del parlamento europeo, che ha collaborato con la commissione, per mettere a punto i dettagli dell’accordo, è certamente una delle voci più autorevoli per commentare lo storico accordo tra Europa e Mercore, dopo 26 anni di infruttuosi colloqui
Onorevole Ciccioli finalmente ci siamo dopo 26 anni i prossimi giorni dovrebbe essere siglato l’accordo col Mercosur, cosa ne pensa lei come membro della delegazione per il Sudamerica del parlamento europeo?
“Dopo 26 anni si arriva a un passaggio storico, ma non va celebrato acriticamente. Come delegazione Sudamerica abbiamo lavorato perché l’accordo non penalizzi le nostre eccellenze e il nostro commercio. Per Fratelli d’Italia il libero scambio ha senso solo se è equo e basato sulla reciprocità delle regole. Non accetteremo mai che l’apertura dei mercati avvenga a discapito di qualità, sicurezza alimentare e lavoro europeo”.
Sono state soddisfatte tutte le richieste fatte dall’Italia, è una grande vittoria diplomatica del nostro paese?
“L’Italia ha inciso in modo molto forte, grazie al Governo Meloni, soprattutto su tutele sanitarie, ambientali e sulle indicazioni geografiche. È un risultato politico importante, frutto di una rinnovata autorevolezza del nostro Paese in Europa. Ora però serve vigilare perché gli impegni devono essere rispettati e non restare solo buone intenzioni sulla carta”
Però gli agricoltori non sembrano ancora soddisfatti. Non sono sufficienti le garanzie di salvaguardia concesse dalla Commissione?
“Le preoccupazioni del mondo agricolo sono legittime e vanno ascoltate senza pregiudizi. Le clausole di salvaguardia sono un passo avanti, ma non bastano se non sono accompagnate da controlli rigorosi. Non possiamo chiedere ai nostri agricoltori standard elevatissimi e poi importare prodotti concorrenti che non li rispettano”
Ma il Mercosur apre grandi prospettive per l’export del Made in Italy, soprattutto alla luce dei dazi americani, secondo Unimpresa le esportazioni italiane verso i Paesi del Mercosur – Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay – potrebbero crescere in media del 40%, passando dagli attuali 7,4 miliardi di euro a oltre 10,4 miliardi, con un incremento complessivo vicino ai 3 miliardi di euro.
“Il Mercosur può aprire spazi importanti per il Made in Italy, soprattutto in una fase di forti tensioni commerciali globali come quelle che stiamo vivendo in altre aree geografiche. I dati sull’export mostrano potenzialità significative per industria, meccanica e agroalimentare di qualità. Ma crescita e competitività devono andare di pari passo con la tutela delle filiere produttive italiane”
Anche in questo dossier il ruolo del nostro paese è stato decisivo, lei pensa che la stabilità e l’autorevolezza del governo Meloni, possano dare una salutare sveglia all’Europa che rischia sempre più di diventare irrilevante nel nuovo contesto geopolitico?
“La stabilità e la credibilità del governo Meloni stanno restituendo peso politico all’Italia in Europa. Il nostro Paese oggi è ascoltato sui vari dossier e tavoli perché porta proposte concrete e non ideologiche, improntate su una politica di mediazione, tenendo fermi capisaldi quali la difesa dei propri interessi e dell’Europa. Negli ultimi anni il nostro Continente ha perso la centralità nello scenario globale, bisogna recuperarla facendo politica e non proponendo solo ideologia fine a sé stessa”
Intanto nelle settimane passate su alcuni provvedimenti legati al green deal i popolari hanno votato con voi e con i patrioti, secondo lei si può creare una nuova maggioranza sul modello italiano anche nel parlamento europeo?
“Quando si parla di difendere lavoro, imprese e ceto produttivo, le convergenze diventano naturali. Su diversi dossier del Green Deal si sta, finalmente, formando una maggioranza più realistica e meno dogmatica, meno spinta dal furore ideologico. In questo quadro, il modello italiano dimostra che governare significa assumersi responsabilità, non inseguire slogan che determinato più danni che benefici”
Lei crede che in questa legislatura si possa arrivare ad un cambiamento radicale di alcune regole sul green deal che hanno messo in grande difficoltà interi settori produttivi europei?
“Un cambiamento profondo è possibile e necessario già in questa legislatura. Le politiche ambientali non possono trasformarsi in una condanna per interi settori produttivi europei, si pensi all’automotive che è letteralmente precipitato in una profonda crisi dalla quale si fatica a farlo riemergere. È la dimostrazione concreta che serve un Green Deal sostenibile anche sul piano economico e sociale, non solo ambientale”
Lei è da tempo molto impegnato nella difesa dei diritti civili in Iran, cosa pensa della situazione drammatica che sta vivendo in queste ore il paese islamico?
“In Iran è in corso una repressione durissima contro donne, giovani e oppositori politici, da decenni. La situazione è drammatica e richiede una risposta forte della comunità internazionale. L’Europa deve smettere di essere timida e difendere con coerenza i diritti umani e le libertà fondamentali, facendo pressione sul regime islamico. Sento che potrebbe esserci una svolta positiva per il popolo iraniana che l’Europa deve saper accompagnare con tutti gli strumenti in suo possesso”
Da parlamentare europeo lei pensa che sia ora che l’Europa si doti di una difesa e di una politica estera comune?
“Senza una difesa e una politica estera comuni, l’Europa resta debole e marginale. Le crisi internazionali dimostrano che non possiamo più affidarci solo ad altri e, dirò, lo trovo anche giusto. Sono fermamente convinto che questi strumenti, però, debbano rafforzare gli Stati nazionali, non creare nuove strutture burocratiche scollegate dai cittadini”
Di recente lei è stato protagonista di una polemica con un consigliere regionale delle Marche di Avs, che di fronte all’ennesimo caso di violenza ad Ancona, ha ammesso che l’aumento della violenza è in gran parte dovuto agli immigrati. Qualcuno ha parlato di outing della sinistra sul tema della sicurezza
“Quando anche esponenti della sinistra ammettono il legame tra immigrazione incontrollata e aumento della violenza, significa che la realtà è ormai sotto gli occhi di tutti. Fratelli d’Italia lo dice da anni: sicurezza, legalità e controllo dei flussi migratori sono condizioni essenziali per una società giusta e solidale. Dalla sinistra, invece, si sono promosse quasi sempre politiche permissive che hanno originato la nascita di ghetti che, ora, presentano il conto”











