Iran: allarme di Human Rights e Amnesty International

Attualità & Cronaca

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In Iran la tensione ha raggiunto livelli drammatici.

Le notizie che giungono dal Paese descrivono una situazione di repressione senza precedenti,

con un bilancio di vittime che cresce di ora in ora e la minaccia imminente di esecuzioni capitali per i manifestanti arrestati.

Le proteste, nate inizialmente per il carovita e la crisi economica, si sono trasformate in una rivolta aperta contro il regime teocratico. Secondo le principali organizzazioni per i diritti umani (come Iran Human Rights e Amnesty International), il numero dei morti ha superato le 3.400 unità in poco più di due settimane.

Tra l’8 e il 10 gennaio 2026 si sono registrati i picchi di violenza più alti a Teheran e in altre province. Testimoni oculari riferiscono dell’uso di munizioni vere sparate ad altezza uomo.

Le forze di sicurezza hanno circondato diverse strutture sanitarie (come l’ospedale Imam Khomeini di Iman) per arrestare i feriti e intimidire il personale medico.

Il regime ha imposto una chiusura quasi totale di Internet per impedire la diffusione di video che documentano le violenze, rendendo difficile la verifica immediata dei dati.

Al centro della cronaca internazionale c’è il caso di Erfan Soltani, un ragazzo di 26 anni arrestato a Teheran. La sua vicenda è diventata il simbolo della rapidità e della ferocia del sistema giudiziario iraniano in questo momento di crisi.

Secondo alcune organizzazioni per i diritti umani, Soltani sarebbe stato processato e condannato a morte in soli due giorni, senza aver avuto accesso a una difesa legale adeguata.

Sui social media è partita una campagna globale per salvarlo, con l’hashtag #ErfanSoltani. La pressione internazionale è altissima: celebrità e politici di tutto il mondo stanno chiedendo al regime di fermare l’esecuzione.

La magistratura iraniana ha recentemente negato che sia stata emessa una condanna a morte contro di lui, ma gli attivisti restano scettici, temendo che sia una tattica per placare l’opinione pubblica prima di procedere in segreto.

La comunità internazionale ha reagito con forza a questa ondata di violenza:

Il presidente Donald Trump ha espresso sostegno ai manifestanti tramite i social media, minacciando sanzioni più dure o interventi se le uccisioni non cesseranno immediatamente.

È in discussione un nuovo pacchetto di sanzioni mirate contro i vertici dei Guardiani della Rivoluzione.

L’Alto Commissario per i Diritti Umani ha definito “terrificante” l’uso della pena di morte come strumento di repressione politica.

La situazione è in continua evoluzione e i numeri relativi alle vittime sono considerati stime al ribasso, poiché molte famiglie, per timore di ritorsioni, non denunciano la scomparsa o la morte dei propri cari.

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