Scende ormai da mesi il differenziale tra Btp e Bund e ieri la forbice tra i due titoli di stato è scesa sotto i 60 punti, arrivando a toccare 58 punti base. In un anno il differenziale tra i titoli italiani e quelli tedeschi si è dimezzato, mentre nel 2022 quando Giorgia Meloni ha assunto l’incarico di presidente del Consiglio, lo spread era sora i 230 punti base. Un risultato che premia la prudenza del governo e le politiche economiche, oltre alla stabilità dell’esecutivo che lo rende uno dei piu autorevoli di tutta Europa.
Non fa quasi più notizia ( ed infatti quasi nessuno ne parla, mentre quando saliva fino a tre anni fa spesso il suo andamento era oggetto di articoli da prima pagina) la discesa, ma il risultato significa risparmi di miliardi di euro sugli interessi sul debito, che rimane uno dei piu alti dell’Eurozona.
Il decennale italiano ha chiuso al 3,40%, limando il 3,41% di mercoledì, mentre il Bund di pari durata ha vissuto una risalita leggera, dal 2,78% al 2,82 per cento. Piccoli movimenti, certo, che hanno però portato a infrangere la soglia dei 60 punti perché segnano l’ultima tappa (finora) di un percorso che lungo tutto il 2025 ha visto i titoli italiani andare in controtendenza rispetto a una risalita delle cedole piuttosto generalizzata nell’Eurozona.
Accanto a questa notizia della nuova discesa dello spread, arrivano i dati incoraggianti sulle entrate fiscali e sul recupero dell’evasione. Nei primi undici mesi del 2025 mostrano ancora un aumento. Nel periodo gennaio-novembre, le entrate accertate in base al criterio della competenza giuridica ammontano infatti a 530,6 miliardi di euro, con un aumento di 11,3 miliardi di euro rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente (+2,2%). Le imposte dirette si attestano a 294,8 miliardi (poco meno di 1,5 miliardi in più, pari a 0,5%) con il gettito Irpef a 206 miliardi di euro, in calo di circa 4,6 miliardi, pari a -2,2%, e con l’Ires rimasto sostanzialmente stabile a 44,4 miliardi. Ed infine per chiudere il cerchio delle buone notizie ottime notizie anche sul fronte della produzione industriale. A novembre 2025 è tornata a salire la nostra produzione industriale con una crescita media dell’1,5% sul mese precedente, dell’1,4% in termini annui. Al netto degli effetti di calendario, a novembre 2025 l’indice generale aumenta in termini tendenziali dell’1,4%, con i giorni lavorativi di calendario che sono stati 20 come a novembre 2024.















