C’è un numero – o meglio, uno slogan – che in questi anni ha accomunato Giuseppe Conte, Matteo Renzi, Matteo Salvini e Silvio Berlusconi. Tutti e quattro hanno annunciato, in momenti diversi della loro carriera politica, di aver creato «un milione di posti di lavoro» quando sono stati al governo, gonfiando però di parecchio i risultati realmente ottenuti e le promesse fatte ai loro elettori.
L’ultimo in ordine temporale a essersi aggiunto alla lista è stato il presidente del Movimento 5 Stelle. Da oltre un anno Conte ripete che il Superbonus 110 per cento ha creato «un milione di posti di lavoro», e usa questo numero per criticare il governo Meloni e le modifiche fatte al bonus edilizio. Renzi continua invece a sostenere che la riforma del lavoro fatta quando era presidente del Consiglio (il cosiddetto “Jobs Act”) ha creato oltre «un milione di posti di lavoro». Ma ora c’è un premier, Giorgia Meloni, che può dire corroborato dai fatti di avere raggiunto quell’obiettivo tanto agognato. Oltre un milione di posti di lavoro in più da settembre 2022 a oggi e un numero complessivo di occupati ai massimi storici: è la fotografia che emerge dall’andamento del mercato del lavoro italiano tra settembre 2022 e novembre 2025, secondo il recente report di Unimpresa.
In poco più di tre anni gli occupati sono passati da 23,141 milioni del settembre 2022 a 24,188 milioni di novembre 2025, con un aumento netto di 1,047 milioni (+4,52%), mentre le persone in cerca di occupazione si sono ridotte da 2,002 milioni a 1,469 milioni, pari a -533 mila unità (-26,62%). È quanto emerge da un report del Centro studi di Unimpresa, secondo cui il miglioramento è confermato dagli indicatori strutturali. Il tasso di occupazione sale dal 60,34% del 2022 al 62,60% del 2025 (+2,26 punti, +3,75%), mentre il tasso di disoccupazione scende dal 7,99% al 5,74% (-2,25 punti, -28,16%). Ne deriva un significativo ampliamento della forbice tra occupazione e disoccupazione, che passa da 52,35 punti nel 2022 a 56,86 nel 2025, con un incremento complessivo di 4,51 punti (+8,61%), segnale di un mercato del lavoro progressivamente più favorevole all’occupazione e meno esposto alla disoccupazione. Sul piano quantitativo, la crescita degli occupati è continua: 23,809 milioni a fine 2023, 24,060 milioni a fine 2024 e 24,188 milioni a novembre 2025. In parallelo, il numero dei disoccupati scende in modo costante: 1,808 milioni nel 2023, 1,643 milioni nel 2024, fino a 1,469 milioni nel 2025. L’area degli inattivi resta invece sostanzialmente stabile, intorno ai 12,4 milioni, con un tasso di inattività che oscilla tra il 33,1% e il 33,5%, confermando che la principale sfida strutturale resta l’aumento della partecipazione al mercato del lavoro. Migliora anche la qualità dell’occupazione, con sempre meno precari: i lavoratori dipendenti aumentano complessivamente da 18,171 milioni nel 2022 a 18,973 milioni nel 2025 (+802 mila, +4,41%), mantenendo un peso elevato e stabile sul totale degli occupati, sempre vicino al 79%; allo stesso tempo, diminuiscono in modo marcato i contratti a termine, che passano da 3,000 milioni nel 2022 a 2,477 milioni nel 2025, con una riduzione di 523 mila unità (-17,43%). La combinazione di più lavoro dipendente e meno rapporti a termine segnala un rafforzamento della stabilità contrattuale, con una consequenziale riduzione del precariato e un miglioramento complessivo della qualità dell’occupazione. Nel complesso, i dati indicano un mercato del lavoro che non solo cresce nei numeri, ma diventa anche più solido: più occupati, meno disoccupati, una forbice sempre più ampia tra chi lavora e chi cerca lavoro e una composizione dell’occupazione meno precaria. Un quadro che segna un cambio di passo rispetto al passato e sposta l’attenzione dalle emergenze occupazionali alla necessità di politiche mirate per coinvolgere la quota ancora elevata di popolazione inattiva.
Un elemento ulteriore quindi che rafforza la lettura di una occupazione diventata più stabile riguarda l’andamento dei contratti a tempo indeterminato, che crescono in modo significativo lungo tutto il periodo. I contratti a termine diminuiscono infatti da 3,000 milioni nel settembre 2022 a 2,952 milioni nel dicembre 2023 (-0,048 milioni, -1,60%), poi a 2,634 milioni nel dicembre 2024 (-0,318 milioni, -10,78%) e infine a 2,477 milioni nel novembre 2025 (-0,157 milioni, -5,96%), con una riduzione complessiva di 0,523 milioni che sfiora il 18% (per l’esattezza -17,43%). Parallelamente, i lavoratori dipendenti totaliaumentano da 18,171 milioni a 18,973 milioni (+0,802 milioni, +4,41%). Ne deriva che i lavoratori a tempo indeterminato, stimabili come differenza tra dipendenti complessivi e contratti a termine, passano da circa 15,171 milioni nel 2022 a 16,496 milioni nel 2025, con un incremento di circa 1,325 milioni, pari a +8,7%.















