Chirurgia nel tempo

“CHIRURGIA NEL TEMPO” (2025) di Antonio Bini, medico e artista di arte sperimentale, è un’opera che trascende la semplice rappresentazione pittorica per farsi narrazione storica e tributo umano

Puglia

Di

Recensione dell’opera: Chirurgia nel Tempo 

Un ponte materico tra epoche e saperi L’opera di Antonio Bini si presenta come un potente palinsesto visivo dove la storia della medicina non è solo ricordata, ma “ricucita”. La scelta della tecnica mista (supporto digitale, tela, carta e materiale per sutura) riflette perfettamente la natura della chirurgia stessa: una disciplina che fonde l’astrazione della scienza con la concretezza estrema del corpo.

Il Filo Rosso del Catgut: La metafora della continuità L’elemento geniale e centrale della composizione è l’uso del catgut. Questo filo rosso non è solo un materiale tecnico, ma diventa un vero e proprio “filo d’Arianna” che attraversa i secoli. Bini riesce a rendere visibile l’invisibile: il passaggio della conoscenza dagli antichi greci e dalla sapienza pompeiana (evocata nel richiamo a Enea medicato da Japige) fino alla precisione algida della robotica moderna. È un filo che “unisce i lembi della conoscenza”, trasformando l’atto chirurgico della sutura in un atto intellettuale e storico.

Composizione e Simbolismo

Al centro del quadro dominano le figure dei chirurghi contemporanei, avvolti nei camici verdi che evocano la concentrazione della sala operatoria. Tuttavia, lo sfondo e la base del quadro sono intrisi di storia. Le citazioni dell’antichità non sono semplici decorazioni, ma le fondamenta su cui poggia l’uomo di scienza moderno. Nonostante l’avvento della tecnologia robotica, l’artista pone enfasi sull’essere umano: i volti, seppur parzialmente coperti dalle mascherine, emanano una tensione etica e una dedizione che la macchina non potrà mai sostituire.

La matericità del “Graffio” e della Cura La presenza fisica di un ago per sutura vicino alla firma è un dettaglio di rara sensibilità. È la firma del medico-artista che riconosce nel collega la propria stessa missione. Questo dettaglio trasforma il quadro in un ex-voto moderno, un segno di gratitudine che parla di “cura, precisione e attenzione”. L’opera non celebra solo il progresso tecnico, ma la disponibilità e l’umanità del dott. Pasquale Tarantini, a cui l’opera è dedicata.

Conclusione

“Chirurgia nel Tempo” è un’opera di Arte Sperimentale che riesce a essere, allo stesso tempo, un saggio di storia della medicina e un intimo messaggio d’amicizia. Antonio Bini ha saputo tradurre il rigore della sala operatoria nel calore dell’espressione artistica, ricordandoci che, indipendentemente dallo strumento usato — sia esso un ago di bronzo o un braccio robotico — la mano che lo guida è mossa dallo stesso antico desiderio: il sollievo e la cura dell’altro.

Un’opera dove la scienza si fa cuore e il pigmento si fa carne.

Riccardo Guglielmi Giornalista Scientifico 

redazione@corrierenazionale.net

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3 Replies to “Chirurgia nel tempo”

  1. Antonio ha detto:

    Un caro saluto a tutti, mi presento sono Antonio Bini, un medico artista, a cui l’amico fraterno prof. Riccardo Guglielmi ha dedicato la sua recensione riguardante l’opera “Chirurgia nel tempo”, quale segno di riconoscenza all’amico chirurgo, Dottor Pasquale Tarantini, professionista di esperienza, dotato di grande umanità e capacità. La mia indole sin da bambino mi ha indotto alla sperimentazione, così ora pratico l’arte sperimentale, unendo materiali usuali, quale tela, colori tradizionali, etc., a tecniche odierne, quali l’elaborazione grafica digitale, inserendo a volte piccoli oggetti d’uso comune, come in questa recente rappresentazione: un filo di “catgut” montato su un ago per sutura n. 5. Un percorso artistico da autodidatta, iniziato con l’arte informale, transitando per l’espressionismo, spaziando contemporaneamente per la fotografia, la videoregistrazione, la scultura con materiali vari, come anche oggetti di arredamento con la tecnica del riciclo (lampade, fontane, etc.), fino ad approdare attualmente all’arte sperimentale. La mia esternazione figurativa spesso è provocatoria, come uno stimolo diretto all’osservatore per suscitare la curiosità con la ricerca di particolari, oggetto di considerazioni sulle vicende umane. Concludo per ringraziare nuovamente i colleghi Riccardo Guglielmi e Pasquale Tarantini.
    Inoltre riporto i commenti positivi di amici che hanno apprezzato il contenuto della recensione dell’opera come anche della stessa mia recente realizzazione.
    ^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^^
    – “…..Caro Antonio, ho letto. Il recensore ha visto nella tua opera molto più di quanto qualsiasi critico d’arte che non ti conosca potesse leggervi. Davvero complimenti, la tua opera è davvero evocativa di quanto di profondamente umano vi sia nella pratica dell’ARS Medica. …”
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    – “…. Ho letto Antonio … MEGLIO NON POTEVA RAPPRESENTARTI il Prof. Guglielmi: Ottima la sua recensione meticolosa … nel dar corpo ad ogni più piccolo elemento del dipinto, rendendo reale…l’immaginario . Complimenti a TE in primis e al relatore che ha dato vita alla tua Opera Pittorica. ……”

  2. Nicolò Maurantonio ha detto:

    Caro Antonio,
    ho apprezzato profondamente la tua opera e il rigoroso, quanto meritato, valore che le è stato attribuito. In essa si coglie una rara convergenza di metodo scientifico, lucidità analitica e sensibilità artistica, elementi che solo un intelletto autenticamente colto riesce a fondere con tale armonia.
    La tua capacità di procedere con con slancio creativo, rivela una mente geniale, capace di trasformare il sapere in visione e la tecnica in espressione. È un lavoro che non si limita a essere osservato, ma che invita a essere compreso, studiato e ammirato.
    Non posso che aggiungere, con stima sincera e profonda amicizia: geniale, nel senso più alto e nobile del termine.
    Nicolò Maurantonio.

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