Verità e bufale sul Mercosur

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Verità e bufale sul Mercosur si sono diffuse su internet, in televisione e sulla carta stampata

In verità l’accordo va ancora approvato

Von der Leyen ha firmato l’accordo il 17 gennaio 2026 in Paraguay, ma va ancora approvato in più fasi per la ratifica definitiva. Nella primavera 2026 verrà votata la prima parte, ossia l’Accordo Commerciale Interim, che riguarda tagli, dazi e quote agricole. Questa prima votazione è di competenza esclusiva dell’UE e viene votata solo nel Parlamento Europeo. Se passasse, entrerebbe in vigore entro l’estate 2026. La seconda parte invece riguarda l’Accordo di Associazione EMPA ed è di competenza condivisa tra UE e Stati, quindi andrà votata nel Parlamento Europeo ma anche in ogni Stato membro. Potrebbe richiedere anni.

Le posizioni dei partiti

In Parlamento Europeo, Verdi e parte della Destra legata al mondo agricolo hanno già annunciato mozioni per bloccare o modificare il testo. Nel Parlamento Italiano sono favorevoli Fratelli d’Italia, Forza Italia e, con riserve, il PD. Sono contrari Lega, Movimento5Stelle e AlleanzaVerdiSinistra.

L’accordo con il Mercosur

Il commercio tra UE e gli Stati del Mercosur (Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay) esiste da decenni, ma con l’accordo ci sarebbero libero mercato con abbattimento dei dazi, protezione delle indicazioni geografiche, accesso agli appalti pubblici, maggior reperimento di materie prime, aumento di standard e controlli.

Abbassamento dei dazi

Molti prodotti europei erano tassati pesantemente per entrare in Sud America. L’accordo elimina i dazi sul 91% delle esportazioni dell’UE. I dazi del settore auto scenderanno dal 35% allo 0%. I dazi su vino e alcolici, attualmente tassati fino al 35%, diventeranno molto più accessibili. I dazi su macchinari e chimica scenderanno dal 14%/20% allo 0%. I dazi su formaggi e latticini scenderanno dal 28% allo 0 %. Dal Mercosur verso l’Unione Europea (Import UE) invece i dazi per la carne bovina scenderanno al 7,5%, ma solo per una quota di circa 99.000 tonnellate all’anno; i dazi su pollame e carni suine si azzereranno ma solo entro quote specifiche (es. 180.000 tonnellate per il pollame). I dazi sullo zucchero si azzereranno ma per un limite di circa 180.000 tonnellate. I dazi sul riso si azzereranno ma per una quota di 60.000 tonnellate. I dazi sul miele si azzereranno ma entro una quota di 45.000 tonnellate. 

Reciprocità

Dalla mancanza di reciprocità degli abbassamenti dei dazi sono nate le manifestazioni degli agricoltori e degli allevatori in piazza, le due categorie di lavoratori apparentemente svantaggiate dall’accordo. Ciò non significa però che l’UE e l’Italia complessivamente siano svantaggiate. In realtà però anche per prodotti agricoli e dell’allevamento europei è prevista la liberalizzazione (dazi verso lo 0%), sebbene i volumi di export dall’Europa verso il Sud America rimangano marginali rispetto al flusso opposto. 

Salvaguardia

Inoltre, a salvaguardia dei lavoratori c’è la quota di tonnellate limite. Contando che la produzione totale di carne bovina del Mercosur nel 2023 era di 15,5 milioni di tonnellate (Brasile 11.2, Argentina 3.3, Uruguay 0.6, Paraguay 0.5), la quota dell’accordo Mercosur rappresenta circa lo 0,6% della produzione del Mercosur. Oltre la quota limite, per qualsiasi chilo di carne che superi quella soglia si continuerà a pagare i dazi pieni attuali (che sono molto alti, spesso superiori al 12% + una quota fissa per peso, arrivando in alcuni casi a superare il 35% equivalente). In più, l’abbassamento dei dazi al fine dell’azzeramento sarà graduale, lo 0% non scatta il primo giorno ma viene introdotto gradualmente in 5 o 6 anni. Serve a proteggere i nostri allevatori da uno shock improvviso. Serve anche agli Stati del Mercosur per abituarsi alla concorrenza industriale europea senza che le loro fabbriche chiudano dall’oggi al domani.

6,3 miliardi di aiuti

Il fondo da 6,3 miliardi di euro Unity Safety Net (Rete di sicurezza dell’unità) fa parte del pacchetto di garanzie per sbloccare l’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Mercosur. Questo fondo non è un sussidio a pioggia. È rivolto agli agricoltori degli Stati Membri dell’UE. La sua attivazione è mirata a chi opera nei settori sensibili, ovvero quelli che subiranno la concorrenza più dura dai prodotti sudamericani, ossia produttori di carne, zucchero, riso e miele. I 6,3 miliardi non verranno distribuiti subito, ma a partire dal 2028, data prevista per l’entrata a regime di alcune parti dell’accordo. Saranno utilizzati per compensazione dei redditi. In caso l’arrivo massiccio di carne o riso dal Sud America facesse crollare il prezzo di mercato in Europa, il fondo integrerebbe il guadagno perso dagli agricoltori europei. Saranno usati anche per misure di stoccaggio privato. Se c’è troppo prodotto sul mercato, l’UE paga gli agricoltori per tenere la merce in magazzino finché i prezzi non risalgono. Inoltre sono destinati a riconversione e competitività, cioè ad aiutare le aziende agricole a modernizzarsi per competere con i prezzi internazionali o per puntare sulla qualità. Ad ogni modo la Commissione Europea usa toni rassicuranti definendo i danni improbabili per via delle clausole di salvaguardia e delle quote limitate. L’accordo prevede che in caso di crisi, si possano ristabilire immediatamente i dazi.

Protezione delle indicazioni geografiche

Prima dell’accordo, un produttore brasiliano poteva vendere un formaggio chiamandolo “Parmigiano” o “Prosecco” senza infrangere leggi locali. Con il Mercosur, vengono protetti oltre 340 prodotti tipici europei, di cui 57 italiani, come il Grana Padano o l’Aceto Balsamico di Modena. Sarà vietato usare questi nomi per prodotti non originali in tutto il Sud America.

Accesso agli Appalti Pubblici

È rimasta in sordina una novità molto conveniente per gli Stati dell’UE: prima dell’accordo, le gare d’appalto dei governi sudamericani (es. per costruire una ferrovia o fornire software a un ministero) favorivano quasi sempre le aziende locali; ora le imprese dell’UE potranno partecipare agli appalti pubblici in Brasile o Argentina alle stesse condizioni delle ditte locali.

Materie Prime

L’UE ha un disperato bisogno di litio per le batterie e materie prime per la transizione verde. L’accordo facilita l’accesso a queste risorse in Sud America, rendendo le catene di approvvigionamento più stabili e meno dipendenti dalla Cina, che ha il primato della lavorazione delle materie prime.

Standard e Controlli

Questo è il punto dolente dell’accordo: i prodotti sudamericani dovranno rispettare rigorosi standard sanitari europei per evitare la concorrenza sleale e per non mettere sulle nostre tavole cibi prodotti con  pesticidi e sostanze velenose proibite in UE.  Coldiretti (basandosi su analisi di dati Eurostat e Rasff) ha diffuso la notizia che circa il 3% dei prodotti alimentari importati nell’UE viene sottoposto a controlli fisici effettivi a campione, come analisi di laboratorio per cercare pesticidi, batteri o sostanze proibite. I restanti cibi superano controlli solo documentali. Per dare un parametro di paragone, anche le analisi in Germania sono fatte sul 2-4% dei cibi. Poiché gran parte del cibo extra-UE entra da questi porti per poi circolare liberamente nel mercato unico, l’efficacia dei controlli dipende dalle autorità locali.  

Prodotti contaminati

Se un fornitore o un Paese inizia a mandare prodotti contaminati, scatta l’allerta (RASFF) e la percentuale di controlli fisici per quel prodotto sale immediatamente per tutti i Paesi UE. Per alimenti specifici segnalati la legge impone a tutti gli Stati membri frequenze di controllo molto più alte, che variano dal 10%, 20% fino al 50% dei lotti in entrata. Questi prodotti vengono fisicamente aperti e analizzati in laboratorio una volta su due. Alcuni esempi di prodotti al 50% di controllo sono: limoni e peperoni turchi, peperoni e arance egiziani, peperoncini e farina di guar indiani, basilico e menta vietnamiti, papaya e fagiolini dominicani. Un caso particolare che ha alzato le medie di controllo riguarda i semi di sesamo (specialmente dall’India) e alcune spezie. Dopo lo scandalo del 2020, i controlli fisici su questi prodotti sono rimasti stabilmente tra il 20% e il 50% per verificare la presenza di ossido di etilene, un gas disinfettante cancerogeno vietato in UE. Quando un prodotto appartiene a queste liste, il carico non può entrare in commercio finché non arriva l’esito del laboratorio. Le analisi chimiche non sono pagate dallo Stato, ma dall’azienda che importa. Se i valori superano i limiti UE, il carico viene rispedito al mittente o distrutto a spese dell’importatore.

Divieti

D’altronde l’accordo proibisce il commercio di prodotti ottenuti illegalmente, compreso il legname, come ad esempio quello della foresta amazzonica. In aggiunta, sancisce l’impegno a rispettare le norme ambientali o in materia di lavoro, a promuovere il commercio e ad attrarre gli investimenti. Vale a dire che sia l’UE che il Mercosur possono sospendere l’accordo se ritengono che vi sia una grave violazione dell’ambiente o della salute dei cibi o riguardante l’assenza di lavoro forzato e minorile, l’assenza di discriminazione sul lavoro, la libertà di associazione; il diritto di contrattazione collettiva. Se appunto non ci fosse il rispetto delle regole stabilite, si possono richiedere consultazioni governative formali.

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