Indagini su monaci e religiosi rilevano superiore longevità grazie a sobrietà e meditazione

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La prima organizzazione monastica nasce a Montecassino con la straordinaria opera di San Benedetto che nell’anno 529 fonda il famoso monastero di Cassino. Nato da una buona famiglia della provincia dell’Italia centrale, Benedetto da Norcia detta i tempi dello stile di vita monacale con la cosiddetta “Regola del Maestro”
Il monaco deve alzarsi a seconda della stagione tra l’una e le tre del mattino, recarsi in chiesa per la preghiera di un’ora e mezza quindi dedicarsi alla lettura della Bibbia (lectio divina).
Quando spunta l’alba inizia il lavoro che s’interrompe nelle ore liturgiche per partecipare alla preghiera comune. Intorno a mezzogiorno d’estate e verso le 14,15 d’inverno, mangia per poi tornare al lavoro fino al Vespro,
L’alimentazione è frugale ma abbondante , ogni giorno ha una libbra di pane (453 gr.) e mezzo litro di vino.
Dopo un iniziale successo, alcuni conventi diventarono centri di ingordigia e pigrizia e i monaci si fecero corpulenti tanto che diventò usuale il detto: grasso come un monaco.
Recenti scavi confermano che lo “Stile di Vita monastico” era diventato sedentario, con una dieta ricca di grassi animali e bevande alcoliche che portavano spesso i monaci a essere affetti da gotta e diabete.
la Chiesa impone allora di «Mangiare di Magro» in diversi periodi dell’anno, carne doveva essere esclusa per l’immagine pagana e favorente la temuta sessualità, si doveva sostituirla con legumi, formaggi, uova e pesce per 140-160 giorni l’anno.
Stile di vita diverso è quello del monaco certosino, veste di bianco ed è isolato nella sua cella dove il converso gli reca il cibo che passa attraverso uno sportello, egli prega e copia manoscritti meditando nell’assoluto silenzio come se vivesse nel deserto. Non può allontanarsi mai dal monastero e risponde a un priore che vive con i conversi.
I Cistercensi si specializzano in agricoltura, vivendo senza donazioni grazie al proprio duro lavoro manuale e senza mai rompere il silenzio se non per pregare e mangiare esclusivamente verdure e legumi. Il frate domenicano cambia intrecciando una vita d’azione e una vita di contemplazione, un po’ canonico e un po’ monaco, non deve avere beni personali né fare lavori per ottenerne profitto. Nemmeno i libri devono essere suoi ma affidati a delle monache, deve vivere di elemosine in breve deve essere un mendicante.
Il riferimento per gli ordini mendicanti diventa San Francesco che raggiunge Roma da pellegrino e vestito di stracci, abbandona ricchezze e proprietà e convince amici benestanti a seguirlo creando l’ordine dei Frati Minori , la regola è di non accettare denaro e di vivere in povertà.
Dopo crisi organizzative, all’interno dei francescani nasce il ramo dei Cappuccini che ripropone la piena osservanza dello spirito e delle regole di san Francesco. Anche per i Gesuiti, sant’Ignazio di Loyola propone un metodo nuovo di elevazione spirituale in presenza di un mediatore denominato direttore spirituale, egli deve essere <<dolce e buono>> e infondere nell’esercitante <<coraggio e forza per l’avvenire>>.















