Che nei monasteri si praticasse non solo la preghiera lo raccontano i quadri di autorevoli pittori

Martin Van Meytens 1731 Suora in Preghiera
Per la donna che entrava in monastero la separazione dal mondo era almeno teoricamente totale e definitiva al pari della rinuncia ai beni e ai piaceri del corpo. I capelli venivano lavati solo di domenica e pubblicamente e si dormiva in dormitori con le giovani che si alternavano con le anziane per evitare le tentazioni della carne.
Nel Rinascimento alcuni monasteri venivano chiamati “aperti” perché ospitavano anche donne che volevano condurre una vita religiosa senza prendere i voti: ma erano più simili a bordelli che a conventi.
Suor Ginevra Querini aveva avuto per amante il conte Federico Giustinian. Una notte, credendo che ad arrampicarsi sul fico per arrivare alla finestra della sua cella fosse il bel Federico, suor Ginevra accolse nel suo letto, pare senza accorgersi dello scambio di persona, il conte Domenico Contarini che scaltramente si era sostituito all’amante. Il Contarini fece tutto quello che voleva fare senza dire una parola, un silenzio che la monaca giustificò col timore dell’amante di svegliare le consorelle delle celle accanto. E non sospettò nulla neanche quando, al congedo, ne vide per un attimo l’ombra appagata stagliarsi nel vano della finestra prima che sparisse tra le fronde del fico.
«Che no ti caschi, Gesù Maria!» gli raccomandò con un sussurro tenero e apprensivo.















