Quando la prossima Niscemi?

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Frane a Niscemi nel 1790 e nel 1997. L’area di Niscemi classificata con il massimo indicatore di rischio P4 nel Piano di Assesto Idrogeologico. Interventi di messa in sicurezza e prevenzione ? Zero. Cause dissesto e frane : abusivismo edilizio, cementificazione , aumento di eventi estremi in termini di frequenza e intensità causati da un riscaldamento globale particolarmente rilevante nel Mediterraneo  riconosciuto dalla comunità scientifica come uno dei principali “hotspot climatici” a livello globale , una definizione che sottolinea la sua estrema vulnerabilità agli impatti del cambiamento climatico. Infine scarse risorse finanziarie indotte in particolare da obblighi comunitari e priorità di scelte nelle leggi di bilancio.

Quando la prossima Niscemi? Come evidenziato dall’ultimo Rapporto sul Dissesto Idrogeologico, presentato lo scorso luglio da ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca), il 94,5% dei comuni italiani è a rischio per frane, alluvioni, valanghe e/o erosione costiera, il 19,2% del territorio nazionale è classificato a maggiore pericolosità per frane e alluvioni, 1 milione e 280mila abitanti vivono in aree a pericolosità da frana elevata e molto elevata; 6 milioni e 800mila sono esposti a rischio alluvioni nello scenario a pericolosità idraulica media con tempi di ritorno compresi tra 100 e 200 anni. Dall’Inventario dei Fenomeni Franosi in Italia (IFFI), che contiene ad oggi oltre 684.000 frane sul territorio nazionale, tra queste c’era il Comune di Niscemi.

Niscemi e la frana

 Alcuni giorni fa, una frana di scivolamento con un fronte di 4 chilometri e l’abbassamento del terreno di alcune decine di metri sta interessando il centro abitato e la strada provinciale. Geologicamente, il centro urbano “poggia” su terreni sabbiosi che a loro volta poggiano su argille. La zona è stata già colpita il 12 ottobre 1997. Nel Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), l’area della frana era indicata con il massimo coefficiente P4 (pericolosità molto elevata) e con aree del centro urbano con R3 (rischio elevato) e R4 (rischio molto elevato). Molto probabile che l’innesco siano state le copiosissime piogge scatenate  dal ciclone Mediterraneo “Henry”. Niscemi è stata interessata da frane nel 1790 e da una frana vasta nel 1997. Un paese normale, con questi precedenti, sarebbe intervenuto con interventi di mitigazione e prevenzione urgenti e strutturali, oltre che di pianificazione. In Italia, aree comunali geologicamente simili a Niscemi ce ne sono parecchie.

Le tante Niscemi

Simili vuol dire struttura stratigrafica costituita da sabbie che sovrastano argille. In particolare, strutture simili sono presenti in Emilia – Romagna, Toscana, Sicilia  e lungo la costa adriatica. Il clima e le sue variazioni controllano o influenzano i fattori predisponenti e  quelli innescanti dissesto idrogeologico e frane. Le  cause predisponenti fanno riferimento  a condizioni (geologiche, geomorfologiche o idrologiche) che favoriscono le condizioni di instabilità di un versante. Al contrario, le cause innescanti sono quelle che provocano il distacco e la movimentazione delle frane. Direttamente operano le precipitazioni e la temperatura.  Indirettamente anche la copertura del suolo o le condizioni idrogeologiche dei versanti.Il riscaldamento globale sta causando un aumento della  frequenza e dell’intensità degli eventi di pioggia, i quali hanno un ruolo fondamentale nell’innesco delle frane. La superficie delle aree classificate a pericolosità da frana medio-alta e/o idraulica di media intensità ammonta complessivamente a 50.117 chilometri quadrati, ed è pari al 16,6% del territorio nazionale. Si tratta di zone in cui, a seguito di precipitazioni molto abbondanti, possono verificarsi frane o alluvioni, anche di ampie dimensioni. L’area a pericolosità da frana alta, media, moderata e di attenzione è pari al 19,9% del territorio nazionale (59.981 chilometri quadrati). Per quanto riguarda, invece, le alluvioni, la superficie interessata con più frequenza ammonta a 12.405 chilometri quadrati (4,1% del territorio nazionale), mentre le aree a pericolosità media raggiungono i 25.398 chilometri quadrati (8,4%). Con frana si intende un fenomeno eterogeneo che varia a seconda della velocità e capacità distruttiva: si va dai crolli e dalle colate rapide di fango e detriti. Le alluvioni sono state catalogate secondo il tempo di ritorno e distinte in alluvioni frequenti (tra i 20 e i 50 anni), alluvioni poco frequenti (tra i 100 e i 200 anni) e, infine, in zone a scarsa probabilità di alluvione.

Le regioni a rischio  

Toscana, Emilia-Romagna, Campania, Valle d’Aosta, Abruzzo, Lombardia, Sardegna e la provincia di Trento presentano le zone in cui il rischio di frane è più elevato.Invece, le aree a maggior rischio di alluvione si trovano in maggioranza in Emilia-Romagna, prima tra le regioni italiane, e con un certo distacco su Toscana, Lombardia, Piemonte e Veneto. Oltre 7 milioni di italiani risiedono in zone vulnerabili, ma in potenza il numero potrebbe essere più alto. Analizzando il rischio dal punto di vista della popolazione, si scopre che il 2,2% della popolazione italiana risiede nelle zone giudicate a rischio frane elevato e molto elevato, per un totale che supera il milione di abitanti (1.281.970).

 La popolazione esposta a rischio alluvioni elevato è pari al 3,5% della popolazione (2.062.475 abitanti), quella esposta a uno scenario di pericolosità media (con tempo di ritorno tra i 100 e i 200 anni) arriva invece al 10,4% dei cittadini italiani (6.183.364 abitanti).

Le cause

I colpevoli, in sintesi e concludendo? Abusivismo edilizio, cambiamento climatico, errori di piantumazione. Solo attraverso la prevenzione è possibile, attivando progetti di monitoraggio del territorio e di mitigazione del rischio idrogeologico. I progetti che vanno in questa direzione esistono, ma troppo spesso si sono fermati sotto la scure di parametri macroeconomici di derivazione comunitaria e limiti di deficit da leggi finanziarie.

 

foto :La Presse

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