Intervista, di Fedele Eugenio Boffoli, a Marina Rigutti
Marina Rigutti https://www.connessere.it/, vive e lavora a Trieste, costellatrice famigliare, counselor sistemico e transpersonale, arteterapista olistica e art counseling, operatore cranio-sacrale, diplomata in massaggio sonoro e armonico con le campane tibetane, ecc. ecc.; una vita dedicata ad accompagnare il prossimo, per ritrovare il giusto orientamento nella vita. Sarà presente, per un incontro pubblico a ingresso libero, venerdì 6 Febbraio, alle ore 19, presso la Sede della Società Teosofica di Trieste, in via Toti 3, ce ne parla?
Certamente. L’incontro presso la Società Teosofica di Trieste nasce da un desiderio profondo: creare un ponte tra la saggezza antica e le necessità dell’uomo moderno. Spesso viviamo come se fossimo “sconnessi” dal nostro centro, perdendo l’orientamento tra i mille bivi della vita. Venerdì esploreremo proprio questo: come le radici del nostro passato familiare possano trasformarsi da pesi che ci rallentano a ali che ci permettono di volare. Sarà un momento di condivisione profonda, perché credo che la consapevolezza debba essere un bene accessibile a tutti.
La sua esperienza lavorativa inizia come organizzatrice di Tour operator, per ritrovarsi successivamente come accompagnatrice di veri e propri viaggi dell’anima, per riscoprire e risolvere legami e “nodi” ancestrali, al fine di risolverli, con chi ci ha preceduto, nell’ambito famigliare, ma non solamente, dico bene?
Dice benissimo. In fondo, il mio lavoro non è cambiato poi molto: aiuto sempre le persone a “tornare a casa”. Prima lo facevo attraverso i confini geografici, oggi attraverso quelli dell’anima. I “nodi ancestrali” di cui parla sono quei fili invisibili che ci legano ai destini di chi ci ha preceduto. Quando risolviamo un irretimento familiare, non stiamo solo meglio noi, ma portiamo pace all’intero sistema. È un viaggio che non richiede passaporto, ma coraggio e umiltà per guardare oltre l’apparenza.
Le costellazioni famigliari di Bert Hellinger, del ‘900, sono un mix di psicoterapia sistemica e di questioni fenomenologiche e antropologiche, è così?
È una sintesi perfetta. Hellinger ha avuto il genio di unire il rigore della terapia sistemica alla libertà della fenomenologia, ovvero la capacità di osservare “ciò che è” senza giudizio. Ma c’è di più: c’è una dimensione spirituale laica. Le Costellazioni non analizzano solo il problema, lo mettono in scena, permettendoci di vedere con gli occhi ciò che l’anima sa già. È un metodo che ci insegna a rispettare gli “Ordini dell’Amore”, le leggi naturali che governano le relazioni umane.
Elena Petrovna Blavatsky (cofondatrice della Società Teosofica, a fine ‘800,) raccontava di piani invisibili di ripartizione del mondo, cosiddetti “sottili” e di una loro memoria universale, un qualcosa di analogo dunque al “campo morfogenetico” delle costellazioni?
C’è una risonanza straordinaria. Quella che la Blavatsky definiva “Akasha” — la memoria invisibile dell’universo — è ciò che la scienza moderna, tramite Rupert Sheldrake, chiama “Campo Morfogenetico”. È un archivio vibrazionale dove nulla va perduto. Nelle Costellazioni noi “entriamo” in questo campo: i rappresentanti avvertono sensazioni che appartengono ad antenati mai conosciuti proprio perché attingono a questa rete di informazioni. La Teosofia ha fornito la mappa teorica, le Costellazioni forniscono lo strumento pratico per navigarla.
Anche secondo la Teosofia il Karma (legge di retribuzione o di causa ed effetto), personale e collettivo, generato da azioni passate, influisce, nel presente, sulle nostre vite, al fine di perfezionarle; possiamo considerarlo quindi un tema costellativo per eccellenza?
Assolutamente sì. Il Karma non è una punizione, ma una legge di equilibrio e di evoluzione. Nelle Costellazioni, quello che chiamiamo “irretimento” è la manifestazione pratica del Karma familiare. Se un torto non è stato riparato o una persona è stata esclusa, il sistema cerca di riequilibrarsi attraverso un discendente. Lavorare costellativamente significa agire su quel Karma: riconoscere il debito, onorarlo e finalmente scioglierlo. È l’atto estremo di compassione che permette all’anima di progredire nel suo percorso di perfezionamento
Le costellazioni sono un’arte a tutti gli effetti, vale a dire che ogni loro attivazione sarà unica e sempre diversa da ogni sua precedente, nulla sarà mai scontato e il ruolo del costellatore sarà di interpretare il campo morfogenetico, nel migliore dei modi, per accompagnare il partecipante all’integrazione e alla risoluzione delle sue problematiche, concorda?
Concordo pienamente. Non esistono protocolli fissi perché ogni anima è un universo a sé. Il costellatore è come un direttore d’orchestra che non legge uno spartito scritto, ma ascolta il suono del momento. Il mio ruolo è di pura presenza: devo essere uno specchio terso affinché il “campo” possa mostrare la verità. In questo, le mie competenze come arteterapista e operatore sonoro si fondono: si tratta di accordare uno strumento (la persona) affinché torni a suonare in armonia con la vita. L’obiettivo finale è sempre l’integrazione: riportare a casa i pezzi di noi che avevamo perduto.
Quali i suoi prossimi impegni?
Il mio obiettivo costante è offrire spazi di “manutenzione dell’anima”, sia attraverso questi viaggi trasformativi che tramite seminari di gruppo e sessioni individuali nel mio studio. Credo profondamente nel potere della bellezza, del silenzio e del suono come strumenti di guarigione immediata per aiutare chiunque lo desideri a ritrovare la propria bussola interiore. Chi volesse restare aggiornato può seguirmi sui miei canali social; la porta del mio studio, come quella del mio cuore, è sempre aperta a chi cerca il proprio orientamento e desidera tornare a camminare con passo leggero verso il futuro.
In fotografia: Marina Rigutti














