Meloni in visita a Molinette ai poliziotti ferito a Torino

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Giorgia Meloni questa mattina ha fatto visita ai poliziotti feriti nei tremendi scontri di ieri sera a Torino, duramte la manifestazione contro la chiusura del centro sociale Askatasuna. Accompagnata dal governatore Alberto Cirio, la premier si è recata al capezzale degli agenti ricoverati. Tra loro, il poliziotto del Reparto Mobile di Padova, vittima di un linciaggio brutale nei pressi del Campus Einaudi: accerchiato, preso a calci, pugni e persino martellate. Un aggressione brutale, feroce, una violenza politica travestita da protesta, che ha lasciato sul campo un bollettino di guerra impressionante: 103 feriti gestiti dal 118, la stragrande maggioranza dei quali servitori dello Stato in divisa. Si è trattato di un gesto spontaneo, come è nella natura della premier, che ha rappresentato la forte vicinanza dello Stato ai servitori dello Stato, barbaramente colpiti dalla furia cieca di un manipolo di delinquenti, che come al solito, si sono mischiati a manifestazioni ambigue, che hanno visto la partecipazione di esponenti politici di Avs, e cinque stelle.

E lo spiega lei stessa in un messaggio su Instagram in cui la premier scrive a corredo delle immagini: «Questa mattina sono stata all’ospedale Le Molinette di Torino per portare, a nome dell’Italia, la solidarietà a due degli agenti rimasti feriti negli scontri di ieri e, attraverso loro, a tutti i militari e gli appartenenti alle Forze dell’ordine coinvolti. Alessandro ha 29 anni, Lorenzo ne ha 28. Contro di loro martelli, molotov, bombe carta ripiene di chiodi, pietre lanciate con le catapulte, oggetti contundenti di ogni genere e jammer per impedire alla polizia di comunicare. “Erano lì per farci fuori”, ha detto un agente».

Quindi la premier prosegue: «Ora sarò chiara. Questi non sono manifestanti. Questi sono criminali organizzati. Quando si colpisce qualcuno a martellate, lo si fa sapendo che le conseguenze possono essere molto, molto gravi. Non è una protesta, non sono scontri. Si chiama tentato omicidio. Mi aspetto che la magistratura valuti questi episodi per quello che sono, senza esitazioni, applicando le norme che già ci sono e consentono di rispondere in modo fermo, perché non si ripeta che alla denuncia dei responsabili non segua nulla, come purtroppo è accaduto troppe volte».

E ancora. «Se i poliziotti avessero reagito agli aggressori sarebbero già iscritti nel registro degli indagati, e probabilmente ci sarebbe qualche misura cautelare a loro carico. Ma se non riusciamo a difendere chi ci difende, non esiste lo Stato di diritto. Per quanto riguarda il Governo, ho convocato una riunione per domattina per parlare delle minacce all’ordine pubblico di questi giorni e per valutare le nuove norme del decreto sicurezza. Faremo quello che serve per ripristinare le regole in questa Nazione».

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