di Roberto Chiavarini
L’avvicendarsi dei mesi che si rincorrono, così come progettato da Madre natura, ci costringe a riflettere sulla forza devastatrice e sugli stravolgimenti naturali (e spero tanto mai indotti) che si sono scatenati il mese scorso sulla nostra nazione, che hanno offerto involontariamente una stampella ai contestatori di ogni genere.
Ricordate lo slogan sessantottino che recitava “piove governo ladro”? A quel tempo era un modo di dire satirico utilizzato per attribuire ironicamente al potere costituito (il governo) la colpa di qualsiasi avversità, inclusi eventi naturali incontrollabili come la pioggia, i terremoti, gli incendi e chi più ne ha più ne metta, concetto spesso associato alla satira del periodo del ’68,
E così da contestazione in contestazione, mentre febbraio entra per rimettere ordine sull’evolversi naturale delle cose, con un esercito vitale, silenzioso e paziente (mentre la terra trema non per distruggere, ma per far spazio a nuove radici), il sole insiste cercando di scacciare le nuvole che hanno ferito interiormente il nostro animo.
È una quieta determinazione naturale, che sistema ciò che è stato scosso e prepara silenziosamente, senza clamore, a ciò che verrà, per scacciare dalla nostra mente i cattivi presagi e i cattivi pensieri.
In definitiva, ci troviamo alle soglie di una fase di rinnovamento e speranza. La politica si manifesta in due forme distinte: quella rumorosa, che agisce attraverso la violenza al di fuori delle regole sociali, e quella silenziosa, simile alla natura, propria di chi ha scelto il cambiamento guidato dalla ragione e opera nel rispetto dell’ordinamento sociale.
Questo primo febbraio resta, comunque, un giorno triste segnato da quel che è successo ieri 31 gennaio a Torino.
La azione politica extraparlamentare con la “p” piccina piccina, peraltro estremista, violenta e fuori dai giochi, torna ai vecchi schemi e agli slogan degli anni settanta.
Un poliziotto aggredito con un martello da estremisti rischia di diventare il pretesto non solo per abbattere un Governo democraticamente eletto, ma anche per permettere a forze estranee alla politica di impadronirsi illegittimamente del potere, o per favorire oppositori che vogliono conquistare posti di comando con mezzi scorretti.
Va detto che nemmeno i manifestanti pacifici presenti sono esenti da responsabilità: di fronte alla violenza, non hanno abbandonato la piazza insanguinata per dissociarsi. I pentimenti o le dichiarazioni successive non cancellano questa mancata presa di distanza.
Qualcuno oserà dire: “…ma il Governo è stato eletto da una percentuale minima di elettori … quindi non rappresenta tutti gli Italiani”.
E questo è vero. La maggioranza di chi va a votare, detiene rapporti con il Potere Amministrativo di qualsiasi natura magari raccomandatizi, mentre il resto di chi non va più a votare appartiene a chi è disilluso sul reale diritto da esercitare, grazie al quale, meritoriamente, possa trarne un vantaggio liberale per una vita migliore.
Ma per noi umani e disumani, quale potrebbe essere, dunque, la soluzione per sradicare questo cancro della violenza e delle sue metastasi diffuse?
Lo dico da oltre cinquant’anni, dal tempo dei Mitici “Moti Studenteschi” (che iniziarono alla fine degli anni ‘60 e si protrassero fino al ‘78 con l’assassinio di Aldo Moro), che ho vissuto con la partecipazione dettata dalla mia equidistanza intellettuale e verso la legalità più assoluta, frutto della educazione familiare ricevuta (ricordo ai più che in quegli anni mio Padre era Impiegato presso la Prefettura di Brindisi), ovvero quello di “trasformare il voto elettorale da libero a obbligatorio”, per concedere ai cittadini i diritti e i doveri costituzionalmente sanciti.
Soprattutto in una società contemporanea come la nostra, che sta seguendo (esagerando) i modelli strutturali che culturalmente e politicamente non ci appartengono per nulla (dove non sfugge più qualsiasi movimento dell’uomo libero), per ritrovare quel senso di libertà e di partecipazione sociale perdute.
E solo così si potrà organizzare uno sciopero all’interno di un’area legittimata.
Non si può concepire che qualcuno usi l’arma della contestazione fisica e violenta per ottenere dei Diritti con la forza illegittima, quando quel qualcuno ha disatteso il proprio dovere partecipativo al voto.
Insomma, non è logico partecipare a una contestazione pubblica, senza aver votato.
L’arma del voto, costituzionalmente previsto, è assolutamente necessario affinché cambino democraticamente i governi.
Non può esserci altro in un Paese Democratico. Solo e soltanto il voto.
Solo così le opposizioni che si alterneranno alla guida del Paese potranno manifestare legalmente le proprie contestazioni.
Solo così non dovremo più ascoltare chi inneggia alla scelta di andare al mare piuttosto che andare a votare.
Eviteremo di assistere a una barbarie che “induce” il cittadino onesto e corretto ad andare al mare disertando il voto libero e, allo stesso tempo, garantire a chi non ha votato, di bypassare quel voto, per poi concedergli di colpire con furia devastante un poliziotto al capo.
Ammesso che sopravviva quella vittima della “violenza estremista” e, comunque vada, la sua vita non potrà più aspettarsi un nuovo febbraio rigeneratore di speranza (al quale Agente di Polizia deve andare tutta la nostra solidarietà, certo non quella di facciata, nella speranza che, oggi Domenica 1Febbraio, in questo momento di rinnovamento naturale, anche il Papa si ricordi di pregare per lui).
A proposito. Il significato di “Agente” così lo indica il vocabolario: il termine di agente indica chi agisca o operi per conto di terzi (intermediario, rappresentante) o di chi compia un’azione specifica di ordine Pubblico.
Per favore, d’ora in avanti, rivolgendovi a un poliziotto, non chiamatelo più “Agente di Polizia” bensì “Subente di Polizia”.















