“Commento da parte di Roberta Catania, criminologa, psicologa forense e divulgatrice”
“Il fatto che sia stata accolta l’opposizione alla richiesta di archiviazione per la morte di Patrizia Nettis rappresenta un passaggio importante, perché riporta l’attenzione su una vicenda rimasta a lungo in una zona d’ombra. La giustizia, tuttavia, non ha il compito di confermare una versione dei fatti, ma di ricostruire la verità più probabile sulla base di tutti gli elementi disponibili.
È positivo che siano stati disposti nuovi accertamenti tecnici su dispositivi, celle telefoniche e spostamenti, poiché consentono di ricostruire il contesto, i tempi e le relazioni che precedono un evento. La verità, però, non nasce dalla somma di singoli dati, ma dall’integrazione coerente di tutte le fonti di prova.
È stata invece negata la possibilità di effettuare l’autopsia. In questo senso, il corpo non può essere considerato un elemento secondario. È parte integrante della scena ed è portatore di informazioni che, soprattutto nei casi complessi, possono chiarire ciò che l’ambiente e le testimonianze non sono in grado di raccontare. Rinunciare a un accertamento autoptico significa accettare che una parte fondamentale della verità resti inesplorata.
In assenza di un esame autoptico, potrebbe non essere possibile escludere in modo scientificamente fondato né la presenza di lesioni incompatibili con la dinamica ipotizzata, né l’eventuale manipolazione del corpo o uno staging postumo. Affermare l’assenza di indizi riconducibili all’intervento di terzi rinunciando a uno degli strumenti necessari per verificarli significa muoversi su un piano presuntivo, non accertativo.
La giustizia dovrebbe avere come obiettivo la riduzione del margine di dubbio, non la sua accettazione. Questo è possibile solo attraverso verifiche complete, rigorose e coerenti. La verità non si sceglie: si cerca, ma per cercarla servono tutti gli strumenti disponibili.
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