Il Bari di febbraio: ennesima rivoluzione, dubbi e un pizzico di speranza

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Dopo quella estiva, è arrivata puntuale anche la rivoluzione di gennaio. Undici arrivi, otto partenze, una risoluzione di contratto indolore (Pereiro): non un semplice mercato di riparazione, ma un vero reset, quasi una squadra nuova da rimettere insieme in corsa. Il Bari ha scelto ancora una volta la strada del cambiamento profondo, affidando a Valerio Di Cesare le residue – poche ma reali – speranze di salvezza. Una rivoluzione necessaria, forse inevitabile. Ma pur sempre una rivoluzione piena di incognite.

È qui che torna alla mente Aria di rivoluzione. Non come semplice citazione colta, ma come chiave di lettura. Perché la canzone di Franco Battiato non celebra la rivoluzione in senso romantico o ideologico: la osserva, piuttosto, con distacco critico. È un’aria che si respira, un clima diffuso, spesso confuso, dove il cambiamento c’è ma non è detto che porti automaticamente a qualcosa di migliore. Esattamente ciò che accade, ciclicamente, a Bari.

Anche questo mercato invernale segue quel copione. Pochi i giocatori pronti all’uso immediato: Andrea Cistana, nonostante un grave infortunio alle spalle, e forse Odenthal. Per il resto, panchinari abituali, scommesse, profili da ricostruire fisicamente e mentalmente. Il classico mercato di gennaio, dove nessuno regala i titolari e chi compra lo fa pescando tra margini, occasioni e incastri complicati. Giocatori “titolati ai margini”, come Coda, Di Mariano o Caprari, che non garantiscono per definizione un salto di qualità, ma solo la speranza che accada.

La difesa, almeno sulla carta, è il reparto dove si è intervenuti con maggiore coerenza: Mantovani, Odenthal, Cistana. Scelte sensate, ma condizionate dallo stato fisico e dai tempi di recupero. Altrove il discorso si fa più aleatorio: De Pieri, Stabile e Piscopo arrivano dalla panchina della Juve Stabia, non da una big; Esteves e Cuni da contesti simili; Cavuoti sembra quasi una comparsa tardiva; Artioli porta con sé buone referenze e un recente intervento chirurgico – dettaglio che a Bari, storicamente, non spaventa mai. Traorè è il perfetto sconosciuto: potenziale interessante, almeno secondo Di Cesare, e funzionale alle richieste di Moreno Longo.

Eppure, come in Battiato, l’aria di rivoluzione non coincide mai con una direzione chiara. È un movimento continuo, quasi nervoso, che dà l’illusione del cambiamento perpetuo. Non a caso restano fuori Maggiore e Partipilo, simboli di un mercato estivo già archiviato come fallimentare. Gaetano Castrovilli saluta definitivamente Bari – Cesena lo aspetta, e chissà che la riviera romagnola non riesca dove il San Nicola ha fallito. Antonucci scende in Serie C a Salerno, probabilmente nella sua dimensione; Meroni va a Mantova e Vicari a Reggio Emilia; Cerri rientra alla Juventus. Le meteore Mavraj, Colangiuli e Kassama proseguono altrove.

Come nella canzone, dunque, la rivoluzione c’è, ma resta sospesa. Non è liberazione, non è catarsi: è movimento continuo, a tratti disordinato, figlio di una gestione che – sotto Aurelio De Laurentiis e Filmauro – sembra non conoscere davvero il significato della parola “programmazione”.

Alla fine, tutto si riduce a una domanda semplice e crudele: basterà quest’aria di rivoluzione per evitare la caduta? Moreno Longo ha il carattere per provare a dare un senso ai pezzi sparsi, ma il tempo è poco e la classifica non aspetta. A Bari, ancora una volta, si respira aria di rivoluzione. Resta da capire se sarà vento buono o solo l’ennesima corrente che passa, lasciando tutto com’era.

Massimo Longo

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