Cinquantatré anni dopo I limiti della crescita, le previsioni formulate nel 1972 non sono state smentite, ma confermate dai fatti. Le numerose conferenze mondiali sul clima, compresa l’ultima in Brasile, si sono rivelate in gran parte inefficaci, frenate da interessi economici e politici che ostacolano un cambiamento reale dei modelli di produzione e consumo.
Questa seconda riflessione muove da un punto chiaro, la tecnologia da sola non basta. Senza mettere in discussione il modello di sviluppo e l’idea di una crescita infinita, ogni soluzione resta parziale. Questa affermazione segna il punto di svolta della riflessione, il problema non è solo tecnico, ma culturale e politico.
53 anni dopo “I limiti della crescita”
Le numerose conferenze mondiali sul clima, tra cui l’ultima recentissima in Brasile, si sono rivelate praticamente inutili a causa dei forti interessi economici e politici che impediscono un reale cambiamento dei modi di produrre e consumare.
Peraltro, gli aggiornamenti al rapporto, che gli autori ed altri esperti hanno riproposto nel corso degli anni, hanno confermato le previsioni già formulate nei Limiti dello sviluppo del 1972, come da ultimo e recentemente ha fatto lo stesso Club di Roma con la pubblicazione di due nuovi rapporti. Il curatore di una delle due pubblicazioni, Ugo Bardi, ha dichiarato: «Se vogliamo evitare o
forse più realisticamente mitigare la doppia crisi del cambiamento climatico e dell’esaurimento delle risorse, allora dobbiamo muoverci con decisione verso nuovi modi di fare le cose e liberarci dalla nostra dipendenza dai combustibili fossili. Oggi abbiamo tecnologie per l’energia rinnovabile che non esistevano quando è stato pubblicato il rapporto The limits to growth. Ma nessuna
tecnologia, da sola, ci aiuterà se continuiamo a credere che la crescita economica sia sempre e per sempre una buona cosa».
La soluzione meramente tecnica del problema, propria d’un ambientalismo superficiale, è in realtà una falsa soluzione. Osserva non a torto l’ecologista inglese Jonathon Porritt: «Attenzione alla nuova illusione tecnologica! È assai probabile che alcune di queste tecnologie creino problemi imprevisti ed effetti collaterali indesiderabili, esattamente come quelle, letali per l’ambiente, che
le hanno precedute. Gli interventi tecnici di qualunque genere, non possono che apportare soluzioni parziali: dimezzare gli inquinamenti degli scarichi è in sé una bellissima cosa, ma non lo è se nello stesso periodo raddoppia il numero delle automobili circolanti! Solo una combinazione di nuove tecnologie e di diversi valori può offrire una seria speranza».
Sandro Marano

L’isola di Gary, con logo e scritta eco cultura.
Il messaggio dei Limiti della crescita resta oggi più attuale che mai, non si tratta di fermare il progresso, ma di ripensarne il senso. Continuare a inseguire la crescita come fine ultimo significa rinviare il problema, non affrontarlo. La vera sfida non è trovare nuove soluzioni da aggiungere a un sistema che non regge più, ma avere il coraggio di cambiarlo. Perché i limiti non sono solo quelli del pianeta, ma anche quelli delle nostre scelte.
Ruoli della rubrica
Rubrica “L’Isola di Gary – EcoCultura” a cura di: Maria Pia Latorre eSandro Marano
Testo:Sandro Marano
Coordinamento editoriale: Marilù Murra
Appuntamento ogni martedì su Il Corriere Nazionale
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Se nel mondo ci fosse più rispetto del pianeta e coerenza con quanto si predica e si razzola male, i vostri i nostri ragazzi avrebbero un futuro migliore, purtroppo si deve convenire che non sarà così
Confermo