Marcello Pera e Cesare Salvi, due giuristi di eccellenza, uno di centrodestra e l’altro di centrosinistra, che come hanno spiegato si erano già occupati in passato di riforma della giustizia, hanno deciso di lanciarsi nella campagna referendaria per il si, organizzando un convegno con ospiti illustirssimi nella splendida sala Zuccari di Palazzo Giustiniani. L’incontro di oggi a Roma ha anche certificato come a sinistra ci siano posizioni di assoluta qualità che escono fuori dalle secche del Partito Democratico.
“Il referendum sulla giustizia è un passaggio decisivo per riportare equilibrio tra i poteri dello Stato e rafforzare le garanzie dei cittadini”. A dirlo è l’ex presidente del Senato Marcello Pera, senatore di Fratelli d’Italia, a margine del convegno per il Sì al referendum sulla Giustizia che si è tenuto oggi a Palazzo Madama. Secondo Pera il quesito referendario è “un’opportunità che va colta senza ambiguità” e non “una battaglia ideologica né contro la magistratura ma – ha aggiunto – una riforma necessaria per rendere il sistema più trasparente, responsabile ed efficiente, nel pieno rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza dei giudici”. L’ex presidente del Senato ritiene che “la giustizia non può essere terreno di scontro permanente” ed è convinto che il sì non sia “una scelta di parte, ma un atto di responsabilità istituzionale” perché “riformare la giustizia significa rafforzare lo Stato di diritto e la fiducia dei cittadini nelle istituzioni”.
Anche il presidente emerito della Corte Costituzionale Antonio Baldassare ha invitato a votare sì “perché è una battaglia per i diritti fondamentali della persona umana che devono essere difesi anche nel processo”. E ha aggiunto: “L’articolo 24 della Costituzione stabilisce che i diritti sono ineludibili nel processo e quindi un giudice terzo, distinto dal PM, dal pubblico ministero, è fondamentale per questo nostro sistema costituzionale”. Il professor Nicolo Zanon, già vicepresidente della Corte Costituzionale e presidente del Comitato nazionale ‘Si Riforma’, nel corso dell’evento, invece, ha attaccato i sostenitori del No e le loro “accuse surreali” come il fatto che la riforma abbia un qualche collegamento con la loggia P2, con la mafia o addirittura la strage di Bologna: “Siamo di fronte a una campagna incarognita. C’e’ un clima spiacevole a cui va contrapposto un atteggiamento positivo, possibilmente pacato e orientato a illustrare i veri contenuti della riforma e i benefici per i cittadini e le imprese”. E infine: “Il fronte del No tradisce la Costituzione, pretende di difendere la Carta ma in realtà difende il potere dell’Anm che ha colonizzato il Csm con le sue correnti. Il nodo politico è il sorteggio, spazza via le correnti e priva l’Anm del suo ruolo all’interno del Csm”.
Molto interessante anche l’intervento di Salvi, gia ministro del lavoro sotto i governi D’Alema e Amato, “E’ una riforma garantista e il garantismo non è né di destra né di sinistra: questa riforma è il seguito dell’introduzione della legge sul giusto processo“. ha detto l’ex parlamentare dei ds alla fine degli 90 e ai primi anni 2000,. “La Costituzione – ha proseguito Salvi – nell’articolo 104 dice con chiarezza che la magistratura, sia Pm che giudici, è indipendente da ogni interferenza del potere politico. È importante ripeterlo: chi dice il contrario o non ha letto il testo o dice cose inesatte. Mi auguro che questo convegno contribuisca a spiegare le ragioni del sì”. “La parola decisiva è ai cittadini, loro decideranno se sia giusto proseguire lungo la strada garantista inaugurata dal grande socialista e partigiano Vassalli quando fu approvato il processo penale”, ha concluso il giurista.
















